Ma perché vi intestardite con quel mutuo? Potete vivere da noi! Vi lasciamo la casa! ha proclamato mia suocera allennesima cena di famiglia, tra un boccone di lasagna e una nuova teoria su dove si compra il parmigiano più onesto di Milano.
La mia suocera è in missione: impedirci di legarci mani e piedi a un mutuo. Sarebbe felicissima di vederci sistemati nel loro appartamento in periferia: Tanto poi, la casa alla fine va a vostro nome! Chi altri, se non mio figlio, è lerede ufficiale? Ci tiene a sottolineare che lei ha appena compiuto quarantacinque anni e mio suocero ne ha quarantasette, quindi se pensiamo di mettere radici finché leredità arriva eh, avremmo tempo per una collezione di francobolli.
Io e mio marito, Michelangelo, abbiamo venticinque anni sì, ancora freschi come mozzarella! Lavoriamo entrambi, la nostra paga ci permette un modesto bilocale in affitto, e sinceramente non sono così temeraria da guadagnarmi lantipatia delle zie e cugine del marito a forza di lavare pentole in casa loro.
I genitori di Michelangelo ci assediano di appelli per la convivenza famigliare. I miei, invece, hanno un trilocale pieno di poltrone che scricchiolano e quadri di santi, e mi dicono sempre che cè spazio per tutti! Ma io mi vedo già ospite fissa, con il permesso di aprire la dispensa a giorni alterni. No, grazie. Nemmeno trasferirmi da mamma e papà del marito mi fa sognare: la prospettiva di vivere insieme sa tanto di reality show.
Durante la quarantena, la padrona del nostro piccolo rifugio in affitto ci ha invitato cortesemente e senza tanti fronzoli a fare le valigie: doveva far posto alla sua nipote con prole e valigie e dramma incluso. Trovare casa in tempi da zona rossa era come cercare un parcheggio in centro a Roma di sabato pomeriggio. Così abbiamo ceduto: da mamma e papà del marito. E non posso dire che ci abbiano accolto con lacrime e applausi, ma almeno cerano pasta e olive in abbondanza. Mia suocera, la signora Francesca, non mi faceva la guerra, ma ogni giorno mi ricordava che il mio modo di piegare gli strofinacci non avrebbe mai vinto il premio Efficienza Casalinga. Al contrario, era sempre prodiga di consigli anche troppi.
Con Michelangelo avevamo già accarezzato il sogno del mutuo, ma la convivenza ci ha dato la spinta: meglio risparmiare finché abbiamo un tetto e pranzo caldo. Sognavo la fuga, certo, ma se affitti un altro appartamento, risparmi quanto il Parlamento taglia le tasse: cioè poco.
I miei suoceri non interferiscono, su questo nulla da dire; hanno però un set di abitudini tutto loro, e bisogna stare al passo. Noi sembravamo due pesci in trasferta in un acquario nuovo: non vorrei sembrare ingiusta, ma a volte mi sentivo una comparsa nella serie La Famiglia Perfetta.
Da subito, Francesca mi ha bandita dalla cucina. A modo suo, gentile: Cara, qui comando io tra pentole e mestoli! Non mi fare arrabbiare con la tua carbonara rivisitata. Solo che, diciamolo, le sue ricette mi lasciano perplessa: peperoncino come se piovesse, cipolla che pare il Festival di Sanremo. A qualcuno potrà sembrare una sciocchezza, ma a me manca il mio risotto allonda.
Quando ho preso coraggio e ho cucinato pezzettino per me, Francesca si è offesa come se avessi insultato la nazionale di calcio. Così la gente pensa che non so cucinare! Eh, certo!
Ogni venerdì, la signora Francesca fa le pulizie generali tipo cambio stagione, ma settimanale. Ritornando a casa dopo lavoro, io e Michelangelo sembravamo reduci dalla maratona di Venezia, sognavamo solo il cuscino. Lei, invece, ci guarda con gli occhi del martire: Faccio tutto da sola e voi niente! Ho chiesto timidamente: Ma perché proprio il venerdì? E lei: Il weekend si riposa, cara! Filosofia zen domestica.
Piccole cose, direte voi. Ma intanto io conto i giorni aspettando di tornare padrona di casa anche solo di quarantacinque metri quadri! Almeno mia suocera non si prende gioco di me: il suo modo di fare è… colorito, ma non cattivo. E mi ripeto che è tutto temporaneo, tipo soldatini in missione.
Con Michelangelo abbiamo fatto voto di silenzio: non dire niente ai genitori, il progetto casa resta top secret. Paghiamo metà delle bollette, lasciamo qualche banconota di euro per la spesa, il resto lo mettiamo sotto il materasso (figurativamente, che nella realtà cè già il cane che ci dorme sopra).
Un giorno in salotto, si discuteva del nuovo utilitaria Fiat rosso ciliegia del cugino. Il suocero, Giuseppe, si accende: Ma volete anche voi pensare a una macchina? Facciamo finta che Milano sia trafficata per caso? Michelangelo risponde evasivo: Be, preferiamo focalizzarci su una casa tutta nostra.
E per quanti anni pensate di risparmiare? domanda Giuseppe. Michelangelo, schietto: Non stiamo mettendo via soldi per comprare casa, ma per lanticipo del mutuo! E Francesca, in loop: Ma perché? Vivete qui! Il mutuo è una catena la casa vi resta comunque!
Noi tentiamo di spiegare che vogliamo uno spazio nostro, ma i genitori ci catalogano come matti o sprecatori: Qua non date soldi alle banche, siete furbi. Quando Francesca capisce che non vince, attacca con la carta figli e nipotini: Pensate ai bambini, mica ai debiti del mutuo!
Ogni giorno una nuova strategia per convincerci a restare in famiglia. Su di me i suoi discorsi scivolano come olio sulla bruschetta ma Michelangelo inizia a vacillare. Una sera mi dice: Mamma ha ragione. Non serve il mutuo. Qui si vive senza pensieri e litigi. Quando sarà il momento, la casa è nostra.
Io, ironica: Tra cinquantanni, magari, quando ormai mangiamo solo minestrina. Ma dopo quella sera, Michelangelo ripete il mantra su genitori anziani che presto avranno bisogno di assistenza, che il mutuo ci legherebbe mani e piedi, che quando andrò in maternità sarà dura.
Ma io vorrei già adesso essere la vera padrona di casa, non aspettare di diventare erede onoraria con lascito postumo della suocera.





