Tradita dalla sorella
Giulia, davvero non ce la faccio più sbuffò Martina, lasciandosi cadere sulla sedia e tenendosi la testa tra le mani. Tu non puoi capire cosa significhi fare tutto da sola. Mi sembra di avere la schiena spezzata.
Giulia poggiò la tazzina di caffè sul tavolo e scrutò con attenzione la sorella. Era stanca, con le occhiaie profonde e i capelli raccolti in un disordinato chignon.
Martina, cosa è successo stavolta?
Sono già passati due anni da quando Lorenzo se n’è andato. Due anni! E tutto è sulle mie spalle. Scuola, compiti, attività, cucina, pulizie, bucato… Mi sento come un criceto sulla ruota. Non respiro più! E ora Sofia ha iniziato pure a fare la ribelle. Risponde, discute su tutto…
Giulia aggrottò le sopracciglia. Sua nipote, che aveva dieci anni, le era sempre sembrata una bambina tranquilla, riflessiva. Mai una crisi, mai una parola scortese.
Sofia? Davvero risponde male? Strano… con me è sempre tanto dolce…
Tu la vedi due volte al mese, Giulia! Martina alzò le braccia esasperata. Prova tu a spiegare ogni giorno che i piatti si lavano subito, che i compiti non si rimandano, che il cellulare di notte devessere spento.
Sono cose da bambini, ci passano tutti…
Cose da bambini? Martina fece una risata amara. Io non ho più energie per le cose da bambini. Esco dalla farmacia dove lavoro, torno e mi aspettano pentole, panni, pavimenti… Mentre lei si annoia, non fa nulla! Basta, non ce la faccio!
Giulia non rispose. Avrebbe voluto ribattere che altre madri ce la fanno, che cè chi cresce tre figli da sola. Ma non voleva litigare con la sorella, così si limitò ad annuire con unespressione premurosa.
Senti, Martina sembrò illuminarsi allimprovviso questo weekend sei libera, giusto?
Sì, mi pare di sì…
Perché non prendi Sofia da te? Sabato e domenica. Ho bisogno di staccare un po la spina, volevo andare a trovare una mia amica in provincia, svagarmi.
Ma certo! Giulia non nascose la felicità. Volentieri. Guardiamo un film, passeggiamo… da tempo volevo passare tempo con la mia nipotina.
Martina sorrise sollevata e frugò nella borsa per chiamare la figlia.
Il fine settimana passò in un attimo. Sofia era una compagnia meravigliosa. Cucinarono la pizza insieme: la bambina stese la pasta da sola e scelse i suoi ingredienti preferiti. Guardarono cartoni animati spalmate sul divano, passeggiarono al parco e sfamarono le anatre. Giulia non vide né capricci né scortesie. Anzi, una bambina solare, curiosa, pronta al dialogo.
La domenica sera Giulia chiamò Martina. Gli squilli durarono a lungo, finché finalmente la sorella rispose.
Sì?
Martina, quando vieni a prendere Sofia? Ti aspettiamo.
Silenzio. Un silenzio troppo lungo.
Giulia è successo un imprevisto Martina esitò. Non sono in città.
Come? Dove sei? Dovevi andare dalla tua amica in provincia, non è un viaggio così lungo.
Non sono in provincia. Sono in Grecia.
Giulia credette di aver frainteso.
Dove?!
Sono in Grecia. Sono partita ieri mattina. Ho un amico qui, starò con lui un mese. Mi serve riposo, capisci?
Martina, stai scherzando?! Giulia afferrò il bordo del tavolo. Sei partita per un altro paese e hai lasciato tua figlia a me senza avvisare?
Come potevo dirtelo? Avresti rifiutato!
È ovvio che avrei rifiutato! Ho un lavoro, delle responsabilità, non posso tenere una bambina per un mese! Ti rendi conto di cosa hai fatto?
Giulia, non fare tragedie. Tu stessa hai detto che Sofia è tranquilla, non crea problemi. Un mese vola.
Ma sei impazzita?! Giulia gridò ormai senza freni. Come puoi abbandonare tua figlia così? Sei sua madre!
Sono una madre che non sa più cosa sia il riposo da due anni. Ho bisogno di vacanza.
Una vacanza? Di un mese? In Grecia?!
Giulia la voce di Martina si fece gelida Non urlare. E poi che farai? Butti Sofia fuori casa? Chiami gli assistenti sociali?
Linea staccata. Martina aveva chiuso la chiamata.
Giulia rimase ferma in cucina, stringendo il cellulare. Non riusciva a crederci: la propria sorella le aveva appoggiato la figlia per un mese, poi era partita per le spiagge, senza nemmeno avvisare.
Sofia apparve dalla porta del soggiorno.
Zia Giulia, ma la mamma quando torna?
Giulia respirò profondamente. Poi forzò un sorriso.
Sofia, vieni qui. Dobbiamo parlare.
La bambina si sedette sullo sgabello, facendo dondolare le gambe. Giulia si mise accanto.
La mamma è partita per rilassarsi. Tornerà, ma ci vorrà un po. Vivrai da me per un po, va bene?
Sofia fece spallucce.
Va bene.
Nessuna lacrima, nessun capriccio. Una calma che metteva più pensiero che sollievo a Giulia.
Hai le chiavi di casa vostra nello zaino?
Sofia annuì, tirando fuori il portachiavi con un piccolo gatto in ceramica.
Allora andiamo a prendere le tue cose.
La casa della sorella le accolse in un ordine perfetto. Giulia raccolse vestiti, libri, i giocattoli preferiti di Sofia. La bambina aiutava, silenziosa, mettendo in valigia ogni oggetto con attenzione.
La prima settimana fu di adattamento. Giulia organizzò turni di lavoro flessibile, parlò col capo per lavorare qualche giorno da casa. Sofia frequentava la scuola, faceva i compiti, cenavano insieme la sera.
La seconda settimana Giulia notò qualcosa di nuovo. Sofia si offrì di aiutarla nelle faccende: spolverò i mobili, passò laspirapolvere, lavò persino le finestre.
Sofia, non sei obbligata.
Voglio aiutarti disse la bambina con serietà Mi dai da mangiare, mi ospiti. È giusto dare una mano.
Poi chiese il permesso di preparare uninsalata. Tagliò i cetrioli alla rinfusa, i pomodori a fette disuguali, ma con una cura commovente. Giulia la lodò per limpegno.
La mamma non mi faceva mai cucinare mormorò Sofia con gli occhi bassi. Diceva che sbagliavo tutto. Che era meglio facesse da sola.
Tu volevi?
Tanto. Anche pulire mi piaceva. Ma la mamma si arrabbiava se provavo. Diceva che poi doveva rifare tutto da capo.
Giulia ripensò alle lamentele di Martina: Sofia non fa nulla, sta lì a fissare il soffitto. In realtà, nessuno le aveva mai lasciato provare, neanche sbagliare.
Papà invece me lo lasciava fare aggiunse sottovoce. Diceva che gli inizi sono sempre difficili, ma bisogna tentare.
Ti manca papà?
Silenzio, poi un cenno del capo.
La mamma non mi fa vedere papà. Dice che è cattivo. Ma non è vero. Lui è bravo… solo che con la mamma era tutto complicato.
Giulia abbracciò la nipotina fragile e piccola.
Martina non chiamò mai. Non una volta in tre settimane. Non chiedeva come stesse la figlia, né mandava saluti. Giulia spediva foto e messaggi, e riceveva solo risposte monosillabiche: Ok. Bene. Va bene.
Unidea le venne allimprovviso, a notte fonda. Il mese stava per finire, Martina sarebbe tornata, avrebbe ripreso Sofia, e tutto sarebbe ricominciato come prima. Una madre che soffocava la figlia, vedendola solo come fatica, mai come persona.
La mattina Giulia cercò nel telefono il numero di Lorenzo, ex marito della sorella.
Pronto?
Lorenzo, sono Giulia. La sorella di Martina.
Pausa.
Giulia? Cosè successo?
Sofia è qui da me. Da quasi un mese. Martina è partita per la Grecia, lasciandola qui senza dire nulla.
Un lungo silenzio.
Come sta Sofia?
Bene. Ma sente la tua mancanza.
Posso venire a prenderla?
Vieni.
Dopo unora il citofono suonò. Sulla soglia cera un uomo alto, occhi stanchi e un mazzo di margherite in mano.
Papà! Sofia corse tra le sue braccia. Lorenzo labbracciò forte, con le spalle che gli tremavano.
Tesoro mio. Mi sei mancata. La mamma non mi faceva…
Lo so, papà. Lo so.
Giulia restò a distanza, osservando. Padre e figlia finalmente di nuovo assieme. Non per il bene della bambina, ma per puntiglio e vendetta, la mamma li aveva separati.
Quando finirono di abbracciarsi, Giulia si avvicinò.
Sofia, posso farti una domanda, ma devi essere sincera. Vorresti vivere con papà?
La bambina non esitò.
Sì.
Giulia si rivolse a Lorenzo.
E tu?
Lo sogno da quando me ne sono andato rispose lui con emozione. Lho sempre amata. Solo con Martina non ce lho fatta. Ma Sofia non lho mai abbandonata. Lei mi ha impedito di vederla.
Il giorno dopo Giulia chiamò gli assistenti sociali. Spiegò la situazione. La madre aveva lasciato la figlia minorenne sola in Italia, per un mese in Grecia. Il padre era pronto a occuparsene.
Ci vollero alcuni giorni: documenti, colloqui, psicologi. Sofia non tentennava mai, ripeteva che voleva stare col papà. Lorenzo fornì le prove dello stipendio e della casa.
Una settimana dopo, Sofia si trasferì da lui.
Giulia li visitava spesso. Vedeva la bambina trasformarsi: aiutava il padre in cucina e lui la lodava anche per i cetrioli tagliati storti. Ridacchiavano insieme, Lorenzo le leggeva storie la sera, anche se ormai non era più piccolissima.
Giulia con Lorenzo aveva trovato una sintonia nuova. Era posato, riflessivo, senza la frenesia della sorella. Bevevano il tè, commentavano i progressi di Sofia a scuola, progettavano gite.
Un pomeriggio, Martina rientrò abbronzata, riposata, euforica. Ma lumore cambiò subito.
Hai dato mia figlia a quelluomo?! urlò appena varcata la soglia. Hai tradito tua sorella!
Io? Giulia sorseggiò il suo caffè con calma. Non ho dato via nessuno. Sei tu che hai abbandonato tua figlia.
Non lho abbandonata! Lho lasciata a te, solo per poco!
Per un mese. Sei partita per un altro paese senza mai chiedere nemmeno come stava.
Era mia figlia!
Lo era. Ora deciderà il Tribunale.
Martina impallidì.
Quale Tribunale?!
Per laffidamento. Lorenzo ha presentato domanda. Ha ottime possibilità, visto che lasci tua figlia sola per settimane.
Tu… Martina tremava dalla rabbia. Tu sei una traditrice! Una sorella mi ha rovinato!
Una sorella a cui hai lasciato la figlia per fare la turista. Giulia si strinse nelle spalle. Ora però non avrai più pesi. Niente pulizie, niente compiti, niente fatiche. Finalmente sei libera.
Pagherai per questo!
No, Martina. Pagherai tu. In Tribunale. Prepara i documenti e cerca un avvocato. Ma le possibilità sono poche. Sofia vuole stare con il padre. E lo sai? Dovrai anche versare gli alimenti.
Martina uscì sbattendo la porta senza salutare.
Giulia si appoggiò allo schienale della poltrona. Il legame con la sorella forse era finito per sempre. Ma non si pentiva. Continuava a domandarsi come si potesse lasciare una figlia per un mese intero a una sorella, senza una parola.
Ora Martina aveva unimportante lezione da apprendere: che ogni azione ha conseguenze. Che non si possono trattare le persone come strumenti e pensare di farla sempre franca.
Sofia finalmente era serena. E questa era la cosa più importante di tutte.






