Diario personale di Antonina Petroni, 16 marzo
Oggi camminavo sotto la pioggia, piangendo amaramente. Le lacrime si mescolavano alle gocce fredde che scivolavano sul mio viso. Almeno piove, mi ripetevo. Nessuno nota le mie lacrime. Ma dentro di me non smettevo di riproverarmi: È tutta colpa mia! Sempre nei posti sbagliati al momento sbagliato, come unospite non invitata.
Camminavo piangendo, poi quasi ridevo, ricordando quella barzelletta dove il genero chiede alla suocera: Ma mamma, davvero non vuole almeno un caffè? E adesso, eccomi qui, proprio come quella mamma della battuta.
Ridevo e piangevo, piangevo e ridevo, tra la pioggia e i miei pensieri. Appena arrivata a casa, mi sono tolta i vestiti bagnati, mi sono avvolta nella coperta e ho lasciato che le lacrime scorressero liberamente. Nessuno, proprio nessuno mi sentiva. A parte la mia pesciolina rossa, nella sua boccia rotonda! Solo lei mi fa compagnia.
Antonina Petroni, la donna interessante che sono stata: quanti uomini mi hanno corteggiata! Ma con il padre di mio figlio, Niccolò, non è mai andata bene. Lui beveva, allinizio solo un po, poi sempre peggio Ha cominciato a diventare geloso di tutti: dallo sconosciuto che chiedeva indicazioni, al macellaio, persino al vecchietto del palazzo o al nostro vicino. Una volta, solo perché avevo salutato il vicino con un sorriso, ha perso completamente la ragione.
Mi ha picchiata. Lungo, con ferocia, colpendo dove fa più male, e tutto davanti agli occhi del piccolo Niccolò.
Allepoca Niccolò raccontò tutto per filo e per segno ai nonni. Mia madre piangeva disperata: Non ho cresciuto mia figlia per farla picchiare da un ubriacone. Mio padre invece, taciturno, si era vestito ed era uscito. È tornato col genero che da quel momento fu ex lha portato giù per le scale dal quarto piano. Quello si è pure rotto un braccio nella caduta. Papà ha minacciato: Se osi ancora presentarti, ti ammazzo. Anche se dovessi finire in galera, non ti permetterò più di rovinare la vita di mia Antonia.
E così è sparito per sempre. E io non mi sono più risposata. Dovevo crescere Niccolò. Tanti altri uomini hanno provato a entrare nella mia vita, ma dopo quellesperienza non ce lho proprio fatta.
Per fortuna non ho mai avuto grossi problemi economici. Ho una bella professione: tecnico della ristorazione. Lavoro in un ristorante accogliente, il mio stipendio mi basta. Metto da parte euro dopo euro per un appartamento migliore. Ma quando ormai avevo quasi raggiunto la somma per una casa più grande, Niccolò mi annuncia che vuole sposarsi. E la ragazza è splendida si chiama Alessandra, un nome dolcissimo.
Alla fine, sono rimasta nella mia vecchia casa di periferia, e ai ragazzi ho regalato la nuova, un bel trilocale, e anche una festicciola per il matrimonio. Dopotutto ora hanno una famiglia, pensavo, ne hanno più bisogno loro! E adesso sto risparmiando per comprargli una macchina nuova. Basta andare avanti con quella vecchia Fiat!
Oggi non avevo nemmeno intenzione di passare da loro. Non sono mai stata una madre invadente. Poi, casualmente, mentre tornavo dal mercato e si è scatenato un acquazzone, mi sono trovata a pochi passi da casa loro. Ero senza ombrello, ma tanto con quellacqua neanche lombrello sarebbe servito.
Così, ho pensato di salire da loro e aspettare che spiovesse. Scambiare due chiacchiere con Alessandra, magari bere un tè insieme, tra donne.
Ma appena mi ha aperto la porta, lei è rimasta sorpresa, fredda. Non mi ha nemmeno invitata a entrare. Signora Petroni, desiderava qualcosa? mi ha detto nella penombra dellandrone, con le braccia incrociate. Io, imbarazzata e confusa, sono riuscita solo a balbettare: Cera la pioggia
La pioggia è già finita. E poi, abita qui vicino, ci mette poco a tornare, ha replicato, laconica, fissando fuori dalla finestra.
Certo, certo, ho risposto sottomessa e sono rientrata in strada, lasciando che la pioggia mi lavasse via il resto delle lacrime.
Sono tornata a casa, mi sono addormentata, sfinita. Ho sognato la pesciolina rossa che, dun tratto, cresceva e muoveva la bocca come per parlarmi. Ma io capivo tutto.
Ti metti a piangere, eh? Povera sciocca! Nemmeno un tè ti hanno offerto sotto la pioggia! E i soldi che stai mettendo da parte per la macchina a chi li lasci? Sempre tutto per loro. E la tua vita? Guardati! Tu sei bella e intelligente! Hai soldi da parte e stai risparmiando ancora per loro! Ma a loro cosa importa? Prendi quei soldi e concediti un viaggio al mare. Vivi un po per te stessa, per una volta.
Mi sono svegliata che fuori era già buio. La pesciolina nuotava tranquilla, senza più spargere messaggi nel mio cuore. Ma io il messaggio lavevo capito: non bisogna sacrificarsi per chi non sa nemmeno offrire una tazza di tè e un riparo dalla tempesta.
Così ho preso i risparmi per la macchina e ho comprato una vacanza dalla mia agenzia di fiducia. Sono partita, mi sono rilassata. Tornata con labbronzatura delle isole e lallegria negli occhi.
Niccolò e Alessandra non si sono nemmeno accorti della mia assenza. Loro da me passavano solo quando aveva bisogno di soldi, o per lasciarmi la bambina da tenere.
Ora ho anche smesso di chiudere il cuore agli uomini. Cè un uomo meraviglioso nella mia vita elegante, brillante, proprio il direttore del ristorante in cui lavoro. Da tempo mi faceva la corte, ma finché pensavo solo a Niccolò e Alessandra, non mi accorgevo di lui. Invece adesso, ci troviamo bene. Usciamo insieme, torniamo dal lavoro insieme. La vita è cambiata.
Qualche giorno fa, Alessandra è venuta a casa mia.
Signora Petroni, ma non passa mai da noi? Non chiama? Niccolò ha trovato una macchina che gli piaceva mi ha detto, lasciando intendere chiaramente.
Alessandra, desideravi qualcosa? ho risposto io, con le braccia incrociate sul petto.
Proprio in quellattimo, dalla cucina è comparso il mio compagnoMia cara Antonia, prendiamo il tè?
Sì certo! ho risposto sorridendo.
E invita anche lospite! ha detto lui, molto ospitale.
No, no, Alessandra sta andando via. E poi lei il tè non lo beve, vero Alessandra?
Le ho chiuso la porta alle spalle, poi mi sono voltata verso la pesciolina rossa e le ho strizzato locchio, ridacchiando. Ecco, finalmente, che aria nuova!





