Sono partito per Milano con una valigia troppo piccola e il cuore più mare decât bagajul de mână.
Non che mi facesse impazzire lidea di lasciare la mia casa, il mio paesino vicino Bologna, la mia gente… Ma a volte la vita arriva senza suonare alla porta, ti spinge e poi si scusa dopo.
E mica ti chiede Sei pronto? ti fa solo scegliere fra voglio e devo.
Mia madre era rimasta a casa.
Non era più una ragazzina, e la salute la lasciava sempre più spesso seduta sulla poltrona, ogni giorno un po più stanca.
Lo sentivo anche al telefono, nella voce che tentava di sembrare forte.
Stai tranquilla, cara, io sto bene pensa a te e basta.
Lo ripeteva come un mantra.
E io, come uno scemo, ci credevo. Avevo bisogno di crederle.
Con mia sorella, Lucia, ci facciamo il patto:
io lavoro, io mando i soldi lei si occupa della mamma.
Le fa visita, la aiuta con le medicine, controlla che abbia sempre il frigorifero pieno, le paga le bollette.
Un accordo semplice, sembrava quasi da manuale.
Era il nostro piano famigliare.
Il piano delle persone che si vogliono bene.
Ogni mese, spaccavo il capello e mandavo euro su euro.
Mai saltato una volta.
Mai fatto la vittima.
Lavoravo dallalba al tramonto, calli sulle mani e la schiena piegata peggio di una gondola a Venezia, ma quando mi pesava ripetevo solo:
È per la mamma. Se lo merita.
Nella mia testa, a casa era tutto perfetto.
Mamma mangiava, stava bene, dormiva serena.
I soldi erano più di pagamenti erano la prova che non mi ero dimenticato di lei.
Anche lontano, ero lì.
Sono passati mesi. Poi anni.
Un giorno la nostalgia mi ha preso alla gola, quelle che non ti lasciano neanche respirare.
Quella voce interiore che sussurra:
Torna adesso. Non aspettare.
Ho preso un biglietto Milano-Bologna senza dirlo a nessuno.
Né mamma, né Lucia.
Volevo fare la sorpresa.
Entrare dimprovviso, farla sorridere, farmi rimproverare che sono troppo magro, che non mangio abbastanza, che sono sempre in giro con la testa.
Sognavo che mi accarezzasse la guancia e mi dicesse:
Figlio mio sei tornato
Quel giorno sono sceso dal treno con lentusiasmo di un bambino che vede il mare per la prima volta.
Mi sono catapultato a casa.
Ho fatto le scale a mille allora, come se il tempo avesse i pattini a rotelle.
Avevo ancora la vecchia chiave, quella che apriva non solo la porta ma anche ricordi e sogni di quando ero piccolo.
Infilo la chiave.
Giro.
E mi investe un odore.
Un odore chiuso, stantio, triste.
Sembra la casa di una zia dimenticata.
Mi si chiude lo stomaco.
Entro.
E resto senza parole.
Non perché non sapessi cosa dire
ma perché quello che ho visto non lavevo mai nemmeno lontanamente immaginato.
Mamma era a letto.
Non quello di riposo, ma quello dove resti quando ti manca anche la voglia di tirarti su.
Sotto una coperta vecchia, pesante e un po troppo vissuta.
I capelli, completamente bianchi, come se tutti gli anni del mondo le fossero caduti addosso in una sera.
Il volto scavato, e gli occhi
Mamma aveva gli occhi spenti.
Intorno: disastro.
Sacchetti sparsi, vestiti sporchi, scatole di medicine vuote, piatti nella pila che urlava vendetta, polvere, caos.
Sembrava tutto abbandonato.
Come se anche lei fosse dimenticata.
Mi è venuto il gelo.
Dovera casa mia? Dovera il calore?
Solo dolore.
Mamma ho sussurrato, la voce spezzata a metà.
Si è girata piano, per un attimo lampeggiava nei suoi occhi una luce che ricordavo.
Sei tu?
Ho fatto due passi e le gambe mi reggevano a fatica.
Ma che è successo qui?
Perché sei così?
Ti ho mandato soldi ogni mese
Non ho urlato.
Dentro, sì.
Ma fuori no.
Mamma ha preso fiato, sembrava facesse fatica anche solo a parlare.
Lucia veniva ogni tanto
Diceva che era stanca, che aveva i suoi problemi
Io non volevo disturbarti
E lì mi è crollato il mondo addosso.
Mi sono vergognato come non mai.
Vergognato di aver pensato che lamore si potesse infilare in una busta delle poste.
Vergognato di aver creduto che bastavano gli euro per volere bene.
Io, a distanza, mi autoconvincevo che tutto andava bene solo perché facevo la mia parte.
Mi sono messo accanto a lei, le ho preso la mano gelida.
La mano che mi aveva insegnato a camminare,
che mi asciugava le lacrime.
Che mi faceva il segno della croce sulla fronte quando uscivo.
Ora tremava.
Perdona mamma ho detto.
Perdona se non ho visto, se ho pensato che bastava mandare soldi
Lei mi ha sorriso provandoci, con la fatica del mondo addosso.
Tu sei stato bravo, caro
Tu hai lavorato
Io ero solo solo sola.
Quelle parole mi hanno perforato il cuore più di tutto.
Sola.
E basta.
Anni interi, ridotti a quella parola.
Quella sera ho pulito casa come se stessi facendo penitenza per tutti i miei peccati.
Buttato tutto il marcio, lavato, arieggiato, cambiato le lenzuola e messo una coperta pulita sulla mamma.
E per la prima volta da anni… ha dormito serena.
Non per i farmaci.
Ma perché aveva qualcuno lì, con lei.
Il giorno dopo sono andato da Lucia.
Niente odio.
Solo la verità, che ormai parlava da sola.
Dove sono finiti i soldi?
E tu doveri mentre mamma si spegneva, con te in città e io al telefono?
Ha balbettato qualche risposta, cercando di arrangiarsi
Ma io ero cambiato.
Non ero più quello che era andato a Milano con le speranze in tasca.
E quando vedi la verità… non puoi più far finta di niente.
Sono rimasto a casa.
Perché alla fine ho capito quello che nessuno ti dice mai:
A volte, il più grande aiuto non sono i soldi.
È esserci.
È dire ci sono.
È dire non sei sola.
Mamma non aveva bisogno di lusso.
Aveva bisogno di una persona.
Aveva bisogno di me.
Adesso, quando la guardo seduta a tavola, con la sua tazza di tè, le mani tremolanti ma gli occhi finalmente tranquilli so che non posso recuperare il tempo perso.
Ma le posso regalare le giornate che restano, con amore vero.
Se stai leggendo, non aspettare che sia troppo tardi.
Chiama la tua mamma.
Vai a trovarla.
Chiedile come sta e ascolta davvero.
Perché alcune mamme dicono sto bene
mentre si spengono in silenzio.
E un giorno potresti tornare e restare senza parole.
Non aspettare di tornare e trovarti di fronte a quello che non volevi vedere.
A volte le persone non chiedono aiuto per pudore o per paura.
E si consumano piano, in silenzio.
Manda questa storia a chi conosci con i genitori da soli.
Magari oggi salvi un cuore.






