La prima volta che mi sono sposata a cinquantacinque anni… Sono già passati cinque anni dal nostro matrimonio. Ho sessanta anni, lui sessantacinque. Non cè nulla di strano nel fatto che mi sia data al sì a cinquantacinque; oggi, in Italia, tutto può succedere. È sorprendente che sia stato il mio primo matrimonio e, al contempo, il suo primo.
E pensate che non avevo mai intenzione di mettere mai più un anello al dito! Quando ero ancora una ragazzina, prima dei ventanni, mi aveva abbandonata luomo di cui ero innamorata. Si chiamava Salvo. Lho lasciata al quinto mese di gravidanza. Allinizio, Signore, perdonami, volevo persino chiudere il sipario sulla mia vita, poi ho preso coraggio e ho giurato di non sposarmi più. Non volevo un altro traditore pronto a scappare al primo inconveniente. Tenni la promessa. La mia figlia crebbe, ebbe figli, e io, come un asino testardo, trascorsi gli anni sola, convinta che gli uomini fossero tutti dei furbi. Ma il mio carattere è di quelli che, una volta decisi, non si tirano indietro. Così la solitudine mi trasformò in una donna ruvida, priva di quel fascino femminile che si dice attragga gli uomini.
Il destino, però, è una donna capricciosa. Voglio raccontarvi come, alla fine, un solo uomo è riuscito a catturarmi sotto il velo. Quando andai in pensione, come tanti italiani, decisi di occuparmi del mio orto. Avevo ereditato da genitori una casetta di campagna con un piccolo appezzamento di terra nella campagna toscana. Andavo ogni giorno con il treno regionale da Firenze a Prato; il viaggio durava poco più di unora, così mi portavo dietro un giornale di cruciverba e il tempo volava.
Una mattina, alla fermata di Pistoia, si sono seduti accanto a me una coppia una donna e un uomo e un signore anziano, minuto, con la barba bianca. Allinizio regnavano il silenzio, poi sentii la voce tenue della donna:
Salvo, andiamo a dare una mano ai ragazzi, vero? implorava timidamente la moglie. Sei il papà
Ma il rumore del treno inghiottì la risposta del marito.
Che vuoi, sciocca, farmi strisciare in ginocchia davanti a questi idioti? sbottò Salvo con voce tonante.
Quella scarica di parole mi fece volgere lo sguardo verso i miei vicini. I miei occhi si posarono su quel volto furioso, e il sangue mi gelò: era Salvo! Lo stesso Salvo che mi aveva lasciata incinta! Non era cambiato, se non per le rughe e lombra dellira che gli accrescevano le sopracciglia. Era ancora grande comera un tempo. Non mi riconobbe, ma, accorgendosi del mio sguardo, urlò isterico:
Che guardi è quello! Togliti gli occhi di dosso, prima che ti rompo la vista!
Rimasi pietrificata; gambe e braccia non mi rispondevano più, fra lo shock e la paura. E allora accadde qualcosa di inaspettato. Il signore anziano, seduto di fronte a noi, si alzò deciso, si piazzò tra me e Salvo e, con voce ferma, disse:
Se non smetti di insultare le donne, dovrai fare i conti con me. Un uomo che parla così alle donne è spazzatura per me Ti spezzerò come una corna di ariete!
Il mio cuore balzò negli stinchi. Corna di ariete? Salvo la spaccerebbe con un dito! Mi preparavo a difendere il mio difensore quando Salvo si accovacciò, si rannicchiò e mormorò parole incomprensibili. Compresi allora che quel eroe urlante poteva solo intimorire le donne; di fronte a un vero uomo coraggioso, si ritirava come una foglia al vento.
Le lacrime inondarono i miei occhi, come se trenta anni fossero passati in un minuto da una pellicola. Salvo e sua moglie scesero dal treno due fermate più avanti, e io scoppiò in singhiozzi; il vuoto dentro di me era opprimente.
Neanche le lacrime rovinerebbero il tuo bel viso mi sorrise il mio protettore. Non era più quel signore di piccola faccia; davanti a me cera un uomo forte e valoroso, si chiamava Federico Borghi, un ex militare in pensione.
Così incontrai il mio futuro marito tardivo. Per la prima volta in una vita così lunga sentii il desiderio di sposarmi, di sentirmi una donna amata. E così fu. Federico ed io siamo felici, perché la vita sa sistemare ogni cosa al suo posto, a qualsiasi età. Anche lautunno della vita può fiorire di amore e gioia.






