Amica mia, ti devo raccontare una cosa che mi ha davvero toccata il cuore
Era gennaio, uno di quei gennaio gelidi, quando ti entra il freddo nelle ossa e ti stringi il cappotto più forte, come se facessi a pugni con il vento di Milano. Una di quelle giornate che sembrano fatte apposta per rimanere a casa con una tisana, ma invece cera una nonnina che aveva una missione importante.
Lei si chiamava Giuliana, quasi settantanni, le guance arrossate dal vento e le mani segnate da una vita di lavoro. Non aveva mai tenuto in mano penne eleganti o gioielli brillanti; le sue mani sapevano maneggiare zappe, secchi, legna e portare il peso delle preoccupazioni.
Giuliana quella mattina era salita su uno di quegli autobus grigi che scricchiolano per le strade della campagna lombarda. Un viaggetto lungo fino a Milano, con una sportina in mano e un pensiero fisso nel cuore: voleva prendere un vestitino nuovo alla sua nipotina, Martina. Non voleva un vestito qualunque. Desiderava trovare quello più bello, quello che avrebbe fatto brillare gli occhi della piccola, perché era il suo compleanno.
Martina era tutto per lei. Era la bambina che aveva cresciuto con tutte le forze che le erano rimaste, come se il cuore le avesse fatto spazio. Quando Giuliana è entrata nel negozio, è stata subito colpita dal calduccio profumato che però le sembrava quasi rubato, come se quel posto fatto di luci, pizzi e tulle non fosse per gente come lei. Per un attimo ha sorriso, pensando che una cosa così la meriterebbe davvero la mia bambina, ma il sorriso le si è spento sulle labbra.
La commessa la guardava, ma non con gentilezza. Aveva quello sguardo che non serve neanche parlare per capire: Cosa ci fa questa qui?. Giuliana, però, si è fatta coraggio e si è avvicinata a un attaccapanni pieno di vestitini rosa. Ce nera uno semplice, con una dolcezza vera che ti prende dentro. Ha allungato la mano, piano piano, lo ha appena sfiorato, come si accarezza la fronte di un bambino.
Evidentemente però la commessa si è sentita chiamata in causa, si è avvicinata con fare innervosito e voce secca, quasi urlando:
Signora, per favore, non tocchi il vestito con le mani sporche!
Giuliana è rimasta di ghiaccio. Le sue mani, sporche? Ma erano pulite. Solo segnate, dure, crepate dalla vita e dalla fatica.
La nonnina, imbarazzata, ha tirato indietro la mano, come se le avessero vietato perfino di sognare, e ha detto piano:
Scusi stavo solo guardando
La commessa lha guardata in cagnesco:
Questi vestiti sono delicati. Se vuole qualcosa, mi dica e lo prendo io.
Ma si sentiva benissimo che non glieli avrebbe fatti vedere volentieri.
Giuliana ha fatto per andarsene, con lo sguardo basso e la sportina che le tremava tra le mani. Poi però, proprio mentre stava uscendo, qualcosa dentro di lei si è ribellato. Non era per sé stessa, ma per Martina, per quella bambina a cui aveva dato linfanzia migliore che potesse.
Si è girata, ha fatto un sospiro profondo. E, questa volta senza abbassare gli occhi, ha detto:
Signorina queste mani non sono sporche. Sono mani che hanno lavorato.
La commessa è rimasta un attimo spiazzata. Giuliana ha continuato, la voce che tremava ma era forte:
Io cresco mia nipote da quando aveva un anno. Sua mamma è dovuta andare via suo papà non cera più. Da allora sono io che faccio da nonna, mamma, papà tutto quello che serve.
Nel negozio era calata una calma strana. Giuliana, con un filo di voce, ha aggiunto:
Non ho mai avuto tanti soldi. Non ho potuto comprarle abiti luccicanti. Ho sempre pensato prima a mettere qualcosa in tavola, a comprare i quaderni per la scuola e la legna per la stufa. Ma oggi è il suo compleanno. E oggi vorrei farle sentire quanto è speciale. Almeno per una volta.
La commessa sembrava unaltra persona. Lo sguardo le era cambiato. Forse un po di vergogna, forse sincero rimorso. Si è avvicinata, ha preso il vestitino con una nuova cura e ha detto a voce bassa:
È davvero molto bello. E secondo me sua nipote merita proprio il meglio.
Poi è andata alla cassa, ha cambiato letichetta del prezzo e ha detto:
Le faccio uno sconto. Non per pietà ma perché spesso ci dimentichiamo che dietro ai vestiti ci sono storie. E la sua mi ha fatto vergognare di me stessa.
Giuliana le lacrime le ha trattenute a fatica, ha stretto quel vestitino come se fosse prezioso come loro e ha detto sottovoce:
Grazie non per lo sconto, ma per avermi ascoltata.
Per la prima volta la commessa le ha sorriso sinceramente:
Tanti auguri a sua nipote e sappia che le sue mani sono le mani più pulite che ci siano in questo negozio.
Giuliana è uscita, fuori, nel freddo di Milano, con la busta stretta al petto come fosse il cuore, perché a volte davvero un vestito bello non è la cosa più importante per un bambino. Quello che conta è lamore di una nonna che si spende fino allultimo respiro per vedere felice il proprio nipote.
Se sei arrivata fin qui, scrivi RISPETTO PER LE NONNE CHE CRESCONO I NIPOTI
E spargi questa storia se anche a te è venuto un nodo alla gola ascoltandolaTornò a casa che il tramonto colorava il cielo di arancio, e per la prima volta, dopo tanto tempo, camminava dritta, sentendo quella giornata dentro di sé come una fiammella di orgoglio. Quando Martina vide il vestitino, saltò tra le braccia della nonna, girando tra le sue mani quelle mani che non sapevano di lusso, ma sapevano di casa, di cura, di amore vero.
Quella sera, nella piccola cucina satura di profumo di minestra, Martina corse a specchiarsi decine di volte, ripetendo Sono bellissima, nonna! e Giuliana, asciugandosi di nascosto una lacrima, le passò una carezza lieve tra i capelli.
Sei bellissima perché sei amata, le sussurrò. E in quel momento, con il cuore leggero e il sorriso che aveva dimenticato di avere, Giuliana capì che il regalo più prezioso non era quel vestitino, ma la certezza di aver dato tutto ciò che poteva, il meglio del suo cuore.
E così, tra una risata piena e una fetta di torta povera ma felice, le mani segnate di Giuliana non le sembrarono più stanche, ma forti e bellissime, come il filo invisibile che cuciva insieme il destino delle persone che si amano davvero.





