SUOCERA Anna Petrini sedeva in cucina, osservando il latte che sobbolliva piano sul fornello. Per l…

Allora, ascolta questa storia come se ti stessi raccontando quello che è successo davvero a casa della mia amica.

Cera questa signora, Anna Bellini, che passava spesso i pomeriggi nella cucina della sua casa a Firenze, guardando il latte sobbollire piano piano sul fornello. Ti giuro, lo aveva già dimenticato tre volte e ogni volta, la schiuma traboccava, lei si innervosiva e doveva pulire tutto con uno strofinaccio. Ma, lo sai, in certi momenti sentiva proprio che il problema mica era il latte.

Da quando era nato il secondo nipotino tutto in famiglia era andato un po in tilt. Sua figlia Caterina era sempre stanca, era dimagrita, parlava pochissimo. Il marito di Caterina, Marco, tornava tardi, cenava in silenzio e a volte spariva subito in camera. Anna vedeva tutto e si diceva: Ma dai, non si può lasciare una donna così sola!

Allinizio cercava di parlare, con cautela, e poi un po più decisa. Prima con Caterina, poi anche con Marco. Ma poi, sai che ha notato? Più lei parlava, più laria in casa diventava pesante. Caterina difendeva il marito, Marco diventava cupo… e Anna tornava a casa sua col pensiero di aver sbagliato tutto.

Quel giorno, Anna è andata a parlare col parroco della parrocchia, Don Luigi, così, senza nemmeno volere un consiglio, solo perché aveva il cuore pesante.

Mi sa che sono una suocera di quelle tremende, gli ha detto guardando il pavimento. Faccio solo danni.

Don Luigi era seduto, stava scrivendo qualcosa, ha posato la penna e le ha detto: Perché pensi così?

Anna ha alzato le spalle, Voglio solo aiutare, ma sembra che faccio arrabbiare tutti.

Lui la guardava con attenzione, senza giudicare e le ha risposto: Non sei cattiva, sei solo stanca. E molto ansiosa.

Anna ha tirato un sospiro. Era una frase che le suonava vera.

Ho paura per Caterina, ha detto. Da quando ha partorito, non è più la stessa. E lui…, ha agitato la mano, fa finta di nulla.

Allora, tu hai visto che fa lui? le ha chiesto il prete.

Anna ci ha pensato. Si è ricordata di Marco che la settimana scorsa ha lavato i piatti dopo cena, quando pensava che nessuno lo vedesse, e quando la domenica, anche se era distrutto, portava fuori il piccolo nel passeggino.

Eh, qualcosa farà pure, ha risposto titubante, ma non come vorrei io.

E come vorresti? le ha chiesto piano Don Luigi.

Anna stava per rispondere, ma poi si è accorta che non lo sapeva davvero. Nella testa giravano solo idee tipo: di più, più spesso, con più attenzione. Ma cosa di più, non riusciva a dirlo.

Voglio solo che lei stia meglio, ha sussurrato.

Allora dillo a te stessa, non a lui, le ha consigliato Don Luigi.

Cioè? ha chiesto Anna confusa.

Intendo, adesso tu non stai aiutando tua figlia: stai lottando contro suo marito. E combattere rende tutto più teso, a tutti. A te, a loro.

Anna è rimasta un po in silenzio. Poi ha chiesto: E allora cosa faccio? Fingo che vada tutto bene?

No, ha risposto lui, fai solo quello che aiuta sul serio. Non con le parole, ma con i fatti. Non contro qualcuno, ma per qualcuno.

Tornando a casa ci ha pensato su. Si è ricordata che quando Caterina era piccola, non faceva tante prediche, le bastava sedersi accanto a lei se piangeva. Perché adesso era tutto così diverso?

Il giorno dopo, senza avvisare, Anna si è presentata da loro con una pentola di minestrone. Caterina era sorpresa, Marco un po impacciato.

Non resto molto, ha detto Anna, sono venuta solo a dare una mano.

Ha guardato i bimbi, mentre la figlia dormiva un po. Poi è andata via senza dire nulla sulla fatica o su come dovrebbero vivere.

Una settimana dopo è tornata di nuovo. E poi ancora.

Ha continuato a vedere che Marco non era perfetto, per carità. Ma ha iniziato a notare, per esempio, come prendeva in braccio il piccolo con delicatezza, o come la sera copriva Caterina con una copertina, convinto che nessuno vedesse.

Una volta, non ce lha fatta e glielha chiesto in cucina: È dura, vero, in questo periodo?

Lui si è girato, come se nessuno gli avesse mai domandato niente del genere.

È dura, sì, ha risposto, dopo esserci rimasto un momento. Tanto.

E basta. Però da quel giorno, tra loro, quellatmosfera tesa sembrava svanita.

Anna ha capito che lei, dentro di sé, aveva sempre voluto che Marco cambiasse. Invece doveva cominciare da sé stessa.

Ha smesso di criticare Marco con Caterina. Quando la figlia si sfogava, non diceva più: Te lavevo detto io. Lascoltava e basta. A volte prendeva lei i bambini, così Caterina poteva riposare. A volte chiamava Marco per sapere come stava. Era difficile, più facile sarebbe stato arrabbiarsi, ma ha tenuto duro.

Pian piano in casa laria si è fatta più leggera. Non migliore o perfetta: solo più leggera. Senza tensioni continue.

Un giorno Caterina le ha detto: Mamma, grazie di esserci, adesso sei finalmente con noi e non contro di noi.

Anna ci ha pensato a lungo, su queste parole.

Ha capito una cosa semplice: la pace non arriva quando qualcuno ammette di avere torto, ma quando qualcuno smette per primo di combattere.

Sì, avrebbe voluto ancora che Marco fosse più presente, certo. Quel desiderio non spariva.

Ma ora desiderava molto di più che la sua famiglia riuscisse a stare serena.

E ogni volta che le veniva da rispondere male, di mettersi a discutere o di rimuginare, si chiedeva: Voglio aver ragione, o voglio che loro stiano meglio?

E quasi sempre, la risposta le mostrava la strada da seguire.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

12 + seven =

SUOCERA Anna Petrini sedeva in cucina, osservando il latte che sobbolliva piano sul fornello. Per l…