Troppo Brava per un Villaggio

**Troppo Urbana per la Campagna**

Quando Ginevra capì che la sessione estiva si sarebbe prolungata, fu sollevata. L’estate precedente l’aveva passata nel paesino siciliano della madre e non le era piaciuto per nulla. Durante gli anni del liceo e dell’università, aveva vissuto a Milano dalla zia Sonia, abituandosi alla vita cittadina. Ormai, tornare a Borgo Santa Lucia le sembrava un passo indietro.

All’università si era abituata all’indipendenza e ai comfort cittadini: niente più caffè con latte di soia nei bar eleganti, né serate tra locali e cinema. Persino Internet era instabile in quel borgo remoto. Addio metro e taxi per mesi, sostituiti da galline starnazzanti e cani randagi che si rincorrevano all’alba.

La zia Sonia aveva lasciato il paese da giovane, e Ginevra la ammirava per quello. Tuttavia, non riuscì a dire di no alla madre. «Mi manchi, ma odio zappare l’orto e vivere senza aria condizionata!» pensò, mentre l’autobus sgangherato la scuoteva lungo la strada sterrata.

I paesani le sembravano antiquati. Le ragazze ignoravano l’esistenza del contouring e di Tinder. «Come conoscete ragazzi senza app?» chiese una volta. «Li conosciamo già tutti», risposero, ridacchiando.

Scesa dall’autobus, fu abbracciata da Elena Rossi. «Un anno senza vederti, piccola mia!» esclamò la madre. «Mamma, basta…» borbottò Ginevra, guardando le casette basse e i campi polverosi. «Qui l’aria è più pulita!» insistette Elena. «E la gente è genuina.»

«Troppo genuina» replicò Ginevra, ricordando le chiacchiere sul paese: «Se qualcuno starnutisce a un’estremità, all’altra già sanno tutto.»

Col tempo, si abituò alle galline, all’orto e alle serate vuote, ma non alla gente. «Sembrano felici in questa arretratezza!» si lamentò con la madre. «Non conoscono altro» rispose Elena. «Tu stessa, prima di Milano, giocavi con le caprette e mangiavi pomodori appena colti.»

«Non voglio ricordarlo!» sbuffò Ginevra. In città si sentiva parte di un mondo dinamico; qui, isolata. «Credi di essere superiore perché studi?» chiese Elena un giorno. «Loro sanno coltivare la terra e curare con erbe. Tu lo sai?»

Ginevra arrossì. «Non è la stessa cosa!» protestò. «Ogni conoscenza ha valore» replicò la madre. «Usare “troppu” invece di “troppo” non ti rende meno paesana.»

Per un attimo, Ginevra pensò di organizzare corsi per i bambini, ma desistette. «Tra semina e raccolto, non avrebbero tempo» concluse, rassegnata.

«Resterò snob, ma solo fino a settembre» decise, mentre il sole siciliano tramontava sui campi. Forse, un giorno, avrebbe capito che la saggezza non ha sempre il volto di un libro.

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