SUOCERO RIGIDO

Papà, ti dispiace se restiamo qualche mese da te? chiese incerto Luca al padre.
No, non mi dispiace rispose il padre, secco.

I genitori di Luca si erano separati dieci anni fa. La madre, dopo due anni, si era risposata, mentre il padre aveva continuato a vivere da solo. Il suo carattere era rigido, quasi intollerabile; le donne che entravano nella sua vita rimanevano poco tempo. Però non aveva mai abbandonato il figlio. Oltre al mantenimento, gli comprava tutto il necessario e partecipava attivamente alla sua educazione, con fermezza maschile, senza dolcezza ma con una certa cura paterna.

Luca aveva iniziato presto a vivere in modo autonomo. Dopo il liceo iniziò a lavorare e si trasferì subito dalla madre, affittando una stanza in un dormitorio. Qualche anno dopo sposò Ginevra, sua compagna di scuola. Stavano risparmiando per lacconto di un mutuo quando il proprietario della stanza annunciò di volerla vendere, costringendoli ad attendere la conclusione della trattativa. Luca decise allora di chiedere al padre di ospitarli qualche tempo, visto che viveva solo in un appartamento di tre locali. Il rifiuto improvviso del padre lo turbò, ma proprio quando stava per rinunciare il padre aggiunse:

Potete stare, ma in silenzio.

Grazie sospirò sollevato Luca.

Sapeva che il padre era schivo, amava la tranquillità e parlava poco. Ginevra, al quinto mese di gravidanza, desiderava anchessa quiete e accettò senza protestare. Non immaginava, però, che il silenzio del padre riguardasse anche loro dentro la sua casa.

Sergio Vasile si alzava alle cinque del mattino, calpestava il parquet con le scarpe di casa e iniziava i suoi rituali mattutini: bagno, cucina, bagno, cucina, bagno. Il suono dei passi rimbombava nella quiete, e ogni tanto qualcosa cadeva con un boom seguito da un porca miseria!. Non gli importava che altri dormissero; era la sua casa, e chi non sopportava il trambusto poteva andarsene.

Oltre al frastuono, il padre controllava ogni gesto di Luca e di Ginevra. Dopo le nove di sera il televisore doveva restare spento, il cibo non doveva friggere per non diffondere odori, e bisognava risparmiare luce e acqua: non era ricco, ma voleva che tutto fosse ordinato.

La situazione durò una settimana, finché Ginevra fu ricoverata. Con sua grande sorpresa, due giorni dopo il suocero arrivò in ospedale con una busta di frutta.

Il bambino ha bisogno di vitamine disse Sergio, serio, porgendole il pacco.
Grazie, signor Sergio rispose Ginevra.
Va bene, ora vado. Seguite le indicazioni del dottore.

Certo, arrivederci sorrise Ginevra.

Dopo la dimissione, Sergio continuava a svegliarsi alle cinque, ma cercava di fare meno rumore, dimostrando una timida premura: invitava a colazione con tono severo o portava silenziosamente un panno per pulire i pavimenti, sapendo che la giovane madre doveva riposare.

Lappartamento fu acquistato solo tre mesi più tardi. Il padre insisteva perché fosse ristrutturato prima del loro ingresso. Ginevra partorì proprio mentre i lavori erano al culmine, e dovettero tornare nella casa del suocero. I nonni visitarono la coppia qualche volta, ma Sergio faceva sempre finta di non gradire gli ospiti, sebbene il suo volto si illuminasse di un sorriso quando vedeva la piccola Varè. Era pronto a proteggerla da ogni pericolo.

Ogni mattina prendeva la bambina, lasciando Ginevra dormire ancora un po dopo le notti insonni. Imparò persino a cambiare il pannolino. Quando fu il momento di trasferirli nel loro nuovo appartamento, Sergio, asciugandosi una lacrima maschile, disse con il suo solito tono duro:

Siete ancora giovani, non dovreste stare tutti e due con un neonato. Restate qui un po di più. Finché Varè non si sposerà.

Luca e Ginevra si scambiarono uno sguardo incredulo. Sergio, voltandosi, aggiunse:

È solo sentimentalismo da anziano. Non fate storie, portate la bimba qui e sistemate le cose. Avrete ancora tempo per trasferirvi, sciocchi di Dio.

Il figlio pensava che il padre li avrebbe fatti andare via presto, ma quella risposta li lasciò stupefatti. Accettarono di restare; dopotutto è bello avere un nonno presente.

Sergio, accarezzando con tenerezza la nipotina, si sentì finalmente felice di avere nella sua vita la persona più cara e preziosa. Alla fine, la vera forza di una famiglia risiede nellamore e nella comprensione reciproca.

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