Davvero pensi di passare tutto il sabato a rovistare tra le vecchie cose in garage? Tutto il sabato? domandò Lucia, sollevando con la forchetta un pezzo di torta della nonna. Gli occhi scuri lanciavano una frecciata scettica verso il ragazzo alto, dai capelli ramati.
Andrea si appoggiò allo schienale della seggiola, stringendo tra le mani la tazza tiepida di cappuccino.
Lucia… Non sono cianfrusaglie, sono i tesori della mia infanzia. Da qualche parte cè ancora la mia collezione di figurine delle Big Babol, sai? Un vero patrimonio.
Oddio. Conservi le cartine. Ma dal che anno?
Lucia scoppiò a ridere, le spalle scosse da una gioia trattenuta a fatica. Quel bar, con i divani color prugna e i vetri sempre appannati, era ormai il loro rifugio segreto. Marina, la cameriera, non chiedeva più: posava solo cappuccino per lui, latte macchiato per lei e il dolce del giorno tra loro. Dopo quindici anni damicizia, quel rito era diventato naturale come respirare.
Ok, lo ammetto, Andrea alzò la tazza in segno di resa, il garage può aspettare. Anche i miei tesori. Giuseppe ci ha invitati alla grigliata domenica, se interessa.
Lo so. Ieri ha passato tre ore su internet a scegliere un nuovo barbecue. Tre ore, Andrea. Stavo impazzendo.
Le loro risate colavano tra il fischio della macchina del caffè e le chiacchiere basse degli altri tavoli…
…Tra loro non esistevano silenzi scomodi né parole non dette: si conoscevano come le proprie mani. Lucia ricordava Andrea ragazzino, magrissimo, con le scarpe sempre slacciate, il primo a rivolgerle la parola nel nuovo liceo. Andrea non aveva dimenticato quando lei, lunica di tutti, non lo aveva preso in giro per gli occhiali enormi.
Giuseppe aveva accolto dalla prima stretta di mano quellamicizia senza ombra di dubbio, con la sicurezza di chi conosce bene le persone e sé stesso. Il venerdì sera, tra una partita a Monopoli e una a Carte Napoletane, la sua risata riempiva la casa quando Andrea perdeva, per la centesima volta, contro Lucia allo Scarabeo, mescendo tè a tutti mentre i due discutevano animatamente le regole di Nomi, Cose e Città.
Vince solo perché bara, aveva detto una volta Lucia, lanciando le carte contro il marito.
Si chiama strategia, mia dolce mogliettina, aveva risposto Giuseppe con calma, raccogliendo le carte dal pavimento.
Andrea osservava la scena con un sorriso caldo. Gli piaceva Giuseppe: affidabile, essenziale, sottile come il suo sarcasmo. Accanto a lui Lucia sbocciava, si ammorbidiva e rideva. Andrea era felice, come solo un amico vero sa essere.
Lequilibrio si frantumò quando nella loro piccola oasi piombò Veronica…
…La sorella di Giuseppe era comparsa un mese prima sulla porta di casa, occhi rossi e tenacia da ricominciare tutto daccapo. Il divorzio laveva spolpata, lasciando solo amarezza e un vuoto metallico dove cera stata, un tempo, la normalità.
La prima sera in cui Andrea bussò, come sempre, per una partita tra amici, Veronica alzò gli occhi dal telefono e lo scrutò con una curiosa intensità. Una serratura nel suo sguardo scattò, come un meccanismo arrugginito: davanti a lei cera un uomo calmo, gentile, con un sorriso a cui era difficile resistere.
Questo è Andrea, il mio amico dai tempi del liceo, lo presentò Lucia. Lei è Veronica, la sorella di Giuseppe.
Piacere di conoscerti, Andrea tese la mano.
La mano di Veronica rimase nella sua giusto quel secondo in più del necessario.
Il piacere è mio, sussurrò lei.
Da quel momento le casuali apparizioni di Veronica divennero regola. Era sempre in quel bar esattamente quando cerano Lucia e Andrea. Irruppe in soggiorno con una teglia di biscotti quando sapeva che Andrea sarebbe passato. Si sedeva al tavolo in modo che le loro spalle si sfiorassero.
Mi passi quella carta laggiù? Veronica si sporgeva su di lui, la chioma nera che sembrava solleticasse il collo di Andrea per fatalità. Ops, scusa.
Andrea si scostava, abbozzando una frase educata. Lucia incrociava lo sguardo del marito, ma Giuseppe si limitava a battere le spalle sua sorella era sempre stata un po troppo.
Il corteggiamento diventava più chiaro a ogni incontro. Veronica non perdeva occasione per lanciargli complimenti, inventare scuse per toccarlo. Rideva alle sue battute con una risata cristallina che faceva rimbombare la stanza.
Hai delle mani bellissime, dita lunghe, da pianista… disse una sera Veronica, trattenendogli la mano sopra la scatola delle pedine. Suoni?
Eh… programmatore.
Ma sempre bellissime.
Andrea ritirò la mano con cautela, fissando le carte con eccessivo interesse. Aveva le orecchie tutte rosse.
Dopo il terzo invito per un caffè tanto per chiacchierare, Andrea cedette. Veronica gli piaceva: era luminosa, emotiva, viva. Forse, pensava lui, se tra loro funzionasse, avrebbe finalmente smesso di guardarlo come un naufrago affamato e tutto sarebbe tornato tranquillo.
Le prime settimane filarono lisce. Veronica brillava dalla felicità, Andrea si fece sereno. Le serate in famiglia tornarono normali.
Poi però, Veronica vide quello che avrebbe preferito ignorare.
Si accorse che Andrea rideva di più se cera Lucia. Il modo in cui il suo viso si accendeva di allegria, come tra loro scattava una corrente che nessuno poteva varcare. Come bastava uno sguardo, una battuta condivisa. Tra quei due cera qualcosa che per lei sarebbe rimasto chiuso.
La gelosia di Veronica sbocciò come un fiore velenoso nel petto.
Perché la vedi così spesso? domandò secca, sbarrandogli il passo.
Lucia è la mia amica, lo siamo da quindici anni…
E io sono la tua ragazza! Io! Non lei!
Le liti diventarono onde, una dopo laltra. Veronica piangeva, accusa, pretendeva. Andrea spiegava, tentava di rassicurarla.
Tu pensi a lei più che a me!
Veronica, è assurdo. Siamo solo amici.
Gli amici non si guardano così!
Ogni volta che Andrea usciva con Lucia, il suo telefono vibrava.
Dove sei? Quando torni? Perché non rispondi? Sei ancora con lei?
Aveva imparato a togliere laudio, ma Veronica iniziò a seguirlo. Si presentava al bar, al parco, sotto casa di Lucia sconvolta, furiosa.
Ti prego, Veronica, Andrea massaggiava le tempie, così non va.
Non va che passi più tempo con la moglie di un altro che con me!
Anche Lucia era stanca. Ogni incontro era ormai una prova. Aspettavano solo quando Veronica avrebbe fatto irruzione, con quali accuse, con quali scenate.
Forse dovrei vederti meno… iniziò una volta Lucia, ma Andrea la interruppe subito:
Assolutamente no. Non devi cambiare la tua vita per le sue crisi. Nessuno di noi lo farà.
Ma Veronica aveva già deciso. Se non si può vincere pulito, allora meglio sporcarsi.
Giuseppe era seduto in cucina quando Veronica entrò, fluttuando come una nuvola nera.
Fratello… Devo dirti una cosa. Non volevo, ma… devi sapere la verità…
…Ingannava con astuzia, piangeva nei punti giusti. Incontri segreti. Sguardi troppo lunghi. Persino la mano di Andrea intrecciata a quella di Lucia.
Giuseppe ascoltò in silenzio, senza interrompere né domandare nulla. Il suo volto, imperturbabile, non tradiva nulla.
Quando Lucia e Andrea varcarono la soglia dopo unora, il salotto era denso come crema pasticcera. Giuseppe era stravaccato sulla poltrona con laria di chi aspetta il prossimo atto di uno spettacolo.
Sedetevi, indicò il divano. Mia sorella mi ha raccontato una storia interessante sul vostro amore segreto.
Lucia rimase a mezzaria. Andrea strinse i denti.
Ma che…
Sostiene di aver visto cose compromettenti.
Veronica si rattrappì, incapace di incrociare lo sguardo di qualcuno.
Andrea si voltò verso di lei di scatto, e Veronica indietreggiò.
Basta, Veronica. Ho sopportato anche troppo le tue follie!
Il suo volto era bianco come farina. Il solito Andrea, calmo e paziente, era sparito; rimaneva solo un uomo esasperato.
Ci lasciamo. Ora.
Non puoi…
Gli occhi di Veronica si riempirono di lacrime, stavolta vere.
È tutto per colpa sua! urlò puntando il dito contro Lucia. Scegli sempre lei, sempre lei!
Lucia rimase in silenzio, lasciando che la bile di Veronica si riversasse.
Sai cosa, Veronica, disse infine, calma. Se non avessi cercato di controllare ogni dettaglio della sua vita, se non avessi fatto storie dal nulla, niente sarebbe successo. Hai distrutto tu quello che provavi a salvare.
Veronica afferrò la borsa e fuggì, sbattendo la porta con forza.
E allora Giuseppe scopiò a ridere di cuore, buttando la testa allindietro.
Finalmente, Madonna!
Si avvicinò e strinse la moglie a sé.
Non le hai creduto, vero? sussurrò Lucia, naso affondato nel suo collo.
Neanche per un secondo. Da anni vi guardo; sembrate due fratelli che litigano sullultimo bacio perugina rimasto.
Andrea sospirò, e sentì la tensione sciogliersi.
Scusa se ti ho coinvolto in questassurdità.
Figurati. Veronica è adulta, le sue scelte sono affar suo. Ora però mangiamo: la lasagna si fredda, e io non la riscaldo per nessuno, men che meno per un dramma.
Lucia sorrise, rideva sottovoce ma col cuore più leggero. La sua famiglia era rimasta intatta. Lamicizia con Andrea era sopravvissuta. E Giuseppe aveva dimostrato ancora che la sua fiducia era più forte di qualsiasi pettegolezzo.
Attraversarono la cucina. Sotto la luce dorata la crosta della lasagna brillava, e il mondo, come spesso accade nei sogni, tornò al suo strano e rassicurante equilibrio.






