7 marzo
Oggi è stata una di quelle giornate che davvero ti fanno interrogare su chi siano le persone che vivono accanto a te, e su cosa significhi veramente famiglia.
Il pomeriggio si trascinava in silenzio per casa. Non avevo ancora cenato perché Daniela, mia moglie, mi aveva avvisato questa mattina che sarebbe rimasta più a lungo in ufficio: a quanto pare lazienda aveva deciso di fare unispezione a sorpresa. Un classico.
Avevo appena acceso la TV e cercavo di distrarmi guardando una partita di calcio, quando il campanello ha squillato improvvisamente. Prima ancora che potessi aprire bocca, mamma la signora Antonina Romano è entrata quasi travolgendo tutto, me compreso.
Federico, ascoltami! ha esordito senza nemmeno un saluto. Me lha appena detto la Rosaria!
Di cosa stai parlando, mamma? ho chiesto, già sapendo che sarebbe stato uno di quei discorsi.
Di tua moglie, caro mio! Daniela ha un altro appartamento e se lo tiene tutto per sé! Lo affitta e si spende i soldi senza nemmeno dirlo a te!
Volevo certo sentire questa storia
Mamma, stai davvero dando retta a Rosaria? Quella donna vive di pettegolezzi da piazza e tu ci credi sempre…
Stavolta è vero, Federico! Lappartamento che Daniela affitta ora lo occupa la cugina della vicina di Rosaria. Pagano ottocento euro al mese e sono tutti contenti. E non è neppure la prima volta: pare che affitti la casa già da più di due anni!
Mi sono sentito come se qualcuno mi avesse tirato un pugno. Sarebbe questa la novità? E perché non ne ha mai parlato con me?
Appena arriva Daniela la interroghiamo! ha sentenziato mia madre. Se la tiene stretta questa storia: magari si sta preparando la via di fuga, accumula i soldi e poi ti lascia!
Quando finalmente Daniela è tornata, ci ha trovati lì, la cena ormai pronta grazie a mia madre che per non sprecare tempo aveva persino apparecchiato e mi aveva sfamato. Nel suo sguardo cera già qualcosa che diceva di sospetto, probabilmente aveva intuito che aria tirava.
Senza perdere tempo mamma è partita in quarta:
Allora, cara Daniela, che bei segreti hai con mio figlio?
Daniela ha scosso le spalle. Davvero, non mi pare di averne…
Ah no? E lappartamento di Via Garibaldi 43?
Gli occhi di Daniela si sono fatti stupiti. Quellappartamento? Che centra con eventuali segreti con Federico?
Lo affitti e i soldi te li tieni per te! ha sbottato mamma.
Mi sono fatto avanti pure io: Daniela, come mai non mi hai mai detto che lo affittavi? E, scusa, quei soldi dove vanno?
Daniela ha preso fiato e ha spiegato. Lappartamento era di Zia Raffaella, la cugina di mia madre. Quando è venuta a mancare, quasi tre anni fa, sono diventata la proprietaria. Te lavevo detto, Federico: ti ricordi che avevo chiesto aiuto per il funerale ma tu avevi tanto lavoro e non potevi aiutare?
Mamma non mollava: Ma perché proprio a te ha lasciato lappartamento?
Perché forse ero lunica che la andava a trovare, mamma. Nessun altro della famiglia si preoccupava di lei.
Però a mio figlio la storia non lhai mai detta, eh! ha insistito mamma.
Daniela a quel punto si è fatta ferma: Era una questione mia, uneredità personale. In Italia, per legge, leredità ricevuta resta bene esclusivo. E poi, scusate, perché avrei dovuto darvi conto dei soldi che ci ricavo? Sono miei, così dice il codice civile!
A quel punto mi sono intromesso infastidito. Sì, ma io lanno scorso ho dovuto rimettere a nuovo la macchina e ci ho buttato dentro due stipendi. Tu quei soldi li avevi, ma a me non hai detto niente. Non me lo aspettavo.
Daniela non si è scomposta: È la tua macchina, Federico. Sei tu che la utilizzi. Quando ti ho chiesto più volte di portarmi anche solo a fare la spesa, mi hai risposto di prendere lautobus o un taxi! In un anno mi hai accompagnato tre volte di numero, non di più. Perché avrei speso i miei soldi per una cosa che non uso?
Volevo insistere, ma mamma mi ha anticipato: Allora quanti soldi hai messo da parte lì sopra? Sarai arrivata a diecimila euro almeno!
Daniela ha sorriso amaramente. Qualcosa cè, ma non così tanto. Piuttosto, Federico, ricordi delle tue figlie? Quando è lultima volta che hai mandato loro dei soldi alluniversità?
Ma stanno lavorando ho balbettato, in imbarazzo.
Lavorano e studiano. Ma se dovessero pagarsi tutto da sole, non potrebbero concentrarsi sugli studi!
Poi, la domanda fatidica: Perché non ci hai detto subito delleredità? ho chiesto quasi in un sussurro.
Daniela mi ha guardato negli occhi: Avrei ricevuto un interrogatorio come questo. E poi sai bene cosa succede in famiglia con la gestione delle case: tua madre come si è comportata con Marisa, la moglie di tuo fratello minore? Le ha fatto vendere lunico appartamento che aveva da ragazza e, con la scusa di comprare la casa al lago, ha fatto intestare tutto su di lei. Ora Marisa nemmeno può andare lì quando vuole…
Mamma si è messa le mani nei capelli. Daniela, sei una senza cuore! Pensi solo a te stessa!
Antonina, prendo esempio da te! ha replicato senza paura mia moglie.
Federico, la senti? ha urlato mia madre. Mi risponde male!
Io le ho dato ragione: Non mi sembra che stia sbagliando. E comunque ora che lhai scoperto, che cosa vuoi fare?
Voglio che quei soldi vadano alla famiglia, non solo a lei!
Daniela ha scosso la testa. Li spendo per la mia famiglia: io, te, le tue figlie. Non per la tua macchina, né per la casa di tua mamma!
Mamma insisteva che avremmo dovuto discutere insieme ogni spesa importante. Daniela però è stata irremovibile: Ho quarantasei anni, so io cosa fare dei miei soldi.
Alla fine, mia madre se ne è andata borbottando che non è giusto e non finisce qui. Mi aspetto altri tentativi simili, magari con nuovi pretesti.
Ripensando a tutto, sono stanco di questa costante invadenza. Daniela, lo vedo ora più che mai, semplicemente pretende il diritto di gestire ciò che le spetta, anche se la mentalità in famiglia è ancora quella di farsi i conti in tasca a vicenda. Non so se tutto questo sia giusto o sbagliato, so solo che anche in Italia il detto tra moglie e marito non mettere il dito, ogni tanto, non ha mai smesso di valereQuella sera, quando le luci della cucina si sono spente e anche lultimo brontolio di mia madre si è dissolto nella tromba delle scale, io e Daniela siamo rimasti ancora seduti al tavolo, le mani che giocherellavano nervose sulle tazze del caffè ormai freddo.
Lei mi ha guardato non con rabbia, ma con la fatica di chi ha già spiegato mille volte eppure sa che dovrà farlo ancora. Dopo un lungo silenzio, ha sorriso piano, la testa bassa:
Mi spiace che labbia scoperto così, Federico. Ma, davvero, ti ho mai negato qualcosa di davvero importante?
Ci ho pensato. Alla fine, ho scosso la testa.
No, Daniela. Non mi hai mai negato nulla. Ho solo dato tutto per scontato.
Si è alzata, mi ha raggiunto, mi ha abbracciato forte. E in quel momento, davanti ai piatti da lavare e alle ansie lasciate in sospeso, ho capito che forse era arrivato il momento di cambiare qualcosa. Non in lei, ma in me.
Domani, quando rivedrò mia madre, le parlerò chiaro. E magari, finalmente, le ricorderò che famiglia non significa spartire ogni moneta ma fidarsi e lasciare che ognuno abbia il proprio piccolo spazio di libertà. Un po come succede in casa nostra, dopotutto: tra tutto il frastuono, ci vuole anche il silenzio, perché si possa sentire davvero chi si ama.
E così, a modo nostro, quella sera abbiamo cenato in silenzio. Ma, per la prima volta, mi è sembrato un silenzio pieno di possibilità.





