TATIANA, MA SEI IMPAZZITA?! HAI QUARANTACINQUE ANNI! HAI UN FIGLIO ADULTO NELL’ESERCITO! E VUOI PREN…

MARIA, SEI IMPAZZITA?! HAI QUARANTACINQUE ANNI! HAI UN FIGLIO ADULTO CHE STA FACENDO IL SERVIZIO MILITARE! E PRENDI UN NEONATO?! PER DI PIÙ CON UN CURRICULUM DI DIAGNOSI COSÌ LUNGO? SARAI UNA VECCHIA QUANDO ANDRÀ A SCUOLA! TI ESAURIRÀ E TI PORTERÀ ALLA TOMBA!

Maria stava silenziosamente piegando minuscole tutine, mettendole nella borsa.

In cucina, sua migliore amica, Giovanna, era infuriata.

Maria, svegliati! Dovevamo andare a vivere a Roma! Volevamo finalmente pensare a noi stesse! Hai appena divorziato da quel marito alcolizzato, hai ricominciato a respirare! Perché vuoi complicarti la vita così? Questo bambino ha la paralisi cerebrale, un difetto cardiaco, è una condanna a vita!

Maria chiuse la cerniera della borsa.

Alzò lo sguardo verso lamica con occhi stanchi ma sereni.

Giovanna, lho visto. Nellistituto, quando siamo andate coi volontari a portare i pannolini. Lì, solo in un angolo, non piangeva. Guardava il soffitto, con occhi… occhi da grande, come di chi ha già capito tutto e si è arreso. Non sono riuscita a voltare le spalle e uscire. Ho capito subito: se me ne fossi andata, avrei smesso di respirare.

Il bambino si chiamava Lorenzo. Aveva otto mesi.

Sua madre lo aveva lasciato in ospedale appena nato. Un vegetale, dicevano i medici. Non sopravvivrà.

Maria lo portò a casa.

Iniziò linferno che Giovanna le aveva predetto.

Lorenzo non dormiva mai. Urlava dal dolore, dai crampi. Maria imparò a fare i massaggi, a somministrare iniezioni, a nutrirlo con la sonda.

Lasciò il suo buon posto in banca per lavorare da casa, contabile freelance, per pochi euro.

Molti le voltarono le spalle. È matta, sussurravano le vicine. Fa la santarella, ma forse ha troppo tempo.

Suo figlio maggiore, tornato dal militare, non comprese.

Mamma, cosè questo? chiese con disgusto, guardando il bambino storpio nella culla. Ora spendi tutto per lui? E il mio matrimonio? Avevi promesso di aiutarmi.

Paolo, il matrimonio può aspettare. La vita no.

Passarono cinque anni.

Maria invecchiò. Le spuntarono capelli bianchi, profonde rughe ai lati degli occhi. La schiena le faceva male: portava Lorenzo in braccio in continuazione.

Ma Lorenzo… Lorenzo viveva.

Contro ogni previsione, non era un vegetale.

Maria lo portava ai centri di riabilitazione. Vendette la sua casetta in campagna, la macchina, persino la sua collezione di gioielli.

Ogni giorno fisioterapia, piscina, logopedista.

Ma-ma… disse lui a tre anni. Per la prima volta.

Maria pianse, il volto affondato nei suoi capelli caldi. Quella parola valeva più di ogni ricchezza.

A cinque anni cominciò a gattonare.

A sette, a reggersi in piedi sorretto.

I medici gridavano al miracolo.

Ma Maria sapeva: non era un miracolo. Era sacrificio, fatica, amore puro. Quellamore incondizionato capace di muovere le montagne.

Tradimento e ricompensa.

A dieci anni Lorenzo aveva bisogno di unoperazione costosa alle gambe, per poter camminare.

Costava una fortuna.

Maria si rivolse al figlio, Paolo, che ormai aveva avviato la propria officina.

Paolo, prestami dei soldi. Ti giuro che te li restituirò, venderò lappartamento e ci trasferiremo in un monolocale.

Paolo la guardò freddamente.

Mamma, io ho i miei progetti. Sto costruendo casa. Sei stata tu a scegliere di complicarti la vita. Te lavevo detto. Non ti aiuterò.

Maria uscì dallo studio del figlio barcollando.

Si sedette su una panchina al parco. Senza più forza, senza più speranza.

Le si avvicinò un uomo, appoggiato a un bastone, zoppicante.

Si sente bene? chiese.

Era Bruno, pensionato dellesercito, ex artificiere.

Cominciarono a parlare. Maria, contro ogni aspettativa, gli raccontò tutto. Di Lorenzo, delloperazione, del figlio.

Bruno ascoltò in silenzio.

Le aiuto io, disse semplicemente. Ho qualche risparmio, quelli che si tengono per il funerale. Ma a che mi servono? Sono solo. Mia moglie è mancata, figli non ne ho mai avuti. E questo ragazzo deve camminare.

Bruno diede i soldi. Senza ricevute, senza condizioni.

Lorenzo fu operato.

Un anno di riabilitazione difficile. Bruno si trasferì da Maria: era più facile affrontare la vita in due.

Diventò per Lorenzo il padre che non aveva mai avuto. Gli costruiva attrezzi per la ginnastica, lo sfidava a scacchi, gli raccontava delle sue missioni.

E un giorno, Lorenzo camminò.

Tremante, con il deambulatore, sollevando i piedi nelle ortesi pesanti. Ma da solo.

Papà Bruno, guarda! Sto camminando! gridò.

Maria e Bruno stavano in corridoio, mano nella mano, due persone anziane e stanche, ma trionfanti.

Passarono altri dieci anni.

Lorenzo ora ha ventanni. Cammina con il bastone, ma cammina. Studia informatica, è intelligente, gentile e ha ancora quegli occhi profondi.

Paolo, figlio biologico di Maria, non ha trovato la felicità nella sua casa grande. La moglie se ne è andata, i bambini sono fuori controllo. Ogni tanto chiama la madre, si lamenta della vita, ma non va mai a trovarla per vergogna.

Maria e Bruno vivono tranquilli.

Di recente ce lhanno fatta a viaggiare in Italia, davvero, tutti insieme.

Con i soldi che Lorenzo ha guadagnato sviluppando unapp per telefono.

Mamma, papà, questo è per voi, ha detto, porgendo loro i biglietti. Mi avete dato le gambe. Io voglio regalarvi il mondo.

Seduti in un piccolo caffè di Trastevere, ridevano e bevevano caffè.

Giovanna, lamica di sempre, ha visto la foto sui social. Nella foto Maria, ormai grigia ma felice, ride tra due uomini: uno anziano, uno giovane.

Giovanna ha commentato: «Alla fine avevi ragione, Maria. Non sei mai stata vecchia. Sei la più viva di tutte noi».

Morale:

A volte, ciò che crediamo sia una croce è invece ciò che ci dà le ali. Temiamo la fatica e i sacrifici, li chiamiamo buon senso. Ma il vero senso della vita non è la tranquillità o la vacanza al mare. Senso è essere indispensabili a qualcuno, amare tanto da compiere miracoli.

Non abbiate paura di amare persone difficili o di prendere scelte scomode. Perché alla fine non rimpiangeremo la fatica, ma il non aver aiutato chi aveva bisogno.

E voi, conoscete storie dove i figli adottivi sono diventati davvero figli di cuore?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

ten + 2 =

TATIANA, MA SEI IMPAZZITA?! HAI QUARANTACINQUE ANNI! HAI UN FIGLIO ADULTO NELL’ESERCITO! E VUOI PREN…