A crescermi fu mia nonna. Le sono ovviamente grato, ma il suo affetto non era del tutto disinteressato.
Avevo appena cinque anni quando il mio caro papà decise che non voleva più una famiglia. Se ne andò con una donna più giovane di mia madre, lasciandoci da un giorno allaltro. Poiché abitavamo ancora nel suo appartamento a Firenze, dopo il divorzio ci ordinò subito di andarcene.
Così finii a vivere con la mamma di mia madre, nonna Teresa. Mio padre, con grande coraggio, trovò mille modi per evitare di pagare il mantenimento. Io e mia madre restammo completamente senza soldi e ci sistemammo nella casetta di nonna, nella periferia di Siena. Quelli furono tempi veramente difficili: la pensione di nonna Teresa era bassissima, mamma faceva lavori occasionali dovunque trovava, e io, tornando da scuola, cercavo di aiutarle come potevo in casa.
Crescendo, spesso saltavo le lezioni per andare a lavorare nei cantieri o dove capitava; di studiare, semplicemente non se ne parlava. Vedevo quanto mia madre e nonna stentassero ad arrivare a fine mese, e decisi che dopo la terza media avrei lasciato la scuola per trovare un lavoro stabile. Ma poi successe qualcosa dinaspettato.
Arrivò la sorella di nonna Teresa, zia Vittoria. Non aveva mai avuto figli e mi propose di andare a vivere da lei a Bologna, promettendomi che mi avrebbe sostenuto negli studi e che per lei sarei stata come una nipote. Mamma e nonna accettarono.
E così, da adolescente, iniziai una nuova vita con zia Vittoria. Ogni tanto mamma e nonna venivano a trovarci, e davvero stavo molto meglio. La pensione di zia era dignitosa, lei mi insegnò a cucinare, a tenere la casa, perfino a rammendare. Finalmente potevo studiare con serenità: mi diplomai con il massimo dei voti e vinsi il concorso per entrare allUniversità di Padova, Facoltà di Giurisprudenza.
Zia Vittoria, continuamente, mi ripeteva che appena mi fossi laureata, mi avrebbe lasciato il suo appartamento in eredità. Diceva che ero diventata la sua famiglia, che mi voleva bene davvero e desiderava aiutarmi.
Ma il destino aveva in serbo altro. Al terzo anno duniversità incontrai Bianca, una ragazza dalla bellezza e dallintelligenza fuori dal comune. Tra di noi sbocciò una grande storia damore, tanto che le chiesi subito di sposarmi. Quando zia Vittoria venne a saperlo, disse che Bianca era interessata solo al mio futuro appartamento e non a me.
Disse chiaramente che se non avessi lasciato Bianca, avrebbe cambiato testamento e che per me la porta sarebbe rimasta chiusa. Raccontai tutto a Bianca: lei subito mi disse che, se quelleredità era così importante, avremmo potuto lasciarci; ma aggiunse anche che mi avrebbe seguito ovunque, anche in un monolocale fuori città, pur di essere insieme.
Scelsi lamore e accettai la sfida. Zia Vittoria interruppe ogni relazione con me. Rimasi senza casa, ma avevo accanto Bianca.
Ora rifletto su tutto questo; sono già passati dieci anni dal nostro matrimonio. Abbiamo due figli e ci amiamo ogni giorno di più. Col tempo mi sono convinto sempre di più che ho fatto la scelta giusta.



