Senti, Giulia, non ho né tempo né voglia di ascoltare ancora i tuoi lamenti infiniti.
O la smetti subito con questa faccia da vittima offesa e torniamo a vivere come se niente fosse, oppure domani preparo la valigia, e sarai tu a spiegare a nostra figlia perché papà se nè andato.
Tu, capito?
Come se nulla fossecome sarebbe, Marco? mormorò lei. Facciamo finta che non sia successo niente? Che io non abbia visto quei messaggi?
Quando Luigi Officina ti scrive alle due di notte dicendo che gli mancano le tue mani, sarebbe tutto normale?
Marco sospirò rumorosamente e si tolse le sneakers senza slacciare i lacci, scalciando via i talloni con stizza.
Ancora! Hai finito il disco? Te lho detto chiaramente: è finita. Io sono qui? Sì. Sto con te? Sì. Metto i soldi sul tavolo? Sì.
Cosaltro ti manca? Vuoi che mi metta in ginocchio? Scordatelo!
No, ma almeno vorrei che smettessi di parlarmi come se fossi un ostacolo nella tua vita. Sei sempre nervoso, mi rispondi male, mi prendi in giro…
Perché sei insopportabile! sbottò lui. Giri per casa come un fantasma, hai la faccia più acida di un limone spremuto.
Dici che mi sento felice a tornare qui la sera? Torno e parte subito linterrogatorio o il silenzio stampa!
Qualsiasi italiana normale avrebbe già archiviato tutto per stare serena. Ma tu no, devi continuare a girare il coltello nella piaga!
Le passò accanto diretto in cucina, urtandola con una spalla. Giulia barcollò, ma restò in piedi.
Aveva sempre pensato di aver trovato la fortuna. Marco: uomo in carriera, deciso, ottimo padre. Avevano una figlia, la piccola Lisa, cinque anni, una casa insieme e stipendi abbastanza buoni entrambi.
Quel tradimento, scoperto sei mesi fa, non fu certo un incidente: Marco gestiva una doppia vita già da un po’.
Giulia lo scoprì per caso: Lisa giocava col cellulare di papà, quando spuntò la notifica di Luigi Officina che chiedeva se Marco avesse comprato quella biancheria che le stava così bene.
Quando la verità venne fuori, Marco non negò. Prima silenzio, poi rabbia, poi la perla:
Sì, è stato così. È passato. Non facciamo una tragedia! Guarda, sono ancora qui.
In tutto questo tempo mai una scusa, zero rimorsi. Non si sentiva colpevole, ed era quello che faceva più male a Giulia.
Quando entrò in cucina, lui già sedeva a tavola, scrollando il telefono. Davanti a lui, il piatto di orata al forno che lei aveva coperto con cura, affinché non si raffreddasse.
Un po tirchia col sale, eh? buttò lì togliendo il piatto. O i gusti li hai persi tra le lacrime?
Marco, ti prego. Lisa è in stanza, sente tutto.
E che senta fece lui, masticando. Meglio che sappia che la mamma fa di tutto per far scappare papà da casa. È questo che vuoi? Vuoi che me ne vada?
Voglio solo che tu sia una persona. Avevi promesso di lavorare su di noi. È così che lavori? Distruggendomi lautostima ogni giorno?
Marco posò la forchetta.
Senti, cara. La famiglia è unimpresa, e io ci metto limpegno. Gioco con Lisa, pago i suoi corsi, laccompagno all’asilo.
Volevi un padre presente? Ce lhai. E non devo nemmeno trattarti bene, dopo che da mesi rompi su questa storia!
La regola è una: passiamo oltre o me ne vado. Se vado, rimani senza soldi.
La casa la dividiamosarà da vendere, dovrai darmi almeno centomila euro.
Li hai? No. Quindi via di affitto in qualche buco dallaltra parte della città e cambio asilo a Lisa. Sei pronta a sbatterla di qua e di là?
Giulia restò in silenzio. Marco la conosceva meglio di quanto lei conoscesse sé stessa. Lidea che la piccola dovesse dire addio alla scuola, agli amici, traslocare in una casa scalcagnata e vedere la mamma litigare per i metri quadri la terrorizzava.
Meglio così, taci concluse Marco. Mangia qualcosa, che stai diventando uno scheletro. Non si può guardarti.
***
Quella sera, quando Lisa si fu addormentata abbracciata al coniglietto di peluche, Giulia era affacciata al balcone, a pensare ai fatti suoi.
Marco padre modello davvero: niente alcol, mai una mano alzata, Lisa lo adorava.
Papà, sei il mio eroe gli sussurrava ogni mattina.
Come avrebbe mai potuto Giulia distruggere quellequilibrio?
Dalla stanza arrivò la voce di Marco che telefonava. Giulia si trovò ad ascoltare.
Sì sì, domani confermato. Certo. Dai, te lho detto: si sfoga un po’, poi si calma. Dove vuoi che vada? Siamo in una barca insieme
Giulia si irrigidì. Ecco cosa pensava davvero di lei… Strinse la maniglia del balcone.
Marco era spiaggiato sul divano, gambe allungate. Appena la vide, chiuse la telefonata in fretta.
Chi era? chiese Giulia.
Un collega. Vuoi vedere lelenco delle chiamate? le porse il telefono con fare teatrale. Tieni, controlla pure. Tanto ormai fai la detective!
Ma occhio: se trovi anche solo una chat cancellata che non ti piace, domani me ne vado da mia madre. Poi vedi tu.
Marco, ma ci sei o ci fai? Giulia si avvicinò. Ma davvero credi di avere il diritto di darmi regole? Dopo tutto quello che hai fatto?
Certo che lo ho. Sono io luomo di casa, decido io come si vive. O segui me, o vai alla deriva.
Si avvicinò, quasi a sfiorarla.
Lo capisci, Giulia, vero, che nessun altro uomo amerà tua figlia come me? Al massimo la sopporterà, mentre tu sei giovane e carina.
Poi diventa solo un fastidio tra i piedi. Questo vuoi per Lisa? Uno che la ignora?
Sei uno str…zo, Marco sussurrò lei.
Sono realista si allontanò con un mezzo sorriso. Vado a farmi una doccia. Preparami la camicia, quella bordeaux per domani.
E stirala, che oggi cera una piega al collo. Seccante.
Si chiuse in bagno e Giulia restò piantata in soggiorno.
***
Lindomani, il solito caos: Giulia cucinava pancakes di ricotta, Lisa protestava per i collant.
Marco entrò in cucina con la camicia bordeaux che, alla fine, Giulia aveva stirato.
Mamma, andiamo sabato allo zoo?
Certo, tesoro provò a sorridere Giulia.
Papà, tu vieni? Mi hai promesso di farmi vedere il leone grande!
Marco accarezzò la bimba, e il suo viso si illuminò.
Vengo, piccola. Se la mamma si comporta bene e non fa arrabbiare papà, andiamo sicuro.
Giulia quasi lasciò cadere la paletta.
Marco, ma ti senti? sibilò a bassa voce, mentre Lisa guardava i cartoni.
Che cè? alzò un sopracciglio, finto innocente. Così le insegno la gerarchia familiare.
Non vorrai mica che il weekend salti per colpa dei tuoi drammi, vero?
Giulia tacque. Da controbattere, niente: sempre a usare la bambina come scudo.
***
In ufficio, non era in sé tutto il giorno. Chiunque le chiedesse se andasse tutto bene, rispondeva di sì, biascicando qualcosa sulla stanchezza.
A pranzo si mise a guardare annunci di case in affitto. Prezzi da collasso e le poche decenti in zona sparivano al volo.
Le più abbordabili erano in periferia.
Due ore per andare e tornare. Lasilo chiude alle sei. Neanche ci arrivo a prenderla pensò Giulia, chiudendo il portatile. Dove vado? Come faccio a combinare tutto?
Unora prima di uscire, telefonò Marco:
Guarda, stasera faccio tardi. Ho da fare. Cenate voi due. Ah, Giulia…
Dimmi?
Compra un vino rosso, buono, amabile. Parliamo tranquilli stasera, eh, senza scenate.
Marco, io…
Giulia, non sto chiedendo la interruppe. Ti sto offrendo una chance per sistemare le cose. Non sprecarla. Un bacio, salutami Lisa.
Chiuse la chiamata. Giulia fissava il telefono spento. Forse meglio parlarne sul serio Peggio di così?
***
Lisa si addormentò presto, e Giulia era da ore in cucina con il vino sulla tavola: laveva comprato, anche se si odiava per questa debolezza.
Marco tornò alle undici, col sorriso.
Brava, le stampò un bacio sulla guancia. Lei si ritrasse distinto. Dai, piantala, basta scene. Beviamo qualcosa.
Pensavo Dovremmo riposarci. Perché non andiamo in vacanza, magari in Sardegna il prossimo mese? Tutti e tre. Lisa adora il mare. Ho già visto un hotel carino.
Marco, che vacanza? spalancò gli occhi Giulia. Sembriamo coinquilini!
Sembri tu la strana bevve un sorso. Io sto cercando di aggiustare le cose. Ma! Voglio una promessa: basta parlare dellaltra volta.
Niente controlli al telefono, niente allusioni, niente lacrimoni. Si va avanti come se niente fosse successo!
E la fiducia? Giulia lo guardò fisso.
La fiducia, ora, non te la puoi permettere rise Marco. A te serve stabilità, a Lisa serve un padre, a questa casa serve un uomo.
Hai tutto questo. Il prezzo? Il silenzio. Affare più che buono.
E se non accetto?
Marco appoggiò il bicchiere.
Allora domani prepari la valigia. Seriamente, Giulia. Basta tira e molla.
Sono un uomo, mi serve serenità, non una moglie sempre scontenta.
Se non riesci a perdonare e andare avanti, le nostre strade si separano.
Ma ricordati: porterò via tutto quello che posso. E la colpa sarà solo del tuo orgoglio!
Si alzò, andò via. Giulia rimase al buio, ascoltando lacqua scorrere in bagno. Sapeva che era un ricatto, senza filtri.
Ogni donna forte lo avrebbe mollato secco, magari tirandogli il calice in faccia per chiudere in bellezza. Ma lei non era forte
Lei era, prima di tutto, una mamma, e doveva pensare a Lisa. In fondo ognuno può sbagliare.
Il marito aveva sbagliato solo una volta, e magari meritava una seconda possibilità. Forse per il bene di Lisa, si poteva pure dimenticare tutto…
Mamma? arrivò nel silenzio una vocina assonnata dal corridoio.
Giulia si asciugò gli occhi e si voltò sulla porta cera Lisa.
Mamma, ho fatto un brutto sogno. Dovè papà?
Papà è qui, tesoro la strinse forte Giulia. È solo in bagno, non se ne va da nessuna parte. Vieni qui, va tutto bene. Siamo tutti insieme.
Sicuro? Lisa si accoccolò su di lei. Staremo sempre tutti insieme?
Giulia chiuse gli occhi, sentendosi il cuore ridotto a coriandoli.
Sempre, amore. Sempre.
Portando la bimba a letto, Giulia prese una decisione: difenderà la famiglia. Da domani farà di tutto per dimenticare il tradimento. Ma domani si vedrà.






