Anna si svegliò con un sorriso sereno dipinto sul volto, come se il sole di Roma fosse già entrato nella sua stanza. Sentì il respiro di Vittorio accanto a lei, caldo sulla nuca, e il suo cuore si riempì di gioia. Da mesi aveva messo da parte i soldi per la luna di miele, un piccolo tesoro in euro che ormai brillava nel conto in banca. Ieri, durante una lunga chiacchierata, laveva fatta sentire una regina: Sei stata bravissima, non ti sbaglierai più in nulla.
Solo poche settimane prima, Anna era stata incerta. Vittorio laveva presentata alla sua famiglia e, per la prima volta, quel cerchio di volti sconosciuti le sembrò freddo e distante. Ma lelemento decisivo fu il patrimonio che la rendeva la sposa più ambita: una vecchia Fiat 500, ereditata dalla nonna, parcheggiata davanti al loro piccolo appartamento di Trastevere.
Una stanza era chiusa a chiave: la camera della nonna. Anna vi lasciò intatte le cose che la nonna amava il comò di legno, la poltrona a dondolo, la scrivania ingombra di scatole di filati colorati. Dopo il matrimonio, quella stanza avrebbe cambiato aspetto, ma per ora rimaneva un santuario del passato.
Di sera, spesso si rifugiava lì, accendeva il vecchio lampadario e si perdeva nei ricordi. Vittorio considerava quei momenti una coccola malinconica, ma non poteva impedirla. Che spreco di spazio! brontolava, evitando di entrare.
Nella sua famiglia, Anna era la più grande. I genitori, vedendola affidabile, la trasformarono in una babysitter improvvisata, scaricando su di lei le cure per la sorella minore e il fratellino. Il lamento costante non hai spolverato così, non hai lavato così divenne la colonna sonora della sua vita. Quando terminò la scuola, decise di prendere le poche cose che possedeva e di trasferirsi nella casa della nonna.
La nonna la accoglieva con dolci fatti in casa e la chiamava cantilena. Un mattino, Anna si alzò dal letto caldo e corse in cucina a preparare dei ricottini per colazione. Vittorio, ancora mezzo sonnolento, comparve poco dopo, si sedette al tavolo e si gustò i dolci immergendoli nella panna fresca.
Anna, iniziò dopo il quinto boccone, pensavo dimentichiamo la luna di miele! Con questi soldi compriamo una macchina nuova. Basta un piccolo finanziamento, ti daranno tutto.
Anna guardò il viso di Vittorio, lucido di panna, ma non rispose. Lì, la porta dingresso si chiuse con un clangore di chiave. Prima che potesse reagire, una piccola comitiva irruppe nellingresso: la futura suocera, la sua figlia e il nipotino di diciotto mesi, tutti con tre valigie e una borsa straripante.
Ciao sposa, entra pure! esclamò dalla soglia Lidia, la suocera, abbiamo deciso di venire subito, così non perdiamo tempo.
Anna fissò di nuovo Vittorio, che iniziava a scaricare le valigie dal corridoio verso la stanza della nonna.
Apri la porta, Anna, ordinò Vittorio. Dobbiamo spostare la poltrona sul balcone, coprirla con il telo, gli altri mobili li lasciamo così il vecchio armadio, però, via, lo buttiamo.
Che significa via? sussurrò Anna, quasi invisibile, mentre il caos si faceva strada nella casa.
Lidia, con tono deciso, rispose: Il matrimonio è tra due settimane, compra la macchina, e finché i tuoi piccoli non arriveranno, lappartamento sarà per loro. Il ragazzo di casa nostra, Vitto, vivrà qui, così non dovrà andare alluniversità lontano.
Vittorio, con un sorriso sornione, aggiunse: E la macchina, lho già vista, è una Fiat Toro, la finanziamo e partiamo per un viaggio sul mare, non più.
Sofia, la sorella di Vittorio, intervenne con energia: Conosco un rivenditore, il credito è facile! Non lasciamo che la luna di miele scivoli via, compriamo subito.
Vittorio, divertito, concluse: Anna, cerca le chiavi della stanza, io preparo i dolci per tutti. E se ne andò, lasciandola sola nel corridoio.
Anna entrò nella stanza, si sedette sul divano improvvisato e la sua mente fu un turbine. La colazione era sparita, il futuro sembrava un mucchio di bagagli da trasportare. Vittorio aveva già detto che avrebbero vissuto con lo stipendio di Anna, mentre lui metteva da parte denaro per ampliare la casa.
Non vuoi stare tutta la vita in un vecchio palazzo di periferia? le aveva chiesto, con voce di chi vuole decidere per gli altri.
Anna non protestò; il matrimonio era già fissato tra sei mesi. Poi vennero le sorprese: la suocera aveva già fatto le chiavi della sua stanza, e il piccolo Vitto sarebbe stato loro ospite permanente.
Lultima goccia fu la macchina. Anna, da bambina, sognava il mare, le sabbie della Sicilia, i tramonti greci. I genitori le avevano portato due volte al litorale, ma mai le avevano permesso di restare. Decise allora che la sua luna di miele sarebbe stata indimenticabile: Grecia, un hotel di lusso, un viaggio in Sicilia, templi antichi, vino greco sul terrazzo, una stanza con vista sul mare.
Le lacrime le scesero silenziose, come una pioggia di primavera. Nella sua mente, la nonna apparve, seduta nella sua vecchia poltrona, occhi dolci e un sorriso: Tranquilla, piccolina mia, il matrimonio non è una maledizione. Cerca chi ti ama davvero, chi si prende cura di te. Non sbaglierai.
Il piano si mise in moto. Dal suo appartamento si udirono le voci gioiose dei parenti, non più parenti, ma una folla rumorosa. Il marito che non era ancora suo, la suocera, i fratelli, tutti.
Anna telefonò al lavoro, chiedendo un permesso di due settimane. Poi chiamò la sua amica universitaria, Marta, chiedendo di custodire lappartamento. Marta, che viveva a due porte di distanza, accettò subito.
Non temere, metterò tutto in ordine.
Risolto lappartamento, Anna contattò lagenzia di viaggi, che le predispose un pacchetto lastminute. La valigia era pronta: costumi, libri, ricordi di una vita sognata.
Quindici minuti dopo, uscì di casa, chiuse la porta con delicatezza e lasciò un biglietto: Matrimonio annullato. Le chiavi a Marta. La macchina comprala tu. Non è più la mia.
Già alla partenza per laeroporto, il cellulare vibra incessantemente: messaggi accesi, chiamate perse, Sei impazzita?. Spegne il telefono, ma dentro di sé sente una voce lontana, la nonna, che le sussurra: Corri, piccolina, il mare ti aspetta.





