Sorellina…

Ginevra Rinaldi è appena arrivata, dice la mamma mentre versa del brodetto verde nella ciotola. Dicono di averla vista ieri al cimitero, dove hanno adornato la tomba dei Rinaldi con mazzi di fiori. Non hanno dimenticato nemmeno la zia Rosetta, che vorrebbe erigere un nuovo monumento a memoria di suo fratello, il defunto Romano.

Sergio, meccanico di una piccola officina a Montegiano, morde il cucchiaio e ascolta ogni parola della madre, mentre il cuore gli pulsa di dolore. Si chiede se la riconoscerebbe se la vedesse. I pettegoli sulla sua visita arrivano velocemente: basta che una macchina straniera entri in paese, e Michele, lo sciocco del villaggio, vuole fare soldi a spese altrui.

Ti do il cliente, Sergio Bianchi, e tu mi fai una birra propone Michele. Sto per forare una ruota a chi vuoi farlo? A te, Sergio Bianchi?

Non osare! ribatte Sergio, irritato. Non ho bisogno di clienti truffati.

Tu hai il tuo negozio, io il mio E cè la signora che guida lauto, la nipote di Romano, Ginevra Rinaldi.

Non dirlo! Non vedo che tu abbia problemi di testa. Vai al reparto

Il pensiero di Ginevra non lo lascia, lo lacera dentro. Quante volte lha vista? Da quando laveva incontrata lultima volta, da anni è sparita dalla sua vita.

Quella stessa sera, appena sente che è arrivata, Sergio si dirige verso la porta della casa di famiglia di Ginevra. Un rosso brillante è parcheggiato nel cortile, le luci brillano dalle finestre. Sergio resta a fissare le finestre, il cuore si stringe. Non sa molto di lei; dopo lultimo incontro è scomparsa per anni.

Perché non mangi, figliolo? È freddo, è diventato freddo come il ghiaccio gli chiede la mamma.

Non ho voglia Ho ancora lavoro da fare, le auto dei ragazzi vanno in prima linea Sarò in ritardo

La notte scura lo avvolge tra gli attrezzi, cercando di non far vibrare lanima. Yuri e Paolo, i suoi collaboratori, lo rimproverano. Signor Bianchi, è ora di tornare a casa, domani sarà un nuovo giorno…

Andatevene risponde Sergio. Ho ancora da sistemare qui

Gli amici sussurrano: Si può fare tutta la notte, ma chi lo aspetta a casa? Non ha moglie, né figli È un lupo solitario.

Sergio lo sente, sa di essere quel lupo solitario, senza famiglia, senza moglie, senza figli. Non ha mai incontrato quella donna unica che potesse liberare il suo cuore dal doloroso vincolo dellamore Ginevra.

Verso le undici, Sergio sale di nuovo in auto e percorre le strette vie di campagna verso la capanna vicino al bosco. La luce è ancora accesa nella finestra. Accende una sigaretta, il fumo grigio avvolge i suoi pensieri. Sa che non dovrebbe fumare, ha perso un polmone, ma il fumo lo calma, placa la sua anima.

Sergio, porta lattrezzo a zio Romano dice il padre, pulendosi la fronte sudata con la mano impastata di grasso. Diavolo, dove sono finiti i miei attrezzi? Li ho cercati ovunque.

Sergio lancia una chiavetta di erba, non è lavoro da uomo, premio della madre per non aver letto le due pagine del Dente Incantato, e sale sul suo cavalcavia di ferro. Pedala verso la fine del villaggio, fino alla casa di zio Romano, sperando di vedere Ginevra accanto ai lavori.

Pedala come un turbine, sollevando polvere.

Ginevra è vicino al cancello, indossa un vestito a fiori piccoli, i due codini intrecciati con nastri rosa.

Sei qui per noi? chiede, strofinandosi gli occhi sotto il sole intenso.

Sì, vengo a prendere lattrezzo da tuo padre. E tu?

Vado da zia Rosetta a prendere il latte. Vuoi venire con me?

Certo risponde Sergio, lasciando la bici al cancello, e si avvicina a Ginevra, accecato dal suo sorriso luminoso, quasi dimenticando lo strumento da prendere.

Zia Rosetta è la madre di Giovanni e la zia di Romano, vive dallaltra parte del villaggio. Correndo tra gli orti, Sergio e Ginevra raggiungono la valle, dove il ruscello gorgoglia tra le sponde strette e poi si allarga come un piccolo lago, incastonato tra i boschi. Un vecchio ponte di legno si erge sopra lacqua, le tavole verde scuro brillano tra le fessure.

Attraversiamo il ponte, Sergio dice Ginevra.

Non temere gli tende la mano, mostrando che il ponte regge ancora. Non è così difficile.

Hai paura, vero? scherza Ginevra, afferrandogli le mani. È solo un ponte, non un elefante.

Camminano con cautela, testando ogni tavola. Una volta arrivati sullaltra sponda, Ginevra sorride, Sergio si sente un eroe.

Sono entrambi bambini di dieci anni, ma il loro legame è strano, diverso da una semplice amicizia. Sergio non capisce cosa senta quando è vicino a Ginevra: non è solo affetto fraterno, è qualcosa di più.

Zia Rosetta versa un po di latticello freddo. Sergio prende la bisnaga più grande, Ginevra quella piccola, spalma pane con marmellata di prugne profumata, lodore riempie laria. Riempe un barattolo di latte in alluminio e chiude il coperchio con un pezzo di stoffa bianca.

Portalo con cura, Sergio, non farlo cadere ammonisce zia Rosetta.

Farò attenzione risponde lui, ridendo, così come Ginevra.

Che dice? chiede la nonna, sorda su entrambi le orecchie.

I bambini ridono, le loro risate si mescolano al suono del latticello che li fa crescere dei baffi bianchi.

La maestra, la signora Tatiana, li rimprovera: Ragazzi Vargati, smettetela di parlare in classe, state disturbando la lezione.

Dà loro un dettato, legge lentamente ogni parola, ripete più volte ogni frase. Sergio, incantato, osserva Ginevra sotto la luce del sole che filtra dalle finestre, i suoi capelli biondi scintillano. Ginevra ascolta attentamente, scrive a mano, tocca il mento con la punta della penna, e quando si accorge che Sergio la guarda, sussurra: Cosa?

Sergio, come svegliato, comincia a scrivere, ma capisce di aver dimenticato molte parole, temendo un altro due.

Nel suo cuore nasce una tristezza incomprensibile quando vede Ginevra ridere con Mikhailo Tishuk durante la pausa, parlare, ridere a voce alta, toccarsi i capelli timidamente. Dopo la scuola, Mikhailo accompagna Ginevra a casa, e Sergio segue, immaginando Mikhailo che inciampa e cade nella polvere, o un cane selvaggio che gli strappa i pantaloni. Questi pensieri lo confortano, ma poi ritorna alla realtà: Ginevra tiene la mano di Mikhailo.

Mi sto baciando con un adulto sussurra Ginevra raccogliendo more tra il mirtillo. È strano, non riesco a descriverlo…

I baci sono per gli innamorati dice Sergio, triste.

Non sempre. Tu non ti sei mai baciato, hai paura delle ragazze… Vuoi che ti insegni? risponde Ginevra avvicinandosi. I suoi occhi sono profondi come laghi, i capelli biondi intrecciati in due codini.

Sergio la prende per il viso e la bacia con una fame che pare non potesse placarsi.

Stupido! urla Ginevra. Che stupido sei!

Scappa tra i mirtilli come una capra spaventata, quasi urta zia Rosetta.

Lavoratori se non ridono, litigano chi raccoglierà le more?

Taglia quel ramo vicino al pozzo ordina zia Rosetta. Le ciliegie mi ostruiranno il pozzo.

Sergio taglia le giovani ciliegie con energia, spaventando la nonna.

Che cè, ragazzo? Sembri fuori di testa.

Tutto bene, signora risponde Sergio, alzando la voce.

E perché sei qui senza Ginevra? Siete come gemelli

È con unaltra

Zia si siede su una panca, si aggiusta il foulard, pettina i capelli grigi, poi lo riannoda.

Vieni qui, Sergio invita.

Sergio si ferma, il torpore gli avvolge il petto. Capisco che Ginevra è mia sorella, ma non riesco a gestire i sentimenti. Che cosa faccio?

Ah, giovinezza dice zia Rosetta. Ti sei innamorato

Ma è la mia sorella

Non è davvero nostra Non cè alcuna goccia di sangue dei Vargati

Come così?

Sì, a volte accade. Zio Romano, dopo il servizio militare, ha portato una sposa da Otranto con un bambino. La famiglia ha accolto Valentina e sua figlia, senza dire a nessuno che il bambino non era di Romano. Ginevra allora aveva solo un anno

Se non fosse stato così, sarebbe tua sorella Lamore sarebbe bruciato

Non pensare a Ginevra, nel villaggio ci sono tante ragazze; una è migliore dellaltra

Non cè una come Ginevra

Dì più forte

Il ballo di fine anno gira in un leggero valzer. Sergio non riesce a staccare lo sguardo da Ginevra, che non lascia mai la pista. È leggera come una farfalla in un abito bianco, felice, splendida.

La festa si protrae fino a notte fonda; allalba tutti gli amici tornano alle loro case. Mikhailo accompagna Ginevra a casa. Sergio arriva prima, vuole parlare dei suoi sentimenti. Interviene nella danza, ma Ginevra ride e si allontana.

Hai freddo? dice Mikhailo, avvolgendo la giacca su Ginevra, poi tenta di baciarla; lei lo respinge, dice addio e corre via.

Sergio si avvicina, dice: Volevo parlare

Sergio sono stanca, voglio andare a letto Di cosa parli?

Ti amo sussurra, quasi impercettibile. Ti ho amato per tutta la vita

Sei malato, Sergio non puoi amarmi, sei mio fratello il nostro sangue è lo stesso

Il tuo sangue è diverso

Cosa vuoi dire? grida Ginevra.

Lo zio Romano non è il tuo vero padre

Sei malato! Devi curarti! urla Ginevra, poi entra nella veranda.

Sergio resta a guardare per qualche minuto, poi torna a casa.

Per quasi due settimane Sergio non vede Ginevra. La incrocia per caso davanti alla scuola, Ginevra è con le amiche e non lo guarda. Sente che è triste, senza luce negli occhi, senza sorriso.

A metà luglio Ginevra e sua madre partono per Otranto per luniversità di medicina. Lestate scorre, ma Ginevra non ritorna più. Zia Rosetta dice che Valentina, la madre di Ginevra, stava solo aspettando di fuggire a Otranto.

Un giorno Sergio sente i genitori parlare del fratello Romano, che si comporta in modo strano, che va a Otranto con la sua moglie, ma lei non vuole tornare. Nessuno sa la verità.

Ha presentato Ginevra al suo vero padre Come? Ho cresciuto sua figlia lho curata quando era malata piange zio Romano, seduto sotto il vigneto, sorseggiando bicchieri di vino, mentre il padre lo conforta: Andrà tutto bene, dammi tempo

Ad agosto Sergio riceve la chiamata della leva. Dal 5 ottobre inizia la campagna di richiamo per le forze armate italiane. A fine ottobre lo trasferiscono a Pescara per il servizio.

Non ti riconosco, nipote afferra zia Rosetta il viso, ride, le guance tremano.

Che bel… forte… grande…

Al ritorno a casa Sergio non trova più occupazione. Va al distretto, lavora come autista per unimpresa edile. Un conoscente del villaggio gli propone di andare a lavorare in Polonia.

Sergio sa di Ginevra solo da quello che sua madre gli racconta: studia medicina, è andata da zio Romano per chiedere perdono a sua madre, e lui sarà sempre il suo papà.

Zio Romano, dopo la fuga e linfedeltà della moglie, passa le notti al bar locale. Ha avviato una piccola apicoltura.

Con i pochi soldi guadagnati, Sergio riporta dalla Polonia la sua prima auto, la ripara e la vende. Così apre unofficina, inizia a importare auto usate dallestero, si dedica anima e corpo al lavoro.

Viaggia a Otranto per vedere Ginevra, ma la casa che gli ha indicato zio Romano è vuota. Attraverso un compagno darmi scopre la zia Valentina, che gli dice che Ginevra sta con un ragazzo molto buono, pronta a sposarsi, e ora stanno in vacanza in Montenegro.

Il suo cuore si frantuma; il dolore lo trapassa ad ogni cellula.

Passano gli anni, una tempesta di fuoco avvolge la sua vita, ma la sua anima rimane viva. Zio Romano muore; Ginevra arriva con la madre ai funerali, ma la stessa sera tornano a Otranto, perché zia Rosetta urla, credendo che Valentina abbia ucciso Romano. Ginevra è cambiata, estranea, fredda.

Il tempo scorre, la madre prega per i nipoti, implora Sergio di pensare alla famiglia. Il padre non vede mai i nipoti; dieci anni dopo se ne va, nello stesso giorno, alla stessa ora, come zio Romano.

Sergio non riesce a stabilire relazioni con le donne; cerca in ogni donna un ideale che ha scolpito da bambino. Poi un incontro divino cambia tutto.

È lestate del 2012. Sergio porta unauto al suo compagno di trincea a Otranto. La moglie del compagno ha partorito due gemelli e Guglielmo, un amico, vuole ringraziarla regalando unauto rossa. Il veicolo arriva al reparto ostetricia proprio quando Sergio vede tra il personale medico la dottoressa Anastasia Romanova, che assiste al parto di Guglielmo. Unondata di gioia e strano felice lo travolge. Anastasia non nasconde la sua gioia per lincontro. È strano incontrarsi in tali circostanze. Sergio rimane, aspetta che finisca il turno, la invita a cena; lei accetta. Passano la serata a parlare, poi camminano lungo il molo fino a tardi. Anastasia racconta di essere sposata, di avere una vita buona, ma senza figli. Il lavoro le consuma tutta lenergia.

Aiuto a far nascere piccoli, ma io non ho ancora la gioia di una madre dice Anastasia, e Sergio la conforta, dicendo che il futuro è ancora davanti.

Restano a lungo sul molo; Sergio la persuade a fare il bagno nellacqua di notte, perché lei dice che il lavoro le impedisce di vedere il mare. Si tuffano, il ricordo dellinfanzia ritorna. Sergio la bacia, lei non si ritrae, lo accoglie. Passano la notte in una camera dalbergo, consumando lamore.

Ti amo, Anastasia sussurraMentre lalba si alza sul porto, Sergio comprende che lamore che ha cercato per anni è finalmente arrivato, e lo stringe al petto, promettendo di non lasciarla mai più.

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