Stabilirsi con Facilità

Ninella Bianchi viveva beh, sul comodo come si dice, percorrendo una strada noiosa e consunta, con la testa bassa. Che ci fosse da sbirciarsi, a parte un paio di promesse mai mantenute? E laspetto? Nella media, lo diceva sempre il marito Giovanni, un tipo di quelli che sembra sempre a posto.

Giovanni proclamava che tutto su Ninella è normale. La sua bellezza? Non laveva mai notata, laveva persa da tempo.

Una volta la Ninella era una delle prime bellezze delluniversità di Bologna: snella, graziosa, con una figura slanciata, anche se un po robusta, il che la ricordava la zia Marta, la nonna di campagna, dal fisico tosto, ereditato dalla terra, ma non cè dubbio che listruzione la potesse domare.

Nel sangue di Ninella scorreva leredità dei genitori: intelligenti, ingegneri o letterati, con lauree importanti. Hanno messo mano a lei, aggiustandole il naso, le spalle, le gambe, trasformandole da donna da cavallo di ferro a cittadina con le scarpe giuste.

Il risultato? Una donna carina, timida, quasi silenziosa, ma così è anche bello. La nonna Marta, però, apriva la bocca e lanciava lamentele a raffica, tanto che le orecchie sembravano impazzire. La madre di Ninella, Elisa, allinizio aveva imitatla suocera, ma poi si è trattenuta, ha chiuso la lingua e ha imparato a convivere in un appartamento con un giardino curato, vicino a professori e scienziati: Se ti metti a fare rumore, ti cacciano via in un lampo!

Elisa si calmò e Ninella divenne ancora più muta.

Cresci, piccola! sbuffava la nonna Marta, tirandosi su gli stivali logori. E tu, Loredana, sei così piatta! Vuoto come una prateria di lavanda! Dove ti porta il vento, lì ti pieghi! E dove è finita la nostra gente, la zona di San Pietro, eh? Lo sai? chiedeva la nonna.

Giovanni alzava le spalle e scappava dal profumo di aglio della suocera, rifugiandosi nel suo studio, mentre Elisa serviva il tè a sua madre.

La nonna Marta non era frettolosa: prima raccontava le novità del paese, dei vicini, dei litigi, poi passava al giardino, al raccolto, e infine chiamava la nipote dietro la porta di vetro.

Ninella usciva timidamente, guardando la madre. Questultima si girava. Giovanni non salutava la suocera, anche se i suoi cetrioli in salamoia scricchiolavano così. La suocera voleva tagliare i contatti, ma Elisa laiutava.

Elisa aveva assistito Ninella quando era piccola, curandola durante una grave polmonite: la bambina era caduta a letto, non mangiava, e la nonna Anna Vassallo venne a prenderla, la rimboccò in una coperta e la portò in macchina al capo dellassociazione dei genitori.

Giovanni poi gridò che non doveva lasciarla entrare, ma Elisa lo convinse a calmarsi. Con una buona alimentazione Ninella si riprese in fretta, rotolò verso la nonna, appiccicò la testa al petto, e sospirò: Mi sei mancata. Giovanni, con una mano, aprì e chiuse la bocca, guardando la suocera con fare sornione.

La nonna Marta aveva una forza tutta sua, come un pugno di ferro che illumina ciò che Elisa non osava nemmeno pensare. Persino il genero la temeva.

Perché non mi vuoi, suocera? Ti ho regalato un bel matrimonio e qualche soldino! Se non so parlare bene, non è colpa mia, è sfortuna! lamentava la nonna, offrendo a Ninella una grande Alicona di cioccolato.

Ninella annuì per gratitudine, ma non mangiò, la pose sul tavolo.

Che cosa? Dai, mordiccia! Tagliala in due! insisteva la nonna, ma Elisa la fermava.

Giovanni non permette dolci prima di cena. Non è cosa nostra sussurrava Elisa.

Questa frase fece arrossire la nonna e a Elisa sembrava imbarazzante, ma almeno cera un uomo in casa, un capo!

Elisa non divenne mai padrona di casa, si limitava a guardarsi intorno, silenziosa, a mettere la tavola quando arrivavano gli ospiti di Giovanni, a sorridere e annuire. Ninella la imitava: senza esagerare.

Col tempo la signora Vassallo trovò intollerabile stare a casa del genero, e dopo qualche litigio smise di venire. A volte chiamava solo quando Giovanni non cera, sentiva il suono del telefono, abbassava la testa e poi, al sentirlo, si rallegrava.

Come stai, cucciola? Non vieni a trovarmi? sussurrava la nonna, asciugandosi una lacrima con il fazzoletto.

Tutto bene, nonna. Studio alluniversità, oggi è sabato, mamma è dal medico, papà al lavoro, rispondeva Ninella.

Tutto era normale. Il padre era il cervello, colto, la madre era semplice, ancora rosicchiava noccioline, sputandole nel palmo. Il padre si irritava, chiedendo di civilizzare il gesto, e la madre, infastidita, veniva cacciata sul balcone.

Siediti lì se non capisci che è disgustoso! sbatteva il padre, indicando la porta del balcone.

La madre, in una vestaglia con riccioli, sputava noccioline, sospirava, e guardava le sue gambe bianche e flosce. Ringraziava Federico (Giovanni) per averla salvata dalla campagna, per averle dato una casa, per averle perdonato.

Elisa aveva studiato nella scuola di insegnanti, Federico laveva notata in una festa al Parco Sempione, si erano innamorati, ne era nato un figlio: Ninella. I genitori di Federico furono sorpresi, ma poi pensarono che lincontro tra un cittadino e una campagnola fosse una cosa nobile.

Ninella finì gli studi, divenne anchessa insegnante, ma non trovò lavoro, proprio come sua madre. Si sposò con Giacomo (un altro intelligente di campagna, ma più tradizionale). Giacomo indossava abiti sobri, leggeva classici, filosofava su fogli lunghi. Federico lo conosceva da progetti universitari, lo trovava responsabile e modesto, e approvava il matrimonio.

Dopo il matrimonio, Ninella si trasferì nella casa dei suoceri, un appartamento di tre locali a Milano. Giacomo aveva una sorella maggiore, che era andata a Parigi. I genitori di Giacomo erano anziani, hanno lasciato le redini a Ninella, e hanno chiesto a Giacomo di portare lei e suo padre in una casa di campagna.

Qui non potete più vivere insieme, la cucina non regge più due padroni, disse la madre di Giacomo, e se ne andò.

Lappartamento era pieno di mobili scuri, pile, coperte, asciugamani di tutti i colori, frammenti di ferro, quattro servizi da tè e innumerevoli bicchieri di cristallo, lampade fioche, finestre sempre chiuse per non far vedere ai vicini come vivevano.

Ninella sognava di cambiare tende e mobili, ma era troppo costoso. Giacomo, contento, non voleva cambiare nulla: Mio padre mi faceva la semolina al mattino, ora tocca a me.

Il fine settimana, Giacomo si alzava presto, faceva le uova in padella con la mutanda sporca, non spendeva soldi. Ninella, spaventata, guardava lorologio, chiedendosi se doveva alzarsi o restare a letto. Passavano i giorni a casa, non andavano al cinema, perché dovevano risparmiare.

Questa sua parsimonia era nata presto, ma Ninella, credendo che il marito fosse solo un padrone severo, accettava tutto. Giacomo era un intellettuale di classe media, con genitori senza studi, ma felice di vedere la figlia e il figlio brillare.

Giovanni, ricercatore, quasi quaranta anni, aveva una tesi incompleta, piani di ristrutturazione, ma era lui il capo.

Che cosa vuoi, Grintoso? gli diceva la nonna Vassallo, mentre raccontava le novità della nipote.

Ninella ha fatto una buona scelta. Cè lappartamento in centro, il lavoro di Giacomo è importante come il mio, la donna deve sistemarsi bene, anche se sembra un po avara, è di famiglia. difendeva la nonna.

La nonna Vassallo non aveva mai sprecato soldi, ma non privava mai Elisa di cibo o vestiti. Se serve un cappotto, compriamolo, anche se è caro, lo restituiremo al vicino.

Quando la figlia andò allIstituto Tecnico, la nonna la accompagnò in una sartoria, dove le cucirono un vestito alla moda che Elisa desiderava.

Da quel giorno, gli affetti si raffreddarono, le telefonate sparirono.

Ninella e Giacomo vivevano. La passione di Giacomo svanì, gli bastavano le coccole, era più anziano di dieci anni rispetto a Ninella, e la romantica avventura si spense. Ninella accettava tutto: il marito amava, la madre era contenta, il padre lodava la scelta. E il resto, come nei libri, era sussurri, pappagalli nello stomaco, intimità non indispensabile per vivere.

Senza denaro è difficile, ma il lavoro di Ninella, insegnante, le dava qualche spicciolo. Giacomo, con la sua cassetta dei risparmi, voleva che Ninella aumentasse le sue competenze, così anche lo stipendio.

Ninella andava a scuola, amava i bambini, tornava stanca, si sedeva in cucina, e Giacomo leggeva sul divano, aspettando la cena.

Quando passerai al REI del personale? la prendeva in giro Giacomo. Magari finirai anche da bambinaia. rispondeva Ninella, ridendo.

Un giorno, Ninella, al settimo mese di gravidanza, disse a Giacomo: Sono incinta. Non farlo, mi sento male! Giacomo, spaventato, non capiva da dove venissero i bambini, ma era abituato a calcolare tutto.

Aspetta, non è il momento, mormorò, guardando il suo pancione. Fai il caffè, ma meno, così duri un mese.

Ninella, con il naso arricciato, sputò al suo dito, si sentì male, e Giacomo la cacciò in bagno, dove lei vomitò sui suoi piedi.

Il marito, irritato, si alzò, cercò il suo anello di matrimonio sparito, lo trovò nella polvere, lo lanciò via, ma la nonna Vassallo lo raccolse e lo gettò fuori sul prato.

Giacomo lo cercò a terra, lo trovò, lo guardò con rabbia, poi si voltò.

Basta così, dormiamo. disse, chiudendo la finestra.

Le risate dei vicini si spengarono, e Giacomo, quasi disperato, ricordò che doveva consegnare la tesi per il dottorato. Non era il momento di imprecare.

Divorziarono in fretta e silenzio. Ninella prese le sue cose, Giacomo la aiutò a portarle al taxi, e raccontò ai vicini che la separazione era per il bene del bambino.

Poi Giacomo tornò al suo appartamento vuoto, si sedette al tavolo, bevve un bicchierino di grappa con acqua, accese la televisione e vide il meteo, che ancora mentiva.

Ninella diede alla luce un bambino, Kirilo, magro come una canna di bambù, proprio come diceva la nonna Marta, un violinista, sempre alto e sottile.

Elisa, la madre, lo accudiva mentre Ninella era al lavoro. Federico, il nonno, portava a Kirilo i trenini e i soldatini da Mondo Bimbo.

Papà, ha solo sei mesi! rideva Ninella.

E allora lo compri, lo vendi, vedrai che ritorni! rispondeva Federico, spargendo i giocattoli sul tavolo.

Con Kirilo, la famiglia sembrò rinascere. La nonna Vassallo, con la sua energia infinita, comparve di tanto in tanto, portando dolci, consigli e una buona dose di ironia.

Un pomeriggio, Ninella, stremata, chiedeva a Giacomo: Perché non ti arrabbi più?

Perché voglio solo che stiate tutti bene, rispose la nonna, ma è difficile, vero? Tu e tua madre vi siete tuffati in una vita nuova senza sapere dove finiva.

Elisa ribatté: Lamore è amore, il calcolo non ha mai fatto male a nessuno!

La nonna Vassallo, con occhi piccoli ma pieni di saggezza, concluse: I nipoti cresceranno, noi cresceremo, e tutto andrà bene, finché avremo un po di tè e un sorriso.

Le tre donne, Ninella, Elisa e la nonna, presero il tè, chiacchierarono e, con un leggero tocco di ironia, si guardarono negli occhi, sapendo che, finché cera una famiglia, la vita avrebbe continuato a girare, anche con qualche strampalata curva.

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