Tu non lo ami davvero, ma tra noi stava bene, proviamo a ricominciare da capo, ti va?

Milano, 22 marzo

Sono passati ormai tre anni dal nostro divorzio. È stato tutto tranquillo, senza litigi, né accuse pesanti. Nel comunicato che avevamo scritto, cera la solita frase: differenze di carattere. Mia figlia allinizio pensava fosse solo una discussione, che papà fosse via per lavoro e che presto sarebbe tornato.

Nei fine settimana si divertivano parecchio insieme. Si incontravano, lui la riportava a casa la sera, cenavamo tutti insieme, poi Roberto andava via e Anna faceva di tutto per prolungare il saluto. Restava davanti alla finestra, controllando che suo padre arrivasse in macchina sano e salvo.

Settimana scorsa Anna ha compiuto sei anni. In questultimo anno lei e Roberto si sono visti molto meno. Da un lato, Roberto aveva conosciuto unaltra donna e non poteva stare con Anna ogni fine settimana; dallaltro, io avevo iniziato a frequentare un uomo. Ho incontrato Alessandro durante una visita al Parco delle Foreste Casentinesi: io e Anna eravamo rimaste indietro rispetto al gruppo, anche Alessandro si era perso tra i sentieri, cercando di seguire la natura e senza accorgersene si era allontanato dagli altri. Quando abbiamo raggiunto la guida, abbiamo iniziato a chiacchierare, ci siamo scambiati i numeri e abbiamo proseguito insieme.

Se devo paragonarlo a Roberto, Alessandro è molto più riservato, ma incredibilmente affidabile. Non fa mai promesse che non può mantenere. In tutto il tempo che lho frequentato, non ha dimenticato mai nulla, non è mai arrivato tardi. Se Alessandro dice qualcosa, ti puoi fidare. Con Roberto, invece, i problemi partivano sempre da qui e, probabilmente, proprio questa mancanza di costanza ci ha portato alla fine.

Entrambi, Roberto e Alessandro, erano stati invitati al compleanno di Anna. Temevo che tra loro non scorresse buon sangue, che latmosfera fosse tesa, anche se Anna aspettava con ansia suo padre, ma era già in buoni rapporti con Alessandro.

Tutti gli invitati sono arrivati in orario, tranne Roberto. Anna ha chiesto di aspettare papà, così ho dovuto improvvisare, raccontando vecchie storie e scambiando chiacchiere con gli ospiti.

Finalmente è arrivato papà! Con una scatola enorme avvolta in carta colorata e un meraviglioso mazzo di fiori per me. Mi sono sentita un po a disagio. Alessandro si è presentato con educazione, ma Roberto, come se questi ultimi tre anni non fossero mai trascorsi, ha ripreso subito i modi da padrone di casa: organizzava gli ospiti, versava da bere, sembrava di essere tornati ai vecchi tempi.

Anna non lo mollava un attimo e Alessandro, vedendo la complicità tra loro, chiaramente si sentiva fuori posto, anche se cercavo di non trascurarlo.

Dopo un po’, Alessandro mi ha detto che doveva rientrare a casa per un lavoro urgente che non poteva rimandare e se nè andato.

Dopo che Alessandro è uscito, Roberto si è rilassato ancora di più. Quando siamo andati in cucina a prendere la torta, gli ho chiesto di calmarsi un po’, e lui, spiazzandomi, mi ha detto:
Tu non lo ami, vero? Noi stavamo bene insieme, perché non proviamo a ricominciare?

Sono rimasta interdetta, ma subito ho risposto:
No, Roberto, non voglio. Noi due non funzioniamo. Cè solo Anna tra noi, e va bene così. Mi fa piacere che ti occupi di lei, che lei ti aspetti, ma io non ti aspetto, soprattutto da quando hai iniziato a frequentare unaltra donna.
Con lei è diverso, mi interessa solo fisicamente Con te era qualcosa di più, con lei non voglio una famiglia.
Proprio per questo dovresti cercare qualcuno con cui costruire davvero qualcosa di duraturo, non vivere nellincertezza

Gli ospiti hanno cominciato a salutare. Roberto è rimasto per ultimo, mi ha aiutato con i piatti, ha messo Anna a letto e sembrava sperare che gli chiedessi di restare. Quando ha capito che non lo avrei fatto, non ha rovinato la serata, ha ringraziato, mi ha dato un bacio sulla guancia e se ne è andato.

Ho telefonato ad Alessandro e gli ho chiesto se il giorno dopo potevamo andare insieme a fare un picnic. Ha risposto con un entusiasmo contagioso, dicendomi che avrebbe rimandato ogni impegno e che sarebbe venuto a prenderci me e Anna alle nove in punto.

Alle nove precise il campanello è suonato e Anna ha gridato felice: Sì! La festa continua!. Abbiamo passato una bellissima giornata insieme allaperto, tutti e tre. Tornati a casa, ho chiesto ad Anna:
Anna, ti dispiacerebbe se Alessandro venisse a vivere con noi?
Mi ha guardato seria, riflettendo, poi ha risposto:
Tu lo aspetti sempre, così lo vedrai ogni giornoAnna è rimasta per qualche secondo in silenzio, pensierosa. Poi ha alzato lo sguardo e, con quel sorriso luminoso che solo i bambini sanno regalare, ha risposto:
Solo se porta sempre i biscotti al cioccolato.

E mentre si avventava verso Alessandro per prenderlo per mano e coinvolgerlo nel prossimo gioco, lui mi ha guardata, commosso, senza dire una parola. In quel momento ho intuito che le cose stavano davvero cambiando, che forse la nostra piccola famiglia si stava formando proprio così: con pazienza, rispetto, e, soprattutto, con la gioia di Anna.

Nel tramonto dorato della sera, mi sono concessa un sospiro di serenità. A volte le storie damore finiscono, ma qualcosa di nuovo, inatteso e vero può nascere proprio lì dove impariamo a volerci bene, ciascuno con le proprie timidezze, le proprie insicurezze e biscotti al cioccolato. Questo, pensai mentre li osservavo giocare, è il futuro che Anna merita. E che, finalmente, voglio vivere anchio.

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