«So tutto delle tue scappatelle», disse la moglie. A quelle parole, a Vittorio si gelò il sangue. N…

So tutto delle tue scappatelle, disse la moglie. Marco sentì il sangue ghiacciarsi nelle vene.

Non tremò. Non sbiancò neppure: dentro, però, tutto si era improvvisamente accartocciato, come una lettera gettata nel cestino. Rimase immobile.

Lucia era ai fornelli, girava qualcosa nella pentola. Una scena qualsiasi la schiena verso di lui, il grembiule a quadretti, il profumo di cipolla che si spandeva nellaria. Un quadretto di casa, intimo. Ma la voce, quella voce, pareva quella di una giornalista del TG5.

Marco si chiese se per caso avesse capito male. Magari stava parlando di pomodori che sapeva dove comprarne di buoni o del vicino del terzo piano che vuole vendere la Panda?

No. Aveva capito bene.

Tutte le scappatelle, ripeté Lucia, sempre senza voltarsi verso di lui.

Ed è qui che Marco sentì davvero il gelo salire. Perché nella sua voce non cera isteria, né rabbia. Mancava tutto quello che aveva sempre temuto: lacrime, rimproveri, piatti infranti. Cera solo il dato di fatto. Come se avesse annunciato che il pane era finito.

Cinquantadue anni aveva Marco. Ventotto passati a fianco di questa donna. La conosceva come il palmo della sua mano: la voglia sulla spalla sinistra, il modo in cui aggrottava il naso quando assaggiava la zuppa, i sospiri del mattino. Ma quel timbro, da lei, non laveva mai sentito.

Lu, iniziò, e gli si spezzò la voce.

Tossì. Provò di nuovo.

Lucia, cosa vuoi dire?

Lei si voltò. Lo guardò a lungo, in silenzio, come se lo vedesse per la prima volta. O forse come si fissa una vecchia foto ormai sbiadita.

Di Martina, per esempio, disse. Quella della contabilità. Era il 2018, se non sbaglio.

Marco si sentì sprofondare. Non era un modo di dire sentì davvero la terra mancargli sotto i piedi, restando sospeso.

Dio… Martina?

Il suo volto nemmeno lo ricordava bene. Una storiella, forse? Un after party aziendale? Fugace. Senza importanza. Si era promesso: mai più.

E di Silvia, continuò Lucia, pacata. Quella che hai incontrato in palestra due anni fa.

Lui rimase senza parole. La bocca aperta, poi chiusa.

Ma Silvia? Come aveva fatto a scoprirlo?

Lucia spense il fornello. Si tolse lentamente il grembiule, lo piegò con cura. Andò a sedersi al tavolo.

Vuoi sapere come lho scoperto? domandò. O ti interessa di più sapere perché ho fatto finta di niente?

Marco taceva. Non che non volesse parlare non riusciva.

La prima volta, iniziò Lucia, me ne accorsi dieci anni fa. Iniziasti a rientrare tardi dal lavoro, specialmente il venerdì. Arrivavi allegro, con gli occhi lucidi. Addosso, un profumo che non era il tuo.

Sorrise amaro, senza allegria.

Mi dissi: forse immagino. Magari in ufficio qualcuna si è comprata un profumo nuovo? Mi sono convinta per un mese intero. Poi ho trovato uno scontrino nella tasca della tua giacca. Cena per due. Vino. Dolce. Mai stata lì con te.

Marco avrebbe voluto dire qualcosa giustificarsi, mentire come al solito. Ma le parole gli si bloccavano in gola.

Sai cosa ho fatto? Lucia lo guardava dritta negli occhi. Ho pianto in bagno. Poi mi sono sciacquata il viso. Ho preparato la cena. Ti ho accolto sorridendo. Non ho detto niente a nostra figlia, aveva quindici anni. Gli esami, il primo amore. Che bisogno cera che sapesse che suo padre…

Si fermò. Passò la mano sul tavolo, come a scacciare una sottile polvere invisibile.

Ho pensato: passerà. Gli uomini fanno così, crisi di mezza età, sciocchezze. Limportante è la famiglia.

Lucia… sussurrò Marco.

Lasciami finire, lo zittì lei.

Si fece silenzio.

Poi cè stata la seconda. La terza. La quarta. Ho perso il conto. Il tuo cellulare era sempre senza codice: pensavi che non lo guardassi? Ho letto i messaggi. Quegli sms ridicoli Mi manchi, coniglietta, Sei il migliore. Ho visto anche le foto abbracciato a loro, i sorrisi. Per un attimo la voce le si incrinò, ma subito si riprese, facendo un lungo respiro.

E ogni volta mi sono chiesta: perché continuare così? Ha ancora senso vivere con chi non mi ama più?

Io ti amo! esplose Marco. Lucia, io…

No, rispose decisa. Non mi ami. Ti piace la comodità. La casa in ordine. La cena pronta. Le camicie stirate. Una donna che non fa domande.

Si alzò. Andò alla finestra. Rimase lì, a fissare il buio.

Sai quando ho deciso? domandò, dando le spalle. Un mese fa. Nostra figlia è venuta a trovarmi nel weekend. Eravamo in cucina, bevevamo tè. Mamma, sei cambiata. mi ha detto. Sei diventata silenziosa, come se non fossi più tu. E lì ho capito: aveva ragione. Non ero più io. Da dieci anni vivo per tutti tranne che per me stessa.

Marco fissava la sua schiena tesa, dritta, e solo allora si rese conto: la stava perdendo. Non potrei perderla la stava perdendo. Adesso.

Non voglio il divorzio, sussurrò. Lucia, ti prego.

Io sì, rispose lei semplicemente. Ho già fatto tutto. Udienza tra un mese.

Ma perché ora?! urlò Marco.

Lucia si voltò. Lo fissò a lungo, con quellespressione triste sulle labbra.

Perché ho capito: tu non mi hai mai tradito, Marco. Per tradire qualcuno, devi tenerci. Io per te sono sempre stata lì. Come laria.

Era la verità.

Marco restava seduto sul divano, curva la schiena, invecchiato di dieci anni in un attimo. Lucia era sulla soglia dellingresso. Tra loro: ventotto anni di matrimonio, una figlia, una casa dove ogni oggetto parlava di entrambi. E in mezzo, un abisso.

Tu capisci, sussurrò lui, che senza di te vado allo sfascio.

Non ci andrai, vivrai, ribatté lei. In qualche modo.

No! Balzò in piedi, le andò vicino. Lucia, cambierò! Te lo giuro! Mai più…

Marco, lei alzò la mano a fermarlo. Non è per loro. Non centrano.

E allora cosè?

Tacque. Cercava le parole quelle che da anni voleva dire, ma non aveva avuto né il coraggio né la forza.

Sai come mi sono sentita? Ogni volta che tornavi dopo essere stato con Martina, o Silvia… Io ero lì, nel letto accanto, e mi sentivo invisibile. Nemmeno ti preoccupavi di nasconderti! Il telefono sempre aperto, le camicie da lavare con tracce di rossetto. Pensavi che fossi stupida. Cieca.

Marco si piegò, come se avesse preso un pugno.

Non volevo…

Non volevi? Gli fu vicino, il viso pallido ma acceso da una luce di rabbia. Una rabbia antica, che adesso esplodeva. Non ti sei mai posto il problema di me. Che pensavi, mentre baciavi unaltra? Tanto mia moglie non scoprirà mai? O Che importa?

Non rispondeva. Perché la verità era ben più terribile.

Non aveva mai pensato a Lucia. Lei era una costante. Presente e basta. Non sarebbe mai andata via.

Tornavi a casa dopo quelle notti e andava tutto bene per te. Niente cambiava. Io lì. La famiglia intatta. Tutto a posto.

Lei si voltò di nuovo.

Io, invece, nella tua vita, non cero mai. Mai.

Marco fece un passo avanti. Cercò di toccarla, abbracciarla, trattenerla.

Lucia si scostò.

Basta, sussurrò stanca. Ormai è tardi.

Provò ad afferrarle le mani.

Lucia, ti prego! Dammi una possibilità! Cambierò! Sono un altro!

Lei guardò le loro dita intrecciate. Quel volto ormai stravolto dalla paura. E in quel momento capì: lui non aveva paura di perderla.

Temeva solo di restare solo.

Sai, disse dolcemente, liberandosi, anche io ho avuto paura. Paura di restare sola. Senza di te. Senza famiglia. Ma sai cosa ho capito?

Prese la borsa dal tavolo. Le chiavi.

Sono sola da anni ormai. Anche stando con te. Sola comunque.

E andò alla porta.

Passarono tre settimane.

Marco era rimasto solo in quellappartamento, Lucia se nera andata subito da nostra figlia, e passava le giornate a sfogliare il telefono. Martina della contabilità. Silvia della palestra. Altri nomi: donne che un tempo avevano contato qualcosa.

Provò a chiamare Silvia.

Rifiutò la chiamata.

Scrisse a Martina visualizzato, nessuna risposta.

Le altre, nemmeno il messaggio letto.

Che strano: quando era un uomo con famiglia, tutte pronte a vederlo. Ora che è libero…

Non importa più a nessuno.

Sul divano, in quella casa che ora sembrava un palazzo vuoto e ostile, per la prima volta in cinquantadue anni si sentiva davvero solo.

Riprese il cellulare. Cercò Lucia. Rimase a fissare lo schermo, le dita tremanti.

Compose un messaggio. Cancellò. Ne scrisse un altro. Cancellò di nuovo.

Poi mandò solo: Posso vederti?

La risposta arrivò dopo unora: Perché?

Marco rimase lì a pensare. Cosa dire? Scusa? Ormai è tardi. Torna a casa? Ridicolo. Sono cambiato? Una menzogna.

Scrisse solo la verità:

Vorrei riprovare tutto da capo. Possiamo provarci?

I tre puntini lampeggiarono. Poi sparirono. Poi riapparvero.

E infine arrivò la risposta:

Vieni sabato, da nostra figlia. Alle due. Parliamo.

Marco tirò un lungo respiro.

Non sapeva cosa sarebbe successo. Se lavrebbe perdonato. Se sarebbe tornata. Se avesse davvero diritto a una seconda possibilità.

Guardò la fede nuziale che portava al dito.

E per la prima volta, dopo tanti anni, si sentì pronto ad affrontare tutto da principio.

Se solo lei glielo avesse concesso.

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