Ma dai, Sofia, davvero pensi di passare il sabato a rovistare nel garage tra vecchi scatoloni? Tutto il sabato? Giulia infilzò una forchettata di tiramisù, guardando scettica il ragazzo alto con i capelli ramati di fronte a lei.
Matteo si appoggiò allo schienale della sedia, riscaldandosi le mani sulla tazza ormai tiepida di cappuccino.
Giulia non chiamarlo ciarpame, sono i tesori della mia infanzia! Da qualche parte ho ancora la collezione di figurine del Calciatori Panini. Ti rendi conto del valore?
Oddio! Tieni ancora le figurine? Da quanti anni?
Giulia scoppiò a ridere, le spalle che tremavano appena per trattenere il divertimento. Quel bar, con i suoi divanetti vissuti color melanzana troppo matura e le vetrate sempre appannate, da anni era il loro rifugio. La cameriera, Caterina, non chiedeva più neanche lordinazione lasciava direttamente il cappuccino per lui, il latte macchiato per lei e un dolce da condividere. Dopo quindici anni fianco a fianco avevano reso questo rituale una cosa naturale come respirare.
Va bene, confesso, Matteo le fece un saluto con la tazza il garage può anche aspettare. E i miei tesori pure. Filippo mi ha invitato a una grigliata domenica, tra laltro.
Lo so! Ieri ha passato tre ore su Amazon per scegliere la griglia nuova. Tre ore, giuro. Pensavo mi si fondessero gli occhi per la noia.
Le loro risate si persero tra il sibilo della macchina del caffè e i bisbigli degli altri tavoli
Tra loro non cerano silenzi imbarazzanti o mezze parole; si conoscevano come le proprie tasche. Giulia ricordava Matteo, spilungone e magro, con le scarpe sempre slacciate, che era stato il primo ad avvicinarsi a lei in classe. Matteo ricordava come lei, unica fra tutti, non aveva mai deriso i suoi occhiali dalla montatura vistosa.
Filippo accettò questa amicizia senza mai fare una piega, fin dal primo giorno. Guardava la moglie e il suo amico dinfanzia col sorriso sereno di chi si fida sia di sé che delle persone che ha accanto. Durante le loro serate del venerdì con Monopoly e Risiko, era Filippo a ridere più forte di tutti quando Matteo per lennesima volta perdeva a Scarabeo contro Giulia, e a riempire le tazze di tè mentre loro due discutevano sulle regole di Taboo.
Bara, per questo vince sempre, sentenziò una volta Giulia, lanciando un mazzo di carte contro Filippo.
Si chiama strategia, cara moglie, rispose lui calmo, raccogliendo le carte sparse.
Matteo li guardava con una specie di dolcezza affettuosa. Gli piaceva quel tipo lì: solido, affidabile, con unironia così asciutta che a volte nemmeno si capiva che stesse scherzando. Accanto a Filippo, Giulia sembrava rifiorire, diventava più leggera, più felice, e Matteo ne era sinceramente contento, come solo un vero amico può esserlo.
Ma lequilibrio si è spezzato quando, come un fulmine a ciel sereno, nella loro routine è arrivata Chiara
…La sorella di Filippo si era presentata un mese prima alla loro porta, occhi lucidi, decisa a ricominciare da zero. Il divorzio laveva svuotata, lasciando dietro di sé solo amarezza e un vuoto gelido laddove cera almeno una briciola di serenità.
La prima sera che Matteo entrò in casa per la solita partita, Chiara staccò lo sguardo dal telefono e lo scrutò con attenzione. Scattò dentro di lei qualcosa di vecchio, come se si fosse riavviato un ingranaggio dimenticato: davanti aveva un uomo calmo, occhi gentili, un sorriso da far venire voglia di ricambiare.
È Matteo, il mio amico dai tempi della scuola, presentò Giulia. Chiara, la sorella di Filippo.
Piacere, stese la mano Matteo.
Chiara strinse la mano appena più a lungo del dovuto.
Il piacere è mio.
Da quel momento casualmente, Chiara iniziò a frequentare più spesso il loro bar. Appariva esattamente negli stessi orari di Giulia e Matteo, sbucava con un piattino di biscotti giusto mentre Matteo passava a salutarli, si sedeva accanto a lui ai giochi da tavolo sfiorandolo di proposito.
Mi passi quella carta laggiù? piegandosi verso di lui, i capelli di Chiara graffiavano appena il collo di Matteo. Scusa
Matteo si scansava educatamente bofonchiando qualche scusa. Gli sguardi tra Giulia e Filippo si moltiplicavano, ma lui si limitava a scrollare le spalle: Chiara era sempre stata esagerata.
Col flert sempre più palese, Chiara faceva apprezzamenti, trovava ogni occasione per toccarlo, ridendo alle sue battute con una voce squillante da farti venire le vertigini.
Che mani eleganti che hai, Matteo, dita affusolate sembri proprio un pianista, gli disse una sera prendendogli la mano mentre sistemavano le pedine del gioco.
Eh sono informatico.
Ma restano belle lo stesso.
Matteo liberò la mano con delicatezza e fissò le sue carte, un po impacciato, le orecchie rosse come il vino.
Al terzo invito per un caffè tra amici, Matteo si lasciò convincere. Gli piaceva, Chiara: era brillante, impulsiva, una vera presenza. E poi pensava: magari, se ci proviamo, smetterà di guardarmi da affamata a ogni incontro, e tutto tornerà tranquillo.
Le prime settimane furono una passeggiata: Chiara era al settimo cielo, Matteo rilassato, le serate di gruppo sembravano di nuovo quelle di sempre. Ma poi Chiara iniziò a notare quello che avrebbe preferito ignorare.
Vedeva come Matteo si illuminava quando arrivava Giulia. Come diventava spontaneo, come rideva e scherzava senza sforzi, come finivano le frasi uno dellaltra, come tra loro ci fosse una sintonia impossibile da forzare.
La gelosia iniziò a crescere dentro Chiara, velenosa come ledera.
Perché vi vedete così spesso? sbarrando le braccia davanti alla porta.
È la mia migliore amica, Chiara. Da quindici anni. Non puoi chiederlo
Ma io sono la tua ragazza! IO, non lei!
I litigi si susseguivano come onde. Chiara piangeva, laccusava, reclamava. Matteo spiegava, cercava di rassicurarla, ma senza successo.
Pensi a lei più che a me!
Ma che dici? Siamo solo amici!
Amici così però non si guardano in quel modo!
Il telefono di Matteo suonava in continuazione ogni volta che vedeva Giulia.
Dove sei? Quando torni? Perché non rispondi? Sei ancora con lei?
Aveva imparato a tenere il cellulare in silenzioso, ma Chiara aveva iniziato a seguirlo. Spuntava al bar, al parco, pure davanti a casa di Giulia ansimante, con le lacrime nervose agli occhi.
Chiara, ti scongiuro, basta. Così non si può andare avanti!
Quello che non è normale è che passi più tempo con la moglie di qualcun altro che con me!
Anche Giulia si era stancata. Ogni incontro con lamico dinfanzia era ormai una maratona ad ostacoli: dove e quando sarebbe spuntata Chiara, con quali accuse, con quale nuova sceneggiata.
Forse dovrei vederti di meno aveva proposto Giulia una volta, ma Matteo era stato categorico:
No. Mai e poi mai. Non sarai tu a cambiare per le sue crisi. Nessuno la asseconda.
Ma Chiara aveva già deciso: se non funziona con le buone, allora ci provava con le cattive.
Filippo era seduto in cucina quando Chiara, avvolta da unaria tragica, entrò e si appoggiò allo stipite.
Fratellone cè una cosa che devo dirti. Non volevo, ma devi conoscere la verità
Iniziò a raccontargli balle a pezzetti, con sospiri strappalacrime. Incontri in segreto. Sguardi troppo lunghi. Come Matteo teneva la mano di Giulia quando era convinto di non essere visto.
Filippo ascoltava senza battere ciglio, non chiedendo nulla, il volto serio e chiuso.
Quando Giulia e Matteo arrivarono mezzora dopo, laria in salotto era densa come semolino. Filippo era sprofondato in poltrona con laria di chi attende uno spettacolo curioso.
Sedetevi, indicò il divano, mia sorella mi ha appena raccontato una storia molto interessante su una vostra relazione segreta.
Giulia rimase a metà strada. Matteo serrò i denti.
Ma dai
Sostiene di aver visto delle cose molto compromettenti.
Chiara abbassò lo sguardo, senza il coraggio di affrontare nessuno.
Matteo si voltò verso di lei di scatto, tanto che lei indietreggiò di riflesso.
Basta, Chiara. Ne ho abbastanza delle tue paranoie!
Aveva il viso teso, tirato dalla rabbia. Il solito Matteo, quello equilibrato e paziente, era sparito: ora era solo un uomo arrivato al limite.
Ci lasciamo, Chiara. Ora.
Non puoi
E stavolta le lacrime erano vere.
È sempre colpa sua! urlò indicando Giulia. Scegli sempre LEI, sempre LEI!
Giulia, dopo qualche istante lasciò che tutta la rabbia dellaltra venisse fuori.
Sai, Chiara disse calma se solo avessi provato a fidarti un po di più, a non voler controllare ogni suo respiro, adesso avresti ancora qualcuno accanto. Ma sei stata tu a rovinare tutto quello che potevi avere.
Chiara afferrò la borsa e uscì sbattendo la porta con un colpo secco.
Filippo allora scoppia a ridere, di gusto: la testa allindietro, le spalle che tremano.
Mamma mia, era ora!
Si alzò e abbracciò Giulia stretto.
Non le hai creduto, vero? sussurrò Giulia nella sua spalla.
Neanche per un attimo. Vi conosco troppo bene: sembrate fratello e sorella quando litigate per lultimo pezzo di cioccolato.
Matteo tirò un lungo sospiro, finalmente sollevato.
Scusami se ti ho tirato in mezzo a questo casino.
Ma figurati. Chiara è adulta, viva la sua vita. Ora a tavola, va. La lasagna si sta raffreddando e non la riscaldo per colpa dei drammi altrui!
Giulia rise, bassa e piena di sollievo. La sua famiglia era ancora lì, solida. Lamicizia con Matteo aveva retto a tutto. E il marito, ancora una volta, aveva dimostrato che la sua fiducia era più forte di ogni pettegolezzo.
Si sedettero in cucina, la crosta dorata della lasagna che brillava sotto la luce calda, e il mondo fuori parve tornare, finalmente, al suo posto.






