Toccare con lo sguardo e vivere la felicità

Ti racconto un po della vita di Ginevra, quella ragazza che da diciannove anni è rimasta nel suo paesino di collina, tra le vigne e gli ulivi, con la mamma e la nonna. Da sempre spera che torni Lorenzo, il ragazzo del vicino che le è sempre piaciuto fin da piccola. Con un sorriso ricorda il suo amico dinfanzia, più grande di lei di cinque anni, e pensa:

Che bello sarebbe se Lorenzo si presentasse allimprovviso qui, nella nostra campagna. Peccato che la sua nonna è morta tre anni fa, e io lho curata fino allultimo

Dopo la terza media, Ginevra è andata al liceo tecnico sanitario del comune, ha appena finito gli studi e ora lavora come infermiera di base nel centro di assistenza locale. Spesso si pone domande del tipo:

Che cosè la felicità femminile? Esiste davvero? Viviamo in una famiglia tutta al femminile e non so cosa renda felice la mamma. Mi sembra che anche lei non abbia ancora capito cosa sia la felicità. Racconta, per esempio, di mio padre, che non ho mai visto, che quando ha saputo della sua gravidanza è sparito di corsa. O della nonna Ada, una donna buona che ha cresciuto da sola due figlie dopo essere rimasta vedova presto.

Ginevra cura i paesani, anche se è ancora molto giovane, ma è brava a fare le iniezioni, a misurare la pressione, è sempre gentile e premurosa con i pazienti, così tutti la rispettano perché è una di noi, una vera di campagna. Da bambina sognava di diventare una dottoressa. Curava gatti, cani, le ginocchia delle compagne con la verdognola, e sapeva anche medicare i propri graffi.

Un pomeriggio, tornata al posto di guardia con la testa piena di pensieri, le riemerge Lorenzo nella mente.

Perché continuo a pensare a lui, si rimprovera forse è già sposato, ha una famiglia numerosa e non saprà mai che lo amo fin da quando avevo tredici anni.

Lultima volta che lha visto è stato ai funerali della sua nonna; hanno parlato poco, lui era con la madre, che si mostrava debole, appoggiandosi al braccio del figlio.

Linverno è ormai ben radicato, siamo già al nuovo anno, febbraio sta per finire. La mamma di Ginevra è postina, mentre la nonna sta sempre in casa a preparare focaccine, ravioli e gnocchi.

Mentre si avvicina al suo casale, lancia unocchiata alla casa del vicino, la cui chiave le era stata data dalla nonna di Lorenzo quando la curava. Dopo le bufere di neve, a volte Ginevra spalava il sentiero verso quella casa sperando in una visita di Lorenzo, ma

Ciao, nonnina, dove sta mamma? dovrebbe già essere a casa, chiede la nipote.

È passata, ma è andata a fare visita a Maria, lamica, si è ammalata. Tornerà presto, ha portato le medicine. Vieni a tavola, ti faccio qualcosa di caldo. Vedrai che ti sentirai meglio, dice dolcemente la nonna Ada.

Grazie, nonnina, ho fame e fa freddo, linverno è testardo e non vuole andarsene, ma la primavera arriverà e scaccerà il gelo, ride Ginevra, presto tornerà e spunterà il sole, e io adoro la primavera.

Rientrata nella sua piccola stanza, si sdraia sul letto e torna a pensare a Lorenzo. Una volta, quando aveva diciassette anni, era venuto per le vacanze estive ad aiutare il nonno Semen a sistemare il tetto. Un passo sbagliato lo fece quasi cadere, ma il nonno lo afferrò per mano. Si ferì il piede con un chiodo sporgente. Ginevra, che lo vide dal suo cortile, corse a prendere una benda e la verdognola. Entrò nella proprietà altrui e trovò Lorenzo con il piede gonfio, mentre la nonna sbatteva le mani sul fianco, urlando di dolore.

Che male, Lorenzo! Ti sistemo subito la ferita, disse la ragazza, mentre lui la guardava sorpreso.

Hai trovato un dottore, eh? sbuffò lui.

Non è nulla, la tua nonna è una curatrice innata, fin da piccola tratta tutti, commentò Ada.

Ginevra esaminò la ferita e, con voce rassicurante, disse:

Non è profonda, adesso ti sistemo, ti fa male?

Nel suo sguardo azzurro cera tanta compassione, quasi pronta a piangere per lui, e Lorenzo, vedendo quei occhi, sorrise.

Non preoccuparti, non sento nulla, rispose, mentre lei avvolgeva la benda. Ricorderà sempre quegli occhi azzurri; aveva circa dodici anni allora.

Quando Lorenzo tornò dallesercito e vide la madre, rimase spaventato: era pallida, le labbra secche. Non poté trattenere le lacrime accanto a lei. La madre pianse di gioia per averlo riveduto, e ora niente le faceva più paura.

Grazie a Dio, figlio mio, sei tornato, ora posso morire in pace.

Mamma, non parlare così, prometto di aiutarti in tutto, rispose Lorenzo.

Era davvero un figlio devoto. Aiutava la madre con le iniezioni, massaggiava le gambe, le dava conforto al cuore debole. Trovò lavoro e il suo sogno era rimettere la madre in piedi, e ci stava riuscendo. Con il tempo la madre si rallegrò, si occupò di più delle faccende di casa e, soprattutto, tornò a ricordare la vecchia casa di campagna.

Ah, figlio mio, comè bello vivere in campagna, non scendere dal quarto piano, ma sedersi su una sedia di legno a godersi laria pulita. Avere qualche gallina

Così Lorenzo decise di andare in paese e si preparò per sabato. Sapeva che tornare dinverno in una casa abbandonata era una follia, ma promise alla madre che in un weekend sarebbe andato a controllare la situazione. Gli occhi della madre brillarono di gioia. Decise di non rimandare più e, anche se pensava che il sogno della madre fosse unillusione, doveva andare a vedere.

Uscito dallautobus, rimase sorpreso: la strada, appena sgombrata da un trattore, portava dritta alla casa della nonna. Era la stessa casa dove andava ogni anno, che non voleva più lasciare.

Probabilmente dovrò fare un salto nel profondo della neve, pensò, ma subito si rese conto che il sentiero era già pulito fino al cancellino, e anche la porta dingresso con le tre scalinate era sgombra, con persino un vecchio setaccio di vimini sul portico.

Chissà chi ha pulito il sentiero forse qualcuno si è già sistemato lì, si chiese.

Le finestre erano coperte da leggeri pizzi, ricordava quelli cuciti dalla nonna con la macchina da cucire. Lei amava guardare fuori e non li tendeva mai. Lorenzo salì sul portico, tirò fuori la chiave e aprì la porta. Allimprovviso sentì una voce femminile gioiosa alle sue spalle:

Ciao, non ti vedevo da tanto, ti aspettavo, sapevo che saresti tornato.

Lorenzo si irrigidì per la sorpresa, quasi cadde dal portico. Davanti a lui cera una ragazza alta, avvolta in un cappotto di pelle e un berretto bianco, gli occhi azzurri brillavano di luce. Sul viso una leggera arrossatura, un sorriso timido.

Davvero non ti ricordo? Sono la nipote di Ada ricordati.

Lorenzo riconobbe la ragazza che gli aveva medicato la ferita al piede, ma il nome gli era sfuggito.

Sono Ginevra, non ti ricordi di me?

Ginevra! Certo, Ginevra, come potrei dimenticarti? si ricordò Lorenzo, sorridendo Ti ho curato la gamba eri più piccola, avevi le trecce lunghe fino alle spalle, bionde e un po buffe, spuntavano fuori.

Hai davvero ricordato?

Il volto di Ginevra si illuminò di felicità, Lorenzo non riusciva a distogliere lo sguardo, anche lui sorrideva.

Io spesso pulivo la neve, aspettando te, chiacchierava Ginevra, ho tantissime cose da raccontarti. Vieni, ti preparo un tè con marmellata di ciliegie, la mamma e la nonna saranno felici di vederti. Poi potremo andare a vedere la casa, avrai il tempo.

Lorenzo si sedette nella casa di Ginevra, bevve il tè con la marmellata, ascoltando attentamente. La nonna e la madre si ritirarono in unaltra stanza dopo laccoglienza calorosa.

La nonna, che ultimamente era molto malata, spiegò che non voleva preoccupare la mamma. Raccontò di come aveva curato Ginevra fin da bambina, perché il suo sogno era diventare una dottoressa, e ora era infermiera di base.

Ricordo ancora quando mi curavi il piede, rise Lorenzo, eri così seria, lhai fatto così bene che non è rimasto nemmeno un cicatrino.

Oh, smettila, agitò la mano Ginevra, è solo che mi preoccupavo per te, da quando ero piccola ti ho sempre amato arrossì e coprì la bocca, sorpresa di aver detto così.

Lorenzo rimase stupito.

Sì, eri una ragazzina alta, ma ti rispettavo per la tua serietà nel curarmi, disse, quasi a difendere il suo sentimento.

Ginevra, superando lemozione, gli porse la chiave della casa della nonna.

Ecco, la tua nonna me laveva data prima di morire, e la chiave è rimasta qui. Mi ha sempre detto che saresti tornato, forse anche a restare, disse, abbassando lo sguardo.

Lascia la chiave con te, rispose Lorenzo. Andiamo dentro.

Entrarono, e Lorenzo fu colpito dallordine e dalla pulizia, come se la nonna fosse appena uscita. Capì a chi doveva tutto questo e guardò Ginevra con gratitudine.

Devo tornare a casa, ma prometto di tornare spesso. Verrò con la mamma, vuole laria fresca di campagna. Rimetterò la casa a posto, e tu aspetterai, vero? Tornerò sicuramente. I tuoi occhi lucenti non mi lasceranno in pace, disse, il cuore gli balzava in petto.

Lorenzo capì che voleva davvero tornare, toccare con lo sguardo la felicità che Ginevra gli dava, e sentiva che la sua vita non sarebbe più la stessa senza di lei.

Che bello che Ginevra non si sia ancora sposata, che io sia qui, pensava mentre la salutava alla fermata dellautobus, con la voglia di cantare e ridere.

Salì sullautobus e, prima di partire, disse:

La nonna aveva ragione, torno qui e non ti lascerò più.

Ginevra tornò a casa sorridendo, ora sapeva cosè la felicità femminile.

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