Forse è arrivato il momento di farmi conoscere tuo figlio? Alessandro posa la tazza di caffè e guarda Ludovica.
Lei resta immobile, come se le sue parole lavessero colta di sorpresa.
Perché corsa? la voce suona leggera, ma la tensione nelle spalle tradisce lo stato di Ludovica. Matteo sta appena iniziando a capire che la mamma ha qualcuno.
Siamo insieme da quattro mesi, ricorda delicatamente Alessandro. Non ti chiedo di trasferirti da me o di fare subito una famiglia felice. Voglio solo conoscere meglio quel piccolo che per te è così importante.
Ludovica si volta verso la finestra.
Ha solo sette anni. Non voglio ferire il figlio
Ferire? ribatte Alessandro. Dai, Ludovica, capiscimi. Se vuoi tenere me a distanza dalla tua vita, di che relazione parliamo davvero?
Ludovica si gira di nuovo. Nei suoi occhi lampeggia qualcosa che sembra paura, ma scompare in un attimo, quasi fosse un gioco di luci.
Va bene. Tra due settimane, daccordo? Solo dammi il tempo di prepararlo.
Alessandro annuisce. Le due settimane si dilungano quasi a tre mesi. Ogni volta troviamo una nuova scusa per rimandare lincontro: Matteo si ammala, ha un compito, è di cattivo umore. Poi, un sabato, Ludovica chiama e propone di venire.
Il ragazzo è magro, con occhi scuri e unespressione più seria di quella di un settantenne. È seduto sul divano, stringendo forte la sua macchinina.
Ciao, si siede accanto a lui Alessandro, senza avvicinarsi troppo. Che bella auto hai!
Matteo resta in silenzio, osservandolo.
Matteo, smettila di tacere, salutaci, dice Ludovica dalla porta, le braccia incrociate sul petto.
Buongiorno, pronuncia timidamente il bambino.
Alessandro non insiste. Tira fuori il cellulare e gli mostra una foto della sua macchina.
È questa la mia. Vuoi fare un giro?
Gli occhi di Matteo si illuminano, ma lancia un rapido sguardo alla madre.
Posso?
Vedremo, risponde evasiva Ludovica.
Col tempo il ghiaccio si incrina. Ludovica si rilassa e permette ad Alessandro di portare Matteo a passeggiare. Lo conduce nei parchi, negli zoo, al cinema. Gli compra i giochi che il bambino chiede, gli spiega come funziona il motore, gli mostra come inchiodare un chiodo e impugnare un cacciavite.
Guarda, qui devi girare in senso orario, indica Alessandro la piccola mano di Matteo. Senti la filettatura?
Sì, risponde Matteo tirando fuori la lingua per concentrazione. E se giro nel verso sbagliato?
Allora lo sviti, sorride Alessandro. Niente panico, ricominci semplicemente.
Passano ore a smontare lauto. Matteo passa gli attrezzi, fa un milione di domande, si copre di olio fino al gomito e sorride da ore. La sera giocano a giochi da tavolo mentre Ludovica prepara la cena.
La pesca diventa la loro tradizione. Ogni secondo domenica vanno al fiume, sistemano le canne, si siedono sulla riva e attendono che la galleggiante si muova. Matteo impara a infilare il vermetto, ad aspettare pazientemente, a fare il calcio giusto.
Papà, ho preso! grida una volta quando la galleggiante sprofonda.
Calma, non strappare, lo avvicina Alessandro. Tira piano, così.
Il pesce è piccolo, ma la fiera sul volto di Matteo vale più di qualsiasi trofeo.
A casa guardano film dazione, che Ludovica non accende se non è con Alessandro. Matteo si mette accanto, si arrampica sul lato e commenta ogni scena.
È assurdo, vero? Non succede nella vita reale, dice quando leroe combatte contro una decina di avversari.
Un po esagerano per lo spettacolo, concorda Alessandro. Ma la cosa importante non è il combattimento, è che leroe difende chi ama.
Matteo annuisce pensieroso.
Quando a scuola inizia a combattere con la matematica, Alessandro interviene. La sua doppia specializzazione, ingegneria e economia, gli permette di spiegare i problemi in modo semplice.
Non capisco queste frazioni, si lamenta Matteo, fissando la pagina.
Immagina di avere una pizza, prende un foglio. Se ne mangi metà, è una metà. Capito?
Sì.
E se la dividi in quattro parti e ne mangi una?
Un quarto?
Esatto. Prova a risolvere il problema pensando alla pizza.
Dopo cinque minuti compare la risposta giusta sul quaderno.
Ce lho fatta!
Vedi, sei bravissimo, gli accarezza la testa Alessandro.
I voti salgono. Alla riunione dei genitori la maestra sottolinea i progressi; Ludovica brilla di orgoglio.
È tutto merito di Alessandro, dice ai suoi amici. Si dedica tanto a Matteo.
Alessandro si affeziona davvero al ragazzo. Si sveglia al mattino e pensa a come sorprenderlo, pianifica i fine settimana, sceglie i regali, si preoccupa più di un brutto voto di quanto Matteo stesso. Lamore nasce silenzioso, ma si radica forte nel cuore.
Quando Matteo compie dieci anni, Alessandro decide di parlare con Ludovica.
Sposiamoci, dice una sera.
Ludovica stacca la rivista, i suoi occhi si spalancano.
Cosa?
Siamo già una famiglia, prosegue Alessandro. Ti amo e amo Matteo. Perché rimandare?
Il volto di Ludovica si indurisce.
No.
Perché? lui aspetta una risposta, ma riceve un rifiuto netto.
Perché sono già stata sposata. Ho avuto abbastanza.
Non sono il tuo exmarito.
Lo so, la sua voce si ammorbidisce. Ma non voglio legarmi di nuovo. Sto bene così, non ti sembra male?
Alessandro sospira. Non è male, ma desidera di più.
Va bene, così sia.
Gli anni scorrono. Vivono tutti e tre nellappartamento di Ludovica a Roma, trascorrono lestate al mare dOstia, linverno in Trentino. Alessandro copre il grosso delle spese, senza chiedere nulla in cambio. A volte riprende il discorso del matrimonio, ma Ludovica rifiuta sempre.
Allora facciamo almeno un figlio? chiede quando Matteo compie tredici anni.
Ludovica resta silenziosa, fissando il soffitto.
Ho problemi di salute. I medici dicono che è rischioso.
Possiamo andare da specialisti bravi.
No, Alessandro. Non voglio altri figli. Matteo è sufficiente.
Alessandro non insiste. Accetta la sua decisione, anche se dentro sente una leggera rabbia.
Otto anni dopo la convivenza qualcosa cambia. Ludovica inizia a lamentarsi per ogni minimo: piatti non lavati a dovere, voce troppo alta, tubetto di dentifricio dimenticato.
Fai sempre tutto storto, sbotta una sera quando Alessandro arriva dal lavoro.
Cosa non va?
Tutto!
Alessandro cerca di smorzare il conflitto, aiuta di più in casa, controlla ogni suo gesto, ma Ludovica sembra cercare scuse per litigare.
Hai bisogno di una pausa? propone. Andiamo via, solo noi due.
No, taglia Ludovica. Non voglio!
Matteo percepisce la tensione, cerca di stare più in disparte, di non mettere i piedi in mezzo. Alessandro soffre nel vedere il figlio oscillare tra loro.
La verità emerge per caso. Alessandro torna a casa prima del solito e trova una giacca maschile sconosciuta nellentrata. Il suo cuore si stringe.
Ludovica?
Lei esce dalla camera, chiudendo la porta dietro di sé. Ma Alessandro intravede un uomo nel loro letto.
Alessandro, non è quello che pensi.
Davvero? chiede con voce rauca. Da quanto tempo?
Lei resta in silenzio, lo sguardo abbassato.
Rispondi!
Tre mesi.
Tre mesi di continue critiche, di provocazioni.
Capisco, dice Alessandro lentamente. Quindi mi hai spinto via, volevi che me ne andassi da solo, a sentirti in colpa.
Non volevo farti soffrire, sussurra Ludovica. Ho trovato un altro e ho trasformato la nostra vita in un inferno?
Alessandro prende le sue cose in venti minuti. Matteo corre verso di lui.
Alessandro, te ne vai?
Alessandro si siede, prende Matteo per le spalle.
Matteo, sarò sempre qui. Ascolta, se chiami, verrò. Continueremo a vederci come prima.
Lo prometti?
Lo prometto.
Ma Ludovica lo distrugge ancora.
Non parlare più con mio figlio.
Cosa? Ludovica, sei impazzita?
Se provi a contattarlo, ti denuncio. Non hai diritto a lui, capito? Nessun diritto di padre.
La sua voce è fredda, senza emozioni, come se Alessandro fosse un nulla.
Ho cresciuto lui otto anni!
E allora? Non sei suo padre. Sei nessuno! Legalmente Matteo è tuo estraneo.
Lui chiude il telefono.
Alessandro tenta di chiamare Matteo, ma il numero è disattivato. Scrive, non riceve risposta. Dopo tre giorni arriva un breve messaggio: Mamma ha vietato di parlare con te. Scusa.
Alessandro sente la mancanza del ragazzo che è diventato quasi suo figlio. Il tempo passa.
Il telefono suona da un numero sconosciuto mentre cucina.
Alessandro? Sono io.
Matteo! Padre mio, che gioia sentirti!
Sono maggiorenne, la mamma non può più vietarmi niente.
Si incontrano in un bar. Matteo è cresciuto, più alto, le spalle più larghe, ma gli occhi rimangono gli stessi: scuri e seri.
Come va?
Sopravvivo, risponde con un sorriso. La madre è insopportabile. Tutti i giorni litigi, pretese. Dice che lho rovinato.
Io?
Sì, che non sono più gestibile, che non accetto i suoi uomini. Sono un figlio cattivo, dice.
Un mese dopo, a due di notte, Matteo chiama:
Non ce la faccio più, posso venire a dormire da te?
Certo, vieni.
Ludovica è furiosa, chiama Matteo, grida, piange, lo implora di tornare; lui rifiuta le chiamate. Il loro scambio si riduce a brevi auguri stagionali e frasi di cortesia.
A ventidue anni Matteo è cambiato radicalmente. Chiama Alessandro papà. Affitta un piccolo appartamento vicino.
Papà, vorrei comprare unauto, mi aiuti a scegliere?
Certo.
Passano il sabato a visitare concessionarie, a valutare pro e contro di ogni modello, come ai vecchi tempi.
Poi Alessandro incontra Elena, una contabile che ama cucinare e leggere.
Ho un figlio adulto, dice subito. Non è mio di sangue, ma è tutto per me.
Elena sorride.
Amo i bambini. Ti presento?
Matteo è inizialmente diffidente, ma Elena non cerca di sostituire sua madre né di mettere ostacoli tra lui e Alessandro. Prepara pranzi saporiti, scherza.
È buona, commenta Matteo. Non come la mia madre.
Si sposano in una cerimonia semplice, senza sfarzi. Matteo è testimone, sorride a tutte le foto.
Sei mesi dopo Elena annuncia:
Sono incinta.
Sarai papà, le mostra il test.
Alessandro ha quarantacinque anni, fissa le due strisce e non crede.
È vero?
È vero.
Matteo è felice come un bambino.
Avrò un fratellino o una sorellina! Papà, è fantastico!
Non ti dispiace?
Matteo aggrotta le sopracciglia e risponde:
Perché dovrei essere contro? Al contrario, sono contento per te. Te lo meriti.
Aiuta a montare la culla, a dipingere le pareti. Diventano una vera famiglia.
Ludovica non smette di inviare messaggi offensivi. Alessandro non risponde, blocca i numeri, ma lei compra sempre nuovi contatti e continua a scrivere.
Non capisco cosa voglia, confessa ad Elena. Non ho fatto nulla. Solo amavo Matteo.
È arrabbiata perché ha perso il controllo, risponde la moglie. Matteo ti ha scelto, non può perdonarla.
Ma non è colpa mia!
No, sei stato un vero padre.
La vita si stabilizza. Il nascituro arriverà, ci saranno notti senza sonno, i primi passi, le prime parole. Matteo rimane al suo fianco, lo chiama papà e vuole essere il miglior fratello maggiore del mondo.
Ludovica può scrivere ciò che vuole. Alessandro conosce la verità. Non le ha tolto il figlio; ha solo amato il ragazzo, lha curato, e continua ad amarlo ora che è un uomo adulto.
Se fosse un crimine, lui è pronto a subirne le conseguenze.






