La prima volta che mi sono sposata a 55 anni
Sono già passati cinque lunghi anni da quel giorno. Ho sessanta candeline sulla torta, lui cinquantasei. Non è affatto strano aver detto sì a cinquantacinque; i tempi cambiano, e le storie damore si reinventano. È sorprendente che sia stato il primo matrimonio sia per me che per lui.
Non avrei mai immaginato di mettere su unaltare. Quando ero ancora una ragazzina, prima dei ventanni, mi lasciò luomo di cui ero pazza: si chiamava Silvano. Mi abbandonò al quinto mese di gravidanza. Allinizio volevo buttarmi nella foschia di un suicidio, ma poi mi ripresi e giurai di non sposarmi mai più. Non avrei voluto un altro traditore accanto, pronto a scappare al primo colpo di vento.
Mantenei la promessa. La figlia, Francesca, si sposò, i nipoti Luca e Giulia riempirono la casa, e io, testarda come un asino, trascorsi gli anni da sola, convinta che gli uomini fossero tutti dei ciarlatani. Ma il mio carattere è di ferro: quando decido qualcosa, la porto a termine. La solitudine mi aveva trasformata in una donna ruvida, priva di quel fascino femminile che tutti cercano.
Il destino, però, è una dama imprevedibile. Devo raccontarvi come, alla fine, un solo uomo è riuscito a catturarmi sotto il velo.
Quando andai in pensione, come tutti i pensionati, decisi di dedicarmi al giardinaggio. Avevo ereditato una piccola casa di campagna a Monteferrante, con un piccolo appezzamento di terra. Ogni mattina prendevo il treno regionale da Bologna, un viaggio di più di unora, e portavo con me il mio giornalino di cruciverba per far passare il tempo.
Un giorno, alla fermata di Castelvecchio, si sedettero accanto a me una coppia e un signore di bassa statura, tutti parevano una famiglia. Il silenzio regnava, finché la donna, con voce timida, sussurrò al marito:
Silvano, andiamo a dare una mano ai bambini, no? Sei il papà
Ma il rumore del treno coprì la risposta del marito:
Ma che vuoi, che mi metta a ruzzolare in ginocchio davanti a questi idioti?
Il tono del suo sfogo fu così pesante che mi girai lo sguardo verso di loro. Gli occhi si posarono su un volto contrito e furibondo, e il mio sangue gelò. Era Silvano, lo stesso Silvano che mi aveva lasciata incinta! Il suo aspetto era invecchiato, le rughe marcate dalla rabbia, ma il suo corpo era ancora massiccio come un tempo. Non mi riconobbe subito, ma vedendo il mio sguardo, urlò istericamente:
Che guardi è? Togli gli occhi, altrimenti ti infilo la mano negli occhi!
Rimasi immobile, le membra non rispondevano né alla paura né allo shock. Ed ecco che accadde qualcosa di sorprendente: il signore di bassa statura, seduto di fronte a noi, si alzò di colpo, si piazzò tra me e Silvano e, con voce ferma, disse:
Se continui a insultare le donne, parlerai con me. Un uomo che parla così alle donne è spazzatura per me. Ti piegherò come una pecora!
Il mio cuore balzò in gola; pecora? Silvano si incrinò la mascella, strinse le spalle e mormorò qualcosa di incomprensibile. In quel momento capii che quel eroe era solo un lamento di mascolinità che si mostra solo davanti alle donne, e che davanti a un vero coraggioso si ritirava subito.
Silvano e la moglie scomparvero due fermate più avanti, e io scoppiai in lacrime. Il vuoto dentro di me era opprimente.
Allora lo vidi: il difensore, con un sorriso gentile, mi guardò e disse:
Nemmeno le lacrime possono rovinare il tuo bel viso.
Non era più un tipo qualsiasi; davanti a me cera un uomo forte e coraggioso. Mi presentò: era il Tenente pensionato Federico Borghi, ex militare dellesercito nazionale.
Con Federico conobbi il mio futuro marito in ritardo. Per la prima volta dopo tanti anni sentii il desiderio di sposarmi, di essere una donna amata.
E così fu.
Io e Federico siamo felici, perché la vita ha una saggezza che mette ogni cosa al suo posto, non importa letà. Lautunno della nostra esistenza può ancora riempirsi di amore e felicità, con la dolcezza di un euro che compra un caffè al bar e la promessa di un domani più sereno.






