Ti dimostrerò che posso farcela da sola: La mia rinascita dopo anni come “brava moglie” di Markus, il marito che pensava fossi persa senza di lui – Come un semplice lavoro part-time, il sostegno delle amiche e tanta rabbia mi hanno resa indipendente, più forte e pronta a volare verso la mia libertà

Ti faccio vedere io che ce la faccio da sola.

Quando mio marito, Maurizio, mi ha detto in faccia: «Giulia, io me la cavo benissimo anche senza di te, ma tu senza di me? Non sei nessuno!», ho sentito le gambe molli come uno zampone troppo cotto. Non solo era doloroso era proprio un guanto di sfida, dritto nel cuore. Ma chi si crede di essere, a pensare che io sia una povera incapace, destinata a crollare senza la sua ombra ingombrante? Allora sai che cè? Sfida raccolta! Da quel giorno ho deciso: basta fare la sua figurante di sfondo. Mi sono trovata un lavoro part-time, il mio primo stipendio in anni e senza la sua protezione. Voglio che capisca che non solo riesco a sopravvivere, ma che mi rafforzo a vista docchio, altro che!

Con Maurizio siamo sposati da otto anni, ma lui è sempre stato il “capo-famiglia”: guadagnava i soldi, prendeva le decisioni, mi spiegava come dovevo vivere. Prima lavoravo come receptionist in un centro estetico, ma appena sposati lui mi ha fatto licenziare: «Giulia, ma chi te lo fa fare? Guadagno più che a sufficienza.» Io, tutta contenta, ho creduto fosse affetto. Poi ho capito che era solo controllo. Decidendo cosa indossavo, chi potevo vedere, persino come salare la pasta. Mi sono ritrovata perfetta casalinga disperata, sempre lì a guadagnarmi il suo sorriso. Un giorno, dopo lennessima lite, è arrivata la sua perla: «Senza di me non vali niente!» Quelle parole mi sono rimaste stampate più della salsa sul grembiule.

Tutto è iniziato per una sciocchezza volevo passare il weekend da mia amica Federica, ma lui niente: «Giulia, ma chi ti cucina, io muoio di fame!» Io, esasperata: «Maurizio, mica sono la tua colf!» Ed ecco che lui sbotta con quella frase. Sono rimasta impalata come una statua in piazza Navona, mentre lui se ne andava in salotto come se nulla fosse. Lì ho capito che la musica doveva cambiare. Passai la notte sveglia tormentandomi: E se avesse ragione? E se davvero non potessi farcela? Poi però mi è salita la rabbia e no, caro Maurizio, qui ti sbagli di grosso.

Il giorno dopo mi sono scrollata le paranoie di dosso e ho telefonato alla mia amica Federica, che lavora in un bar, per chiederle se serviva una mano. Lei stupita: «Giulia, ma eri anni che non lavoravi! Ma che ti è preso?» «Voglio dimostrare che posso farcela», le rispondo. Una settimana dopo ero già dietro al bancone a servire cappuccini e sorrisi (spesso forzati) a clienti più scontrosi di Maurizio. Non era certo il lavoro dei miei sogni, ma era roba mia, stipendio incluso. Il primo pagamento nemmeno 400 euro ho quasi pianto dalla gioia. Io, Giulia, quella buona a nulla, mi ero guadagnata i miei primi soldi!

Quando lho detto a Maurizio, ha fatto una risata che sembrava quella di un cartone animato: «Adesso ti spacca la schiena per due spicci? Ridicola!» Ridicola? Ho sorriso: «Vediamo chi ride per ultimo, quando camminerò sulle mie gambe.» Maurizio era convinto mollassi dopo una settimana, invece sono rimasta, eccome. Il lavoro è faticoso, ma ogni giorno mi sento meno tappetino e più Giulia. Ho cominciato a mettere da parte qualche soldino niente miliardi, eh, ma il mio piccolo fondo libertà. Vorrei far qualche corso: onicotecnica? Contabilità? Ancora non so, ma una cosa è certa: indietro non ci torno, nella vita dove Maurizio decide chi devo essere.

Mia madre ci ha messo la sua: «Giulia, ma perché tutte queste complicazioni? Chiarisciti con Maurizio, accomodatevi…» Accomodarsi? È facile parlare dal divano quando nessuno ti tratta come un soprammobile. Federica invece mi spronava: «Grande Giulia! Fagliela vedere chi comanda!» E devo dire, mi dava la carica. La sera però, quando tornavo dal bar con le mani distrutte e Maurizio mi faceva scena muta, un po di paura mi veniva: E se cavesse ragione lui? Magari senza di lui davvero non ce la faccio… Ma poi ripensavo alle sue parole e capivo che non posso mollare. Non per lui per me.

Sono passati due mesi e mi guardo allo specchio, quasi non mi riconosco: ho perso peso (a furia di correre e niente più crostate da noia), ho imparato a dire no sia ai clienti ferrati che a Maurizio. Quando laltra sera mi fa: «Giulia, fammi qualcosa da mangiare, sto morendo!» rispondo serafica: «Maurizio, ho appena finito il turno, ordiniamo una pizza?» Raramente lho visto così muto. Comincia a capire che non sono più la geisha di casa. E intanto io scopro chi sono davvero. Standomene per conto mio (con il gatto, che almeno non si lamenta).

A volte sogno che Maurizio venga da me e dica: «Giulia, avevi ragione tu.» Ma Maurizio non ammette mai un errore: aspetta che mi ravveda e torni la mogliettina docile. Mi spiace per lui, non succederà. Il lavoro part-time è solo lantipasto. Voglio la mia casa, la mia carriera, la mia vita. Se ancora crede che vado a picco senza di lui, beh… che si tenga pronto a guardarmi mentre prendo il volo! E se decidesse di andarsene? Forse per la prima volta so che soresisto. Perché io Giulia sono molto più forte di quanto lui abbia mai pensato.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

12 + five =

Ti dimostrerò che posso farcela da sola: La mia rinascita dopo anni come “brava moglie” di Markus, il marito che pensava fossi persa senza di lui – Come un semplice lavoro part-time, il sostegno delle amiche e tanta rabbia mi hanno resa indipendente, più forte e pronta a volare verso la mia libertà