Stiamo traslocando nel vostro appartamento
Il bilocale di Paola al centro è fantastico. Ristrutturato di fresco, pronto da vivere!
Ottimo per una ragazza sola sorrise con sufficienza Matteo a Lucia, come si fa con una bambina ma noi contiamo di avere due, magari tre figli. Subito, uno dietro laltro.
In centro poi è rumoroso, laria non è delle migliori, il parcheggio introvabile. E poi, diciamolo: sono solo due camere. Qui da voi ce ne sono tre. E il quartiere è silenzioso, lasilo proprio sotto casa.
Il quartiere in effetti è davvero tranquillo confermò Sergio, che ancora non aveva colto lantifona del futuro genero. È proprio per questo che abbiamo scelto di restare qui.
Ecco! Matteo schioccò le dita. Ed è quello che dico sempre a Paola: ma perché impegolarsi in troppa strettezza? Qui cè già tutto pronto.
Voi con vostra figlia siete in tre: questa casa è troppo grande per voi. Cè addirittura una stanza che non usate, ci tenete solo le cose accatastate. Invece a noi sarebbe perfetta.
Lucia stava cercando di infilare laspirapolvere nuovo nello stanzino dellingresso.
La macchina sembrava ribellarsi: il tubo si impigliava tra le grucce e nulla voleva saperne di stare al suo posto.
Sergio, vieni ad aiutarmi! gridò verso la stanza. O larmadio si è ristretto oppure ho disimparato a sistemare.
Sergio uscì dal bagno, aveva appena rimesso a posto un rubinetto.
Calmo, un po lento nei gesti, era lopposto della moglie.
Adesso ci penso io, Luciù. Passamelo qua.
Con una presa decisa, infilò laspirapolvere allangolo, occupando uno spazio perfetto.
Lucia sospirò e si appoggiò allo stipite della porta.
Dimmi tu: perché non basta mai lo spazio? Tre stanze, una casa grossa, e poi ogni volta che puliamo meglio svuotare tutto in cortile.
È che ti piace accumulare rise Sergio. Tre servizi di piatti, che ci fai? Ci apparecchiamo con uno, due volte lanno al massimo.
Lasciali lì, sono ricordi di famiglia. Questa era la casa della nonna, dopotutto.
Subito dopo le nozze, i genitori di Sergio avevano diviso leredità con giustizia: a lui era toccato questo ampio trilocale in una zona tranquilla, quello della nonna; a sua sorella Paola un bilocale in centro, nella cosiddetta zona doro.
In valore era più o meno lo stesso. Per cinque anni, erano andati tutti damore e daccordo. Nessuno invidiava nessuno.
Lucia pensava che sarebbe sempre stato così, ma…
***
Pulizie fatte, la confusione messa via, si erano finalmente seduti un attimo. Avevano appena acceso la televisione quando suonò il campanello.
Sergio andò ad aprire.
La sorellina con il suo fidanzato disse a Lucia dopo aver sbirciato dallo spioncino.
Paola entrò leggera, dietro di lei, a passi pesanti, Matteo.
Lucia lo aveva visto solo due volte: Paola lo aveva conosciuto sei mesi prima in palestra.
Matteo, a Lucia, non era mai piaciuto: troppo pieno di sé, quasi altezzoso. Li guardava sempre tutti e due dallalto in basso.
Ciao cari! Paola baciò il fratello e abbracciò Lucia. Passavamo di qui, volevamo darvi una notizia!
Avanti, accomodatevi. Una buona notizia fa sempre piacere Sergio li invitò in cucina Volete un tè?
Solo un bicchiere dacqua Matteo lo seguì dentro Il discorso è serio, Sergio.
In realtà, proprio per caso non erano passati. Avevano qualcosa da chiedere. E niente tè, aggiunse Matteo: Sediamoci un momento.
Lucia sentì un certo disagio: quel tono non le piaceva per niente.
Allora, dì pure disse Sergio, scrollando le spalle.
Paola faceva finta di niente, scrutava il cellulare con aria assorta, lasciando la parola al suo fidanzato.
Matteo si schiarì la voce.
Ecco. Abbiamo fatto domanda in Comune. Il matrimonio è tra tre mesi. Potrete immaginare che io ho progetti seri.
Una famiglia numerosa, una vita lunga e felice insieme. Così, discutendo dellabitazione Abbiamo pensato: ci trasferiamo da voi, e voi venite al bilocale di Paola!
Lucia non poteva credere alle sue orecchie. Guardò prima suo marito, poi Paola, che però continuava a trafficare con il telefono come se tutto questo non la riguardasse.
Matteo, ma… non sto capendo si incupì Sergio. Stai dicendo che?
Niente sottintesi: è una proposta costruttiva. Facciamo cambio!
Noi ci sistemiamo qui, e voi in casa di Paola.
Paola è daccordo, ci sembra ragionevole.
Lucia era sbalordita.
Ragionevole? lo fissò. Ma sei serio? Entri in casa nostra e ci chiedi di lasciarla perché hai deciso di fare figli?
Dai, non essere drastica, Lucia Matteo fece una smorfia. Parliamoci chiaro: voi avete una figlia, non pensate di allargare la famiglia. Perché allora avere tanto spazio? È uno spreco. A noi invece serve prospettiva.
La prospettiva, guarda… Lucia si alzò di scatto. Sergio, stai sentendo questa follia?
Sergio fece un gesto per placare la moglie.
Matteo, forse ti dimentichi che questa casa lhanno lasciata i miei genitori. Come a Paola la sua.
Abbiamo faticato per renderla nostra, i lavori li abbiamo scelti noi, tutto. Mia figlia cresce qui, ha le sue abitudini, gli amici sotto casa.
E tu ci chiedi di lasciarla solo perché ti è più comodo?
Dai, Sergio, siamo parenti Matteo si accomodò meglio sulla sedia Paola è tua sorella di sangue. Davvero non ti importa del suo futuro?
E poi ti sto offrendo un posto migliore, più centrale. Dal punto di vista economico ci guadagnate anche. Ho fatto i calcoli.
È interessante rise Sergio Non sei ancora sposato con mia sorella e già hai messo gli occhi sulla mia proprietà!
Paola, finalmente, lasciò il cellulare.
Oh, ma perché fate così? sbuffò. Matteo pensa solo a ciò che è meglio.
Davvero, con i figli, il mio appartamento sarebbe piccolo. Mentre qui cè un corridoio dove puoi giocare a calcio!
La mamma ci ha sempre detto che la famiglia è la cosa più importante. Te lo sei dimenticato, Sergio?
Mamma diceva di aiutarsi, non di cacciare uno dalla propria casa! ribatté Lucia. Ma ti rendi conto di cosa sta dicendo il tuo Matteo?
Che cè di male? Paola batteva le ciglia, sorpresa. Ha ragione. A voi non serve tutto questo spazio.
Non è vero! quasi gridava Lucia Quella è la mia stanza-ufficio! Lavoro lì, se non lhai scordato!
Lavoro… sbuffò Matteo. Metti foto sui social? Paola mi ha detto che è solo un passatempo. Basta il tavolo della cucina, non sei mica una regina.
Sergio si alzò in piedi, lentamente.
Basta così disse piano. Il discorso finisce qui. Ora vi alzate e ve ne andate. Tutti e due.
Sergio, ma che ti prende? Matteo non si mosse. Siamo venuti da parenti, civilmente.
Civilmente? Sergio si accostò al tavolo Sei venuto a chiedermi la casa, offendi mia moglie e decidi dove debba vivere mia figlia?
Hai un minimo di rispetto?
Rispetto, Sergio! Lucia si mise accanto al marito. Qui è tutto un calcolo: ancora non le hai messo lanello al dito e già vuoi spartire i beni.
Paola, ti rendi conto chi hai portato in casa? Ti caccerà anche dalla tua, appena gli conviene!
Non dire così! gridò Paola alzandosi anche lei Matteo pensa solo a noi! Al nostro futuro!
E voi siete solo avari, attaccati ai vostri spazi.
Fratello che sei!
Lavaro qui è il tuo futuro marito indicò Sergio la porta Ripeto per chiarezza: fuori. E di questo scambio non parlare mai più. Se ricapita, chiudiamo qualsiasi rapporto.
Matteo si alzò, sistemandosi il colletto della camicia. Nessun imbarazzo in volto, solo scocciatura.
Peggio per te, Sergio. Pensavo fossimo persone ragionevoli. Se vuoi farla difficile
Paola, andiamo!
Quando la porta si chiuse dietro di loro, Lucia crollò sul divano, tremando.
Lhai visto? Lhai sentito? guardava il marito con gli occhi sgranati. Ma chi si crede di essere?
Sergio stava alla finestra, osservando Matteo che, sotto casa, apriva la macchina in modo arrogante, dicendo qualcosa a Paola a muso duro.
Sai cosè il peggio? disse infine. Paola davvero pensa che lui abbia ragione.
È sempre stata un po sulle nuvole, ma così…
Le ha fatto il lavaggio del cervello! Lucia sobbalzò. Sergio, dobbiamo avvisare i tuoi. I genitori devono sapere che idee ha il loro futuro genero.
Aspetta Sergio prese in mano il telefono Prima sento Paola da sola. Senza quel pavone accanto.
Compose il numero. Dopo molti squilli, rispose Paola. Si capiva dal tono che stava piangendo.
Pronto! disse a fatica.
Paola, ascoltami bene la voce di Sergio era dura Sei in macchina con lui?
Che importa?
Se è lì, metti il vivavoce. Voglio che senta anche lui.
Non ci sono in macchina singhiozzò Paola Mi ha lasciata davanti al portone e se nè andato, dice che la mia famiglia è fatta solo di egoisti.
Sergio, ma perché fate così? Voleva che avessimo tutto perfetto…
Svegliati, Paola! quasi gridò Sergio al telefono Perfetto? È venuto qui a chiedere la mia casa!
Ti rendi conto che la tua casa è il tuo diritto, la tua eredità? E lui già decide come se fosse sua.
Ti aveva mai parlato di questa idea, prima di oggi?
La risposta tardò.
No disse infine, piano. Parlava di una sorpresa per tutti. Che aveva pensato al bene di tutti.
Bella sorpresa! Decide della tua vita e della mia senza neppure chiederci il parere.
Paola, ma chi hai deciso di sposare? È solo un approfittatore.
Oggi la casa, domani la tua macchina non gli basta, dopodomani dovrebbero cedergli la villa in campagna dei genitori, per avere aria pulita.
Non parlare così… Paola tremava. Ma mi ama.
Lamore non si vede con queste scenate e pretendendo di metterci uno contro laltro. Ha solo creato conflitto!
Lucia ancora non si riprende. Ti rendi conto che voleva metterci tutti contro?
Gli parlerò farfugliò Paola.
Fallo. Ma rifletti bene, prima di andare allanagrafe.
Sergio chiuse la chiamata e gettò il telefono sul divano.
Cosa ha detto? domandò Lucia.
Non ne sapeva niente. Sorpresa di Matteo, tanto per cambiare.
Lucia sorrise amaramente.
Immagino la scena: entra a distribuire la vita degli altri come vuole lui. Le stanze da una parte, le persone dallaltra. Che schifo.
Tranquilla Sergio la abbracciò La casa non la molliamo, sia chiaro.
Però mi dispiace per Paola. Si metterà nei guai.
***
Ma la paura peggiore di Sergio e Lucia non si avverò: il matrimonio non ci fu mai.
Matteo lasciò Paola quella stessa sera. Paola, tra le lacrime, passò la notte a casa del fratello per raccontare ciò che era successo.
Matteo si era presentato da lei per raccogliere le sue cose in fretta e furia. Quando lei lo aveva fermato per chiedere spiegazioni, lui aveva ribattuto che non voleva parenti così tirchi.
Dice che parenti così non gli servono singhiozzava Paola Dice che non ci si può mai contare su di voi.
E che non avreste mai tenuto i bambini se ne avessimo avuto bisogno, né ci avreste mai prestato dei soldi.
Non piangere, Paoletta la consolava Lucia indignata Non te lo meriti uno così!
Uno che non vuole mai assumersi le sue responsabilità, pensa solo a sé. Lascia stare e dimentica.
Paola ha sofferto qualche mese, ma poi si è ripresa.
Col tempo, ha capito. E si è chiesta come avesse fatto a non vedere prima il marcio che cera sotto quella facciata.
Se lo avesse sposato, avrebbe sofferto per tutta la vita. Il destino, per fortuna, aveva altro in serbo.
***
A volte, le persone che sembrano portarci soluzioni comode per loro pensano solo al proprio interesse. Mai rinunciare alla propria dignità, né lasciare che altri decidano il valore che hanno i nostri affetti e la nostra casa. Lamore vero, quello familiare, protegge e rispetta; chi tenta di sottrarti ciò che hai di più caro, non ti merita mai davvero.






