Vista da fuori, Paola sembrava la personificazione della felicità: madre di tre figli vivaci, parlava come minimo quattro lingue (la nonna giurava che ne era capace anche nel sonno), lavorava come analista per una banca nel centro di Milano, portava a casa un ottimo stipendio, aveva sempre gusto impeccabile e, sì, anche laspetto non le mancava. Suo marito, invece, da cinque anni aveva scelto la via zen del casalingo con una dedizione che sfiorava lascetismo e nessuna intenzione di cercare un lavoro. Dopo la nascita dei piccoli, Paola era tornata in ufficio senza battere ciglio, e guadagnava così bene che poteva permettersi una tata che sapeva fare la pasta fatta in casa meglio della suocera.
Abitavano nellappartamento in centro a Torino, ereditato dai nonni paterni di lui (benedetti gli immobili di famiglia!), ma Paola sempre previdente aveva anche acceso un mutuo per un bilocale che dava in affitto così da alleggerire un po il debito con la banca.
Di indole generosa, cercava sempre di comprendere le ragioni del marito Giovanni, aspettando con la pazienza di un santo il momento in cui forse, chissà, lui avrebbe sentito la chiamata del lavoro. Nella loro vita erano entrati due amici, Chiara e Lorenzo, con cui era nata una grande amicizia: si facevano compagnia alle cene, passavano spesso le vacanze insieme, tra una grigliata e una partita a briscola.
Poi il destino, si sa, è più creativo di una nonna piemontese durante il carnevale: Lorenzo si ammalò gravemente e Paola, come solo le vere amiche sanno fare, offrì a Chiara tutto il sostegno possibile tra lacrime e bonifici in euro, che spesso valgono più delle parole nei momenti difficili. Quando Lorenzo se ne andò, Paola continuò a tendere la mano a Chiara, soprattutto a livello economico, perché il dolore non va mai a braccetto con il saldo in positivo.
Un giorno, però, Giovanni (tra una partita alla PlayStation e una nuova dipendenza seriale su Netflix) le comunicò candidamente che aveva conosciuto unaltra donna e che aveva deciso di lasciarla. Un annuncio a cui Paola, ovviamente, reagì come davanti a un improvviso sciopero dei tram: incredula, confusa e piuttosto arrabbiata per la scelta della sostituta. Con il cuore spezzato, Paola corse a cercare conforto a casa della sua amica Chiara. Qui, tra il profumo di caffè appena fatto e una montagna di fazzoletti, si rese conto che Giovanni se la intendeva proprio con Chiara. Allimprovviso, tutto ebbe senso, anche troppo.
Spossata e con i neuroni in sciopero, tornò nel suo appartamento torinese, solo per ricevere la telefonata della suocera la Signora Maria Grazia che in perfetto stile melodrammatico italiano, la accusò sia della fuga di Giovanni sia del fatto che lui non lavorasse da anni (Se solo avessi cucinato di più!); insomma, secondo lei Paola aveva praticamente mandato in rovina la sacra famiglia in favore della carriera.
Quelle parole pesarono come i sacchi di farina per la focaccia, facendola vacillare sui suoi passi e sulle scelte di una vita. Ma Paola, si sa, è una donna italiana: prima o poi, con un buon caffè e una chiacchierata con lamica del cuore, tornerà a rimettere tutto a posto.




