Sono cresciuta cercando di non deludere mai mia madre e così, quasi senza accorgermene, ho iniziato a perdere il mio matrimonio.
Mia madre sapeva sempre qual era la cosa giusta da fare. O almeno così sembrava. Da bambina avevo imparato a leggere i suoi stati danimo dal tono della sua voce, dal modo in cui chiudeva la porta, dal suo silenzio pesante. Se era soddisfatta, tutto filava liscio. Se non lo era voleva dire che avevo sbagliato qualcosa.
Non chiedo molto mi diceva solo di non essere delusa da te.
Quellsolo pesava più di qualsiasi divieto.
Quando sono diventata adulta e mi sono sposata, pensavo finalmente di poter vivere la mia vita. Mio marito era un uomo calmo, paziente, odiava i litigi. Allinizio anche mia madre sembrava apprezzarlo. Poi ha iniziato ad avere unopinione su tutto.
Perché rientri sempre così tardi?
Non pensi di esagerare con il lavoro?
Lui non ti aiuta abbastanza.
Allinizio sorridevo alle sue battute. Raccontavo a mio marito che mia madre era solo apprensiva. Poi ho cominciato a spiegarle ogni cosa. Poi ho iniziato a darle retta.
E, senza accorgermene, ho cominciato a vivere in due mondi. Da una parte la voce di mio marito: calma, ragionevole, desiderosa di vicinanza. Dallaltra, quella di mia madre: sempre sicura, sempre esigente.
Quando lui proponeva un weekend solo per noi, lei si ammalava allimprovviso.
Quando facevamo progetti, lei sembrava sempre aver bisogno di me.
Quando lui mi confessava che gli mancavo, io rispondevo:
Devi capire, non posso lasciarla sola.
E lui capiva. Per molto tempo.
Finché una sera non disse qualcosa che mi scosse peggio di una lite:
Mi sembra di essere il terzo in questo matrimonio.
Risposi di scatto. Presi le difese di mia madre. Presi le mie. Dissi che esagerava, che non era giusto mettermi nella posizione di scegliere.
Ma la verità è che avevo già scelto. Solo che non volevo ammetterlo.
Abbiamo iniziato a vivere in silenzio. A dormire voltati di schiena, luno distante dallaltra. Parlare di faccende, ma mai di noi. E quando litigavamo, mia madre lo percepiva subito.
Te lavevo detto ripeteva Gli uomini sono tutti uguali.
E io, distinto, le credevo.
Finché un giorno tornai a casa e lui non cera più.
Non se nera andato con rabbia. Aveva lasciato le chiavi e un biglietto:
Ti amo, ma non so più come vivere con tua madre tra noi.
Mi sono seduta sul letto e per la prima volta non sapevo chi chiamare: mia madre o lui.
Chiamai mia madre.
Beh, cosa ti aspettavi? disse, Te lho sempre detto
In quellistante qualcosa dentro di me si spezzò.
Compresi che per tutta la vita avevo avuto paura di deludere una sola persona
e intanto avevo perso laltra, quella che voleva solo avermi accanto.
Non incolpo del tutto mia madre. Mi ha voluto bene a modo suo.
Ma sono io che non ho saputo porre un limite.
Sono io che ho confuso il dovere con lamore.
Ora sto imparando qualcosa che avrei dovuto capire molto prima:
che essere figlia non significa restare piccola per sempre.
E che il matrimonio non sopravvive quando qualcuno, dallesterno, parla più forte di noi due.
E tu, ti è mai successo di dover scegliere tra non deludere un genitore e salvare la tua famiglia?






