Tradimento e ricatti: quando lui impone le sue condizioni e minaccia di distruggere la famiglia se l…

Ha tradito e ora detta le regole

Senti, Chiara, non ho né il tempo né la voglia di ascoltare le tue lamentele senza fine.

O smetti subito di fare la vittima offesa e andiamo avanti, oppure domani preparo la valigia e spieghi tu a nostra figlia perché il papà se nè andato.

Da sola! È chiaro?

Andare avanti… cosa significa, Marco? chiese lei sottovoce. Dimenticare tutto? Fare finta che non abbia letto quei messaggi?

Come se Andrea Ricambi Auto non ti avesse scritto alle due di notte che gli mancavano le tue mani?

Marco sospirò, togliendosi nervosamente le sneakers senza slacciarle e schiacciando il tallone contro il pavimento.

Ancora… Ti ripeti come un disco rotto. Te lho detto in italiano: è finita. Sono a casa? Sì. Sono con te? Sì. Porto soldi? Sì.

Cosaltro vuoi? Devo inginocchiarmi? Non succederà mai!

Non serve. Mi basterebbe che la smettessi di parlarmi come se ti rovinassi la vita. Sei sempre sarcastico, sprezzante

Perché sei insopportabile! la interruppe lui. Giri per casa con quella faccia da chi ha mangiato solo limoni.

Secondo te, mi fa piacere tornare qui? Appena entro, o parte linterrogatorio o mi ignori!

Chiunque avrebbe lasciato correre per salvare la famiglia. Ma tu: devi sempre scavare nella ferita.

Le passò accanto diretto in cucina, dandole una spallata. Chiara oscillò, ma rimase in piedi.

Aveva sempre pensato di essere fortunata ad averlo. Marco: uomo di carattere, di successo, un padre perfetto. Avevano una bambina, la piccola, cinque anni, Caterina, una casa insieme e stipendi più che dignitosi.

Il tradimento era avvenuto sei mesi prima, ma non era un caso isolato il marito conduceva da mesi una doppia vita.

Lo scoprì per caso, quando Caterina giocava col telefono del papà e sullo schermo comparve un messaggio: Andrea Ricambi Auto chiedeva se Marco avesse poi comprato quellintimo che le stava così bene.

Quando la verità venne a galla, Marco non negò. Prima tacque, poi si arrabbiò, poi disse soltanto:

Sì, è successo. È passato. Non fare un dramma, io ci sono ancora.

In sei mesi non chiese scusa, non mostrò pentimento. Non si sentiva colpevole, e questo toccava Chiara più di tutto il resto.

Entrando in cucina, trovò Marco già seduto al tavolo a scorrere il cellulare. Davanti a lui un piatto di orata al forno, che lei aveva coperto per non farlo freddare.

Hai tirato corto col sale? sbottò lui, scoprendo il piatto. O hai pianto tanto da non sentire più i sapori?

Marco, basta. Caterina è in camera, ci sente.

Meglio, sogghignò ingoiando un boccone. Così scopre che è la mamma a far scappare di casa il papà. È quello che vuoi, no? Che io me ne vada?

Vorrei solo che ti comportassi da persona. Avevi promesso di salvare questa famiglia. È così che stai lavorando su di te? Umiliandomi ogni giorno?

Marco appoggiò la forchetta.

Senti, cara. La famiglia è una società e io ci investo: gioco con nostra figlia, le pago le lezioni di danza, la porto allasilo.

Vuoi che la bambina abbia un padre? Ce lha. E dopo tre mesi che mi assilli ancora con questa storia, cosa pretendi, che ti tratti pure bene?

Ecco la condizione: o smettiamo di parlarne e andiamo avanti, o vado via. E se vado, resti senza soldi.

Dividiamo la casa, devi venderla, e poi dovrai darmi migliaia di euro.

Ce li hai? No. Quindi ti toccherà laffitto, un altro quartiere, un altro asilo. Lo vuoi lo shock per Caterina?

Chiara tacque. Marco la conosceva meglio di quanto lei stessa si conoscesse. Solo lidea di sradicare la figlia dalle abitudini, dagli amici dellasilo, dover cercare rifugio in un appartamento umido mentre la madre combatteva per un paio di metri quadrati, le dava un vero terrore.

Meglio così, concluse Marco. Mangia. Sei solo pelle e ossa, a vederti viene il voltastomaco.

***

Quella sera, mentre Caterina si abbracciava il suo coniglietto di peluche, addormentata, Chiara stava sul balcone immersa nei pensieri.

Marco era certamente un buon padre secondo i canoni: non beveva, mai un gesto violento, la bambina lo adorava.

Papà, sei il mio eroe, bisbigliava ogni mattina.

Come avrebbe potuto Chiara distruggere quel mondo?

Dalla stanza arrivava la voce di Marco che parlava al telefono. Involontariamente tese lorecchio.

Sì, domani va bene. Certo. Te lho detto, la questione si risolve. Si lamenta un po e poi si calma. Dove vuole andare, in fondo?

Chiara si immobilizzò. Così parlava di lei Si allungò verso la porta finestra.

Marco era stravaccato sul divano, gambe sul tavolino. Quando la vide, interruppe la chiamata.

Con chi eri? domandò lei.

Un collega. Vuoi pure la lista dei contatti? le porse il cellulare con fare teatrale. Dai, controlla. Tanto, sei tu la detective di casa.

Ma sappi che se trovi anche un solo messaggio cancellato, parto subito per casa di mia madre. E sarà solo colpa tua.

Mi stai prendendo in giro, Marco? Chiara si fece avanti. Pensi davvero di avere il diritto di dettarmi condizioni? Dopo quello che hai fatto?

Certo. Perché luomo sono io, e io decido come vive la mia famiglia. O mi segui, o te la vedi da sola.

Si alzò, le si avvicinò.

Lo capisci, Chiara, che un altro uomo non amerà mai Caterina come me? le sussurrò allorecchio. La sopporterà solo finché sei giovane e bella. Poi diventerà un peso. Vuoi davvero questo per tua figlia? Un patrigno che non le importa nulla?

Sei uno str, Marco, sussurrò lei.

Sono realista, si allontanò sorridendo. Ora vado a farmi la doccia. Preparami la camicia pulita per domani. Quella bordeaux.

E non ti scordare di stirarla. Oggi cera una piega sul colletto, dà fastidio.

Entrò in bagno e Chiara rimase pietrificata in salotto.

***

La mattina iniziò col solito caos. Chiara girava le frittelle alla ricotta, Caterina protestava per non mettere i collant.

Marco fece il suo ingresso in cucina con la camicia bordeaux Chiara gliela aveva stirata comunque.

Mamma, sabato andiamo allo zoo?

Certo, tesoro, sorrise Chiara con fatica.

Papà, vieni anche tu? Mi hai promesso di farmi vedere il leone grande!

Marco accarezzò la testa della figlia e per un attimo cambiò volto.

Vengo, stellina. Ma solo se la mamma si comporta bene e non fa piangere il papà, allora ci andiamo.

Chiara quasi lasciò cadere la spatola.

Marco, cosa dici? sibilò quando Caterina si distrasse con i cartoni.

Che cè? alzò le sopracciglia con innocenza. Educo la bimba allimportanza del rispetto in famiglia.

Non vorrai che roviniamo il weekend per una delle tue scenate?

Chiara tacque. Nessuna risposta: di nuovo lui si proteggeva col ruolo di padre.

***

A lavoro fu tutta la giornata assente. Colleghi le chiesero se stesse bene, lei si giustificava dicendo di essere stanca.

A pranzo aprì un sito di affitti. I prezzi erano proibitivi, e quelli decenti nel suo quartiere sparivano in un attimo.

Qualcosa di economico spuntava solo dallaltra parte della città.

Due ore solo allandata, lasilo chiude alle sei. Non ce la faccio a prenderla, pensò Chiara chiudendo il portatile. Dove posso fuggire? Come posso fare?

Unora prima di uscire, Marco la chiamò:

Ascolta, stasera faccio tardi. Ho degli impegni. Mangiate senza di me. Ah, Chiara

Sì?

Compra del vino rosso, buono, dolce. Parliamo con calma stasera, basta drammi.

Ma Marco, io non

Chiara, non te lo sto chiedendo, la interruppe. Ti sto offrendo una possibilità di migliorare latmosfera. Non sprecarla. Un bacio. Saluta Caterina.

Riagganciò. Chiara guardò il telefono finché lo schermo si spense. Forse doveva tentare ancora il dialogo? Ormai peggio non poteva andare

***

Caterina si addormentò subito, e Chiara era già da più di unora sola in cucina. La bottiglia di vino era lì laveva comprata, odiandosi per la propria debolezza.

Marco rincasò poco dopo le undici, di ottimo umore.

Brava, la baciò sulla guancia. Lei ebbe un moto di rigetto. Basta, non agitarti. Facciamoci un bicchiere.

Pensavo Forse dobbiamo prenderci una pausa, rilassarci. Che ne dici, il mese prossimo andiamo in Sicilia? Tutti e tre. Caterina ama il mare, già trovato uno splendido hotel.

Marco, che vacanza? Chiara trasalì. Ma se sembriamo due estranei!

Sei tu che stai sempre sulle tue, sorseggiò il vino. Io sto cercando di sistemare. Ma! Voglio che mi prometti: nessuna parola più su questa storia.

Niente controlli al telefono, niente allusioni, niente lacrime. Ricominciamo, come se non fosse mai successo.

Ma la fiducia? Chiara lo fissò negli occhi.

La fiducia è un lusso che ora non ti puoi permettere, Marco rise piano. Ti serve stabilità, la bambina ha bisogno del padre, e questa casa di un uomo.

Hai tutto questo. Prezzo: il tuo silenzio. Mi pare un buon affare.

E se non accetto questo affare?

Marco posò lentamente il bicchiere.

Allora domani sistemi la valigia. Parlo sul serio, Chiara. Sono stufo di questa situazione.

Sono uomo, a me serve una casa serena, non una moglie sempre insoddisfatta.

Se non riesci a perdonare e dimenticare, allora meglio separarci.

Ma ricorda: prenderò tutto quello che posso, e la colpa sarà solo tua, per orgoglio!

Si alzò e uscì. Chiara restò al buio, ascoltando lacqua della doccia. Sapeva bene: questa era arroganza nuda e ricatto schietto.

Qualsiasi donna forte gli avrebbe lanciato il bicchiere addosso e via. Ma lei non era forte

Era, innanzitutto, una madre: doveva pensare alla figlia. Tutti possono sbagliare, pensava.

Il marito aveva fatto uno scivolone solo una volta. Meritava forse il perdono almeno per Caterina doveva provare a dimenticare

Mamma? si sentì sussurrare, voce insonnolita.

Chiara si asciugò gli occhi in fretta: sulla soglia cera Caterina.

Mamma, ho fatto un brutto sogno. Dov’è papà?

È qui, tesoro, la prese in braccio, stringendola forte. Papà è sotto la doccia, non è andato via. Vieni, tutto va bene. Siamo tutti a casa.

Davvero? Caterina si strinse a lei. Saremo sempre insieme?

Chiara chiuse gli occhi, sentendo il cuore andare in mille pezzi.

Sempre, piccolo mio. Sempre.

Mentre la riportava a letto, Chiara prese dentro di sé una decisione: avrebbe tenuto unita la famiglia. Da domani avrebbe fatto tutto il possibile per dimenticare quel tradimento. Ma questo sarebbe stato domani…

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