TI RICORDERO’
Signora Maria Serena, qui il ricciolo non mi viene proprio bene sussurrò tristemente il piccolo Matteo, alunno di seconda elementare, indicando con il pennello una fogliolina verde che nel suo disegno proprio non voleva girarsi dalla parte giusta.
Ma prova a spingere meno sul pennello, tesoro Così, come se fosse una piuma sulla mano. Ecco! Perfetto! Altro che ricciolo, è uno spettacolo! sorrise la maestra anziana. Per chi lhai fatta questa meraviglia, Matteo?
Per la mamma! rispose radioso, ora che la foglia ribelle era domata. Oggi è il suo compleanno, questo è il mio regalo! La voce di Matteo si riempì di orgoglio sotto lo sguardo incoraggiante dellinsegnante.
Che fortuna ha tua madre, Mattei. Ma aspetta ancora un attimo, non chiudere il quaderno. Lascia asciugare i colori, così non si rovinano. Quando arrivi a casa poi lo stacchi con calma. Vedrai che alla mamma piacerà tantissimo!
La maestra gettò un ultimo sguardo affettuoso sulla testa scura abbassata sul foglio da disegno e, sorridendo fra sé, tornò alla cattedra.
Bel regalo, davvero. Era tanto che una mamma non riceveva un dono così sincero. Matteo aveva certo un dono per il disegno! Forse doveva chiamare sua madre per proporre di iscrivere il bambino allAccademia delle Belle Arti Juniores. Un talento così non si deve sprecare.
E magari, perché no, chiedere alla sua ex alunna se il regalo le fosse piaciuto. Maria Serena non riusciva a staccare gli occhi da quei fiori disegnati, sembrava quasi che le foglie verdi volessero davvero frusciare vive tra le sue dita.
Eh sì, Matteo tutto sua madre! Decisamente! Larisa alla sua età disegnava anche lei divinamente
*****
Signora Maria Serena, sono Larisa, la mamma di Matteo Conti, squillò il telefono quella sera in casa della maestra, la voce giovane della donna era tesa. Volevo avvisare che domani Matteo non verrà a scuola.
Ciao, Larisa! È successo qualcosa? chiese Maria Serena, preoccupata.
Eccome se è successo! Quel monellaccio oggi mi ha rovinato il compleanno! la voce al telefono si accese di rabbia. E ora sta a letto con la febbre, la guardia medica se nè appena andata.
Aspetta, come con la febbre? Quando è uscito da scuola era sano, veniva a portarti il regalo
Dici quelle macchie?
Quali macchie, Larisa! Ha disegnato dei fiori splendidi per te! Stavo per chiamarti per suggerire di iscriverlo a una scuola darte
Non so che cosa siano quei fiori, ma di certo non mi aspettavo un mucchio di pulci!
Un mucchio di cosa? Di cosa parli? Maria Serena era sempre più confusa, ascoltando i racconti sconnessi della donna agitata dallaltra parte del telefono. Senti, Larisa, ti dispiace se passo un attimo da voi? Abito proprio vicino, non ci metto nulla
Dopo aver avuto il suo consenso, la maestra, armata di un vecchio album panciuto pieno di fotografie sbiadite e disegni dei suoi primi alunni, ormai lontani, uscì di casa e si avviò verso lappartamento.
In cucina, dove Larisa laccolse, regnava un certo disordine. Messa da parte la torta e la pila di piatti sporchi sul lavello, la madre di Matteo iniziò il suo racconto:
Rientrato tardi da scuola, con zaino, giacca e pantaloni sporchi di fango
Estrasse da sotto la giacca un cucciolo zuppo dacqua che puzzava di discarica da metri di distanza! Era entrato in una fossa piena dacqua di scioglimento della neve per salvare il cucciolo buttato lì da altri ragazzini! I libri rovinati, il quaderno macchiato irreparabilmente E la febbre che era salita quasi a 39 in meno di unora
Gli invitati se ne erano andati senza assaggiare la torta, e il medico della guardia medica aveva persino rimproverato la madre per non aver sorvegliato il bambino
Così alla fine lho riportato laggiù, sulla stessa discarica, quando Matteo si è addormentato. E lalbum bè, si sta asciugando sul termosifone. Non cè più traccia né di fiori né di disegno! sbuffò Larisa innervosita.
E Larisa proprio non notava come, a ogni parola e ogni lamentela, Maria Serena si rabbuiava sempre più.
Quando poi sentì la fine riservata al cucciolo, il volto della maestra divenne cupissimo. Guardò la donna con rigore, accarezzò il vecchio album rovinato sul radiatore e parlò con voce calma:
Raccontò dei riccioli verdi, dei fiori vitali Della cura, della fatica, e del cuore del bambino, della sua sensibilità e del coraggio che aveva nel non saper sopportare lingiustizia, dal momento che qualcuno aveva buttato il povero cucciolo in quella buca.
Poi si alzò, prese Larisa per mano e la portò alla finestra:
Eccola lì, vedi? indicò la buca in lontananza Non solo un cucciolo, anche Matteo poteva affogarci dentro. Ma credi che in quel momento lui ci abbia pensato? Magari aveva in mente i fiori sul foglio, aveva paura perfino di respirare per non rovinarli, così tanto ci teneva al suo regalo per te.
E tu, Larisa, ti sei dimenticata come anche tu, negli anni Novanta, piangevi sulla panchina davanti alla scuola stringendo un gattino graffiato appena salvato dagli altri bambini? Come tutta la classe laccarezzava in attesa della tua mamma Come poi non volevi tornare a casa, rimproveravi i tuoi genitori quando avevano buttato fuori quella massa di pulci e come per fortuna poi si sono ravveduti!
Ti ricordo io, se vuoi! E Tizietto tuo, a cui non potevi separarti! E Briciola, la cagnetta del cortile che ti seguì fino alluniversità, e quel corvo con lala rotta su cui ti occupavi con tanta cura
Maria Serena tolse dallalbum una foto ingiallita, dove una bambina fragile con il grembiulino bianco stringeva un gattino peloso e sorrideva felice tra i compagni. Con voce tranquilla, ma ferma, continuò:
Ti ricordo quella bontà che in te fioriva con mille colori nonostante tutto
Seguì un disegno ormai sbiadito: una bimba bionda con un gattino in braccio e laltra manina aggrappata forte a quella della mamma.
Se dipendesse da me continuò la maestra, stavolta più severa bacerei quel cucciolo insieme a Matteo! E incornicerei quelle macchie colorate! Perché non esiste regalo più grande, per una madre, che crescere un figlio che resta umano!
Maria Serena non si accorse neanche di come il volto di Larisa cambiasse a ogni parola, di come lanciasse occhiate ansiose verso la porta chiusa della stanza del piccolo. Stringeva lalbum con le dita bianche dallemozione
Signora Maria Serena! Mi raccomando, guardi Matteo per qualche minuto, torno subito! esclamò improvvisamente Larisa, prendendo cappotto e uscendo di corsa.
E senza badare al freddo o al percorso, si precipitò alla discarica. Frugava tra scatoloni e sacchi dimmondizia, con i piedi bagnati che non sentiva nemmeno, chiamando e guardando verso casa “Mi perdonerà?” si chiedeva.
*****
Matteo, chi è questo amico che si infila col musetto tra i fiori, eh? Non sarà mica il tuo Dado?
Proprio lui, Maestra Maria Serena! Lo riconosce?
Come no! Cè anche la macchia bianca a stella sulla zampina! Ricordo ancora quando io e la tua mamma lo lavavamo tutte le sere! rise affettuosamente la maestra.
Ora gliele lavo io ogni giorno! dichiarò con orgoglio Matteo. La mamma dice che se tengo un amico, devo premurarmi di lui! Ci ha comprato anche una vaschetta apposta!
Che brava la tua mamma sorrise linsegnante Disegni ancora i regali per lei?
Sì, stavolta per metterlo in cornice. Perché la mamma ha incorniciato quelle macchie vecchie lì, ma ogni volta che le guarda sorride. Ma si può ridere per delle macchie, Maestra Maria Serena?
Le macchie, eh? Certo che si può se sono fatte col cuore. Dimmi, amico mio, come va allAccademia darte? Ti diverti?
Oh sì! Presto potrò disegnare un ritratto alla mamma! Chissà come sarà contenta! E intanto ecco! Matteo tirò fuori dal suo zaino un foglio ripiegato. Questo è da parte della mamma, anche lei ora ogni tanto disegna.
Maria Serena srotolò il foglio e posò affettuosamente una mano sulla spalla del piccolo seduto al banco.
Sul foglio bianco, una pioggia di colori al tempo stesso allegri e teneri: Matteo sorridente, con la mano sulla testa nera della cagnolina che lo adorava, una bimba minuta e bionda in una vecchia divisa scolastica che abbracciava un gattino
E, dal lato opposto, dietro una cattedra piena di quaderni, la maestra lei stessa con un sorriso e una saggezza infinita negli occhi vivissimi.
In ogni tratto si respirava quellorgoglio materno che non ha limiti.
Maria Serena si asciugò una lacrima e allimprovviso sorrise radiosa: in un angolo del disegno, tra i fiori e i riccioli verdi, si nascondeva una parola sola, dipinta con delicatezza: «Ricordo».
Ecco, oggi ho imparato che, anche nel cuore più arrabbiato, la gentilezza non si cancella. Basta solo ricordarglielo.






