Succede anche da noi…

Capita anche questo

I genitori di Giorgino lo avevano tanto desiderato. Ma la gravidanza fu difficile e lui nacque prematuro. Restò settimane nellincubatrice. Molti suoi organi erano ancora immaturi. Respiratore artificiale. Due operazioni. Distacco della retina.

Per ben due volte permisero ai suoi di entrare a salutarlo, convinti che non sarebbe sopravvissuto. Ma Giorgino resistette.

Presto però si capì che vedeva a malapena e sentiva quasi nulla. Lo sviluppo fisico, a poco a poco, migliorò Giorgino si sedette, afferrò un sonaglino, poi iniziò a muovere i primi passi sorreggendosi al divano. Ma quello mentale sembrava fermo.

Allinizio i genitori si aggrapparono alla speranza lottavano insieme, poi il padre si dileguò silenziosamente lasciando la madre, Claudia, sola a combattere.

Si informò, scoprì una possibilità di un intervento: a tre anni e mezzo a Giorgino misero degli impianti per rimediare alla sordità. Da allora sembrava sentire, ma nulla cambiava nello sviluppo. Sedute da logopedisti, psicologi, educatori. Claudia veniva spesso da me, cercando consigli. Le suggerivo altri tentativi, altre vie Lei provava tutto. Ma niente dava frutti. La maggior parte del tempo Giorgino restava calmo nel box-culla, girando una cosa tra le dita. La sbatteva per terra. Si mordeva la mano, o qualcosa che trovava. A volte ululava su una sola nota, altre modulava quel lamento. Secondo Claudia, lui la riconosceva, la chiamava con un suo vocalizzo particolare e amava farsi grattare la schiena e le gambe.

Alla fine, un anziano psichiatra le disse: Che diagnosi vuole ancora sentire? Ormai lo vede… È come vegetale che cammina. Decida che fare: o lo affida a una struttura, o continua lei ma ormai sa come si fa, no? Non ha senso sperare ancora in chissà quale progresso. Né vivere da prigioniera vicino al suo box. Io, se posso permettermi, non lo vedo.

Fu lunico ad essere così chiaro. Così Claudia iscrisse Giorgino in un asilo specializzato e tornò al lavoro.

Qualche tempo dopo si comprò una moto il suo vecchio sogno. Sfrecciava per le vie di Firenze e sulle colline toscane con gli altri motociclisti: il rumore del motore le spazzava via i pensieri cupi. Il padre di Giorgino pagava gli alimenti, che Claudia spendeva tutti per le badanti del weekend con Giorgino, se ti abitui ai suoi vocalizzi, il compito non era impossibile.

Un giorno un motociclista, Andrea, le disse: Sai, mi piaci davvero… Cè qualcosa di tragicamente bellissimo in te.

Vieni, ti faccio vedere, rispose Claudia.

Andrea sorrise, convinto che fosse un invito a casa, in intimità. Ma Claudia gli mostrò Giorgino. Quel giorno era vivace: modulava il suo canto, forse aveva riconosciuto la madre o era inquieto per la presenza di uno sconosciuto.

Madonna santa! esclamò Andrea.

Cosa pensavi di trovare? ribatté Claudia.

Dopo un po’ presero a frequentarsi anche fuori dai giri in moto, e iniziarono a convivere. Ma fra Andrea e Giorgino ci fu da subito un accordo: niente rapporti, e anche Claudia non lo desiderava. Poi, un giorno, lui disse: Facciamo un bambino, noi due? Claudia fu tagliente: E se nasce di nuovo così, lo tieni tu? Andrea restò zitto quasi un anno, poi tornò alla carica. Alla fine nacque Tommasino. Per fortuna, sanissimo.

Andrea propose: Ora che abbiamo un figlio normale… magari Giorgino potremmo portarlo in un istituto fisso? Claudia tagliò corto: Piuttosto ci metto te in istituto. Andrea subito ritrattò: Era una domanda, niente di serio Tommasino scoprì Giorgino a circa nove mesi, gattonando.

Subito ne fu affascinato. Andrea si innervosiva: Non lo lasciare vicino a lui, può essere pericoloso! Ma lui era spesso a lavorare o in giro in moto, Claudia invece lasciava fare. Quando Tommasino strisciava accanto a Giorgino, questultimo stranamente non urlava più, sembrava ascoltare e attendere. Tommasino gli portava i giocattoli, mostrava come usarli, metteva le mani di Giorgino a posto per costruire qualcosa.

Un weekend Andrea rimase a casa ammalato: vide Tommasino che, ancora incerto, camminava e borbottava tra le stanze, seguito da Giorgino come unombra. Prima Giorgino restava confinato nella cameretta. Andrea fece una scenata: Non voglio che mio figlio stia vicino a quello scemo, controllalo! Claudia gli indicò in silenzio la porta.

Andrea si spaventò. Poi fecero pace. Claudia venne ancora una volta a confidarsi con me in una piazza di Firenze:

Lui è un babbeo, ma gli voglio bene, confessò. Assurdo, vero?

È naturale, le risposi. Lamore di una madre resiste a tutto.

No, intendo Andrea mi precisò. Secondo lei, Giorgino è un pericolo per Tommasino?

Risposi che, da quello che vedevo, era sempre Tommasino a guidare, ma andava comunque seguito. E così lasciammo le cose.

A un anno e mezzo Tommasino riuscì a insegnare a Giorgino ad impilare le torri. Lui, già allora, parlava per frasi, intonava filastrocche, mimava la pioggia piovosa come a scuola materna. È un genio, dottoressa? mi chiese Claudia. Andrea voleva sapere. Sta per scoppiare dorgoglio i figli degli amici a quelletà dicono solo mamma e papà.

Forse è proprio merito di Giorgino, ipotizzai. Non tutti i bambini così piccoli hanno occasione di trainare qualcuno nello sviluppo.

Ecco! gioì Claudia. Glielo dirò a quella statua di legno.

Famiglia strana la loro: vegetale che cammina, statua di legno con gli occhi, donna motociclista e piccolo genietto. Appena tolto il pannolino Tommasino impiegò sei mesi per insegnare anche a suo fratello. Farlo bere dalla tazza, mangiare, vestirsi Claudia ormai dava queste missioni proprio a Tommasino.

A tre anni e mezzo Tommasino chiese: Ma Giorgino, che ha esattamente?

Beh, innanzitutto non ci vede, rispose Claudia.

Ci vede, invece, replicò sicuro. Solo poco. Certi oggetti li vede, altri no. E dipende dalla luce. Meglio sotto la lampadina del bagno, lì ci vede molto.

Loculista rimase interdetto quando Claudia portò allappuntamento un bimbo di tre anni come interprete del fratello maggiore. Ma ascoltò con attenzione, prescrisse altre analisi, infine degli occhiali particolari e una nuova cura.

Con lasilo Tommasino proprio non si adattò. Ma questo dovrebbe andare alle elementari, dottoressa! Troppo avanti! Sa tutto lui, ci contraddice sempre, brontolavano le maestre. Io mi opposi: ancora un anno di giochi e di crescita insieme a Giorgino. Stranamente, anche Andrea fu daccordo e disse a Claudia: Tanto lo vedi che ormai Giorgino non urla quasi più?

Dopo altri sei mesi Giorgino riuscì a dire: mamma, papà, Tommy, dammi, acqua e miao-miao. I due fratelli andarono a scuola insieme. Tommasino era preoccupatissimo: Come farà senza di me? I maestri lì sono bravi? Capiranno come aiutarlo? Ancora adesso, in quinta elementare, fa prima i compiti con Giorgino e poi i suoi.

Giorgino parla con frasi semplici. Sa leggere, usare il computer. Ama cucinare, mettere in ordine (in cucina si lascia comandare dal fratello o dalla mamma), stare in cortile ad ascoltare la gente, osservare. Conosce tutti i vicini e li saluta sempre. Preferisce modellare il Didò, montare costruttori e smontarli.

Ma quel che gli piace di più è quando la famiglia al completo sale in moto, si getta sulle strade tra le vigne e gli ulivi: lui con la mamma, Tommasino con il papà, tutti insieme, a gridare controvento e a sentirsi, per una volta, semplicemente vivi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

one × two =

Succede anche da noi…