Tua moglie ormai fa quello che vuole. Spiegale come si deve comportare, brontolava la suocera di Massimo.
Mariuccia, domani ho la festa per la nuova casa! Ho invitato una quantità di persone, lo sai che qui non cè ancora nulla al suo posto. Mi aiuti, vero?
Certo, signora Nina, rispose Marina, anche se per il weekend aveva tuttaltri programmi.
Ed eccoci qui: trenta persone, tartine a non finire, insalata Cesare, tagliere di salumi misti, composizione di frutta. Addobbi in sala e disposizione dei mobili.
Venerdì sera, invece di una cenetta romantica con il marito, viaggio alla Coop. Sabato, alle sei del mattino, a cucinare nella casa altrui.
Massimo, dai, aiutami almeno con le sedie! sperava Marina nellaiuto del consorte.
Tesoro, chi meglio di te sa come metterle? replicava lui, tutto preso dal suo cellulare, scrollando la pagina di Repubblica.
Alle tre la casa della suocera era irriconoscibile: banchetto raffinato in salone, tutto decorato a regola darte, fiori disposti da manuale. Marina fissava il risultato, svuotata come dopo una maratona.
Alle quattro, puntualissimi, arrivarono i primi ospiti: colleghe di Nina, vicini della vecchia casa, le amiche storiche. Tutti abbracciavano la padrona, ammiravano lappartamento, portavano regali per il trasloco.
Marina in cucina, intenta a tagliare un altro limone.
E dovè la tua nuora? chiese qualcuno tra i presenti.
Lì in cucina che lavora, fece un gesto svogliato la suocera. Marina! Vieni a salutare!
Marina uscì. Sorrise forzatamente. Salutò il gruppo.
Ma che brava nuora hai! esclamò una signora in tailleur. Si vede che ha le mani doro!
Eh sì, lho educata io, rise soddisfatta Nina. Adesso ho una spalla su cui contare.
Poi il bello: per Marina non cera una sedia.
Oh Marina, tanto sederti non ti serve, disse la suocera con tono di scusa. Meglio se controlli i vassoi e porti un po di piatti.
Marina annuì. Che altro doveva fare?
Così eccola, sempre di lato, a servire gli stuzzichini, riempire i bicchieri di prosecco, raccogliere fazzoletti usati. Intanto, a tavola, chiacchiere animate, brindisi, risate.
Ti ricordi, Nina, di quando lavoravamo insieme? cominciò una collega.
Marina silenziosa, ascoltava i ricordi di una vita che non era la sua.
Marina, puoi portare un po di frutta fresca? chiamò la suocera a voce alta.
Così Marina in cucina a sciacquare luva, disponendola elegantemente.
Che meraviglia! gioirono gli ospiti. Signora Nina, la sua nuora è una vera artista!
Massimo è stato intelligente, ha scelto una moglie che sa tenere la casa! commentò la signora in tailleur. Chissà che cenette tutte le sere, casa sempre in ordine!
Risate generali. Massimo sfoggiava un sorriso orgoglioso.
Di cosa si vantava? Di avere una colf gratuita?
Ma ancora non è finita.
Alla tavola, latmosfera si sciolse in confidenze sempre più rumorose. I volumi crescevano, laria si faceva famigliare.
Nina, raccontaci di quando Massimino alluniversità faceva girare la testa a tutte! sghignazzò una delle vecchie amiche.
Ma dai, non è il caso, fece la suocera, anche se si vedeva quanto le piacesse essere al centro. Era già un belloccio a ventanni! Tutto il corso innamorato!
Risate in coro. Massimo arrossì, ma era tutto finto: ormai ci aveva fatto il callo ai complimenti della mamma.
Marina, sempre lì accanto al tavolino, lucidava bicchieri. Sembrava invisibile, necessaria quanto una lampada, ma sempre accessorio.
Le ragazze alluniversità facevano la fila! continuava a vantarsi la suocera. Persino il preside scherzava: Massimo, qui ti farai prete da quanto sei Don Giovanni! E non aveva torto! Prima di Marina, quanti amori!
Dai, mamma… tentò piano Massimo.
Ma che! Marina sa che non è lunica donna sulla terra, rise Nina. Un uomo deve fare esperienza! Altrimenti come costruisce una famiglia?
La signora in tailleur annuì con convinzione:
Giusto, Nina. E poi alle donne conviene: almeno il marito ha esperienza!
Proprio così! subito le altre a supporto. E Marina è una calma, mica gelosa!
Si girarono tutti verso Marina. Aspettavano la prova in diretta della sua calma.
Maria annuì. Che scelte aveva?
Marina, dove vi siete conosciuti tu e Massimino? chiese la vicina.
Marina aprì bocca, ma la suocera la superò:
In banca! Lui era diventato manager, lei consulente. Da subito si vedeva che era una ragazza seria, responsabile.
Responsabile, come consiglio per lassunzione.
E io a Massimo dicevo: Guarda quella ragazza, non è una scapestrata, è da casa. Perfetta per la famiglia!
Immaginate: parlare di te come di una lavastoviglie. Da famiglia.
E hai fatto bene! esclamò la signora in tailleur. Si vede che è bravissima. Ha organizzato tutto il trasloco, ha pensato a tutti!
Ma certo, confermava orgogliosa Nina. Subito si capiva: questa può tener su famiglia. Non come le egoiste di oggi, che pensano solo a se stesse.
E il peggio: Massimo zitto. Non diceva nulla. Come fossi merce di razza a unasta.
E i bambini? Quando? ecco linevitabile domanda. Nina, tu sogni i nipotini!
La suocera sospirò teatralmente:
Eh, ci penso sempre! Ma i giovani adesso rimandano: il lavoro, le amicizie… Intanto il tempo passa!
Marina sentì le guance accendersi. Era una ferita aperta. Con Massimo era quasi due anni che ci provavano. Test, medici, vitamine… Andava tutto bene, ma ogni mese era una tristezza.
Sono affari loro, provò a dire la vicina, diplomatica.
Certo! concordò la suocera. Però io glielho detto spesso: è ora! Il tempo corre, voglio coccolare i nipotini.
Marina serrò le labbra. Glielho detto? Ogni settimana: Novità? E sempre Marina a rosso e a bofonchiare scuse.
Magari non sono ancora pronti, tentò una delle ospiti.
Pronti! sbuffò Nina. Alla nostra età avevamo già figli, mica storie! Ora si inventano di non essere pronti… Ma il senso materno si ha o no?
Marina si allontanò verso la finestra.
Mariuccia! la chiamò la suocera. Non ti abbattere, vieni anche tu, stiamo parlando di cose importanti.
Marina si riavvicinò. Si piazzò vicino alla poltrona di Massimo.
Guardate che moglie pacifica ha Massimo, riprese la suocera. Basta dirle, e lei fa. Non come le moderne, sempre a protestare.
E quali diritti ha la moglie? osservò riflessiva la donna in tailleur. Limportante è che il marito sia felice e la famiglia prosperi.
Proprio così! ribadì unaltra. La felicità di una donna è nella casa e nei figli.
Marina ascoltava e si sentiva stringere. Parlavano di lei, ma mai con lei.
Nina, ti ricordi la prima vera fidanzata di Massimo? chiese una delle presenti. Si chiamava Alessandra?
Meglio non pensarci! rise la suocera. Sì, carina, ma che carattere! Meno male che si sono lasciati!
E che aveva di male? indagarono le altre.
Nina guardò la platea con aria sapiente:
Era insopportabile, sempre a contraddire. Non una moglie, una spina! Io lo dissi subito a Massimo: Pensaci bene, ti serve una litigiosa?
Massimo si agitò, muto.
Ha fatto bene! approvò la signora in tailleur. La madre sa scegliere, se lasci fare al ragazzo si rovina.
Marina, puoi portare altro ghiaccio? chiese la suocera.
Marina andò in cucina, aprì il freezer, prese il ghiaccio. Fissava quei cubetti.
E allimprovviso capì: non era invitata alla festa. Era il personale di servizio.
Marina lì, con il secchiello del ghiaccio in mano, guardava fuori dalla finestra. Il cielo si faceva scuro; sui balconi accanto le luci si accendevano, ognuno con la sua vita.
Dal salone arrivava il brusio allegro, karaoke compreso.
Mariuccia! urlava la suocera. Il ghiaccio? E metti anche il caffè!
Meccanicamente, Marina avviò la macchinetta, prese il secchio. Tornò in salone.
Ecco la nostra lavoratrice indefessa! scherzò la donna in tailleur. Marisa, perché così seria? Vieni a divertirti!
È stanca, ribatté la suocera. Giornata faticosa, ma la donna deve saper fare tutto. La sorte femminile è avere cura della famiglia.
Certo! annuì la vicina. Luomo porti a casa i soldi!
Ma io lavoro, no? chiese piano Marina.
Tutti si girarono. Silenzio teso.
Coshai detto? domandò la suocera, sorpresa.
Ho chiesto: io non lavoro?
Massimo si rabbuiò:
Marina, adesso che centra?
Centra che la signora ha detto che luomo lavora e si riposa. Io allora? Lavoro e pure a casa, ma lui si riposa!
Imbarazzo gelido.
Ma certo che lavori, tentò la donna in tailleur. Però, insomma, sono cose diverse.
Diverse come?
Eh, sei consulente e lui manager di progetti. Lui ha più responsabilità.
Capisco. Quindi, il mio lavoro conta poco. E a casa, tutto compito mio. Insomma, doppio lavoro: ufficio e casa. Ma il relax spetta a lui.
Ancora silenzio.
Marina, cosa vuoi dire? tagliò corto Massimo, irritato.
Che io due giorni sono stata a organizzare questa festa: spesa, cucina, decorazioni. Tutto da sola. E nemmeno una sedia per me.
Non volevo! provò la suocera. Ho sbagliato i calcoli.
Sbagliati, sì. Nessuno ha pensato a me. Come una domestica.
Marina! Massimo le fece il tono duro. Basta!
Basta cosa, dire la verità?
Dai, Marina, calma, tentò uno degli ospiti. Sono i nervi.
E basta fare scenate! intimò la suocera. Davanti a tutti!
E davanti a tutti si può chiacchierare sulla mia vita privata? Dire che non ho figli, parlare delle ex di Massimo?
La suocera sbiancò.
Non volevo…
Avete detto di Alessandra, che era da scartare perché aveva opinioni. Tutti daccordo, oh che bello che ora Massimo ha la moglie accomodante.
Marina fissò ognuno.
Sapete che vi dico? Alessandra aveva ragione! Mai lasciarsi ridurre a una aiutante senza stipendio!
Ma cosa dici! Massimo si alzò. Non sei una aiutante!
Sapete cosa avrei voluto sentire? Marina abbassò la voce. Questa è mia moglie, lavora in banca, è arguta e capace. Ma invece: Che brava casalinga, che accomodante, perfetta per la famiglia.
Ma Marina…
Ma che?! lo fermò lei. Tu, sempre zitto! Hai ascoltato tua mamma chiamarmi comoda. Hai ascoltato la signora discettare su cosa deve fare la moglie. E nessuno che difenda me.
La voce tremava, finalmente le lacrime che aveva nascosto uscirono.
Tanto, ne ho abbastanza dellessere comoda!
Si asciugò gli occhi.
Scusatemi per la festa rovinata. Ma non sarò più la nuora perfetta.
Si avviò verso la porta.
Marina, fermati! gridò Massimo. Dove vai?
Sul balcone, a prendere aria, rispose con ironia, senza voltarsi. Continuate pure la festa, ma adesso senza il personale di servizio.
Porta chiusa. Dietro, il brusio e la musica. Sul balcone, sotto il cielo stellato, Marina poteva finalmente essere se stessa.
Poteva piangere.
Marina rimase seduta lì per più di unora. Prima piangeva, tra offesa e sollievo. Poi si asciugò le lacrime e contemplava le luci della città.
Dalla casa, voci soffuse. Gli ospiti se ne erano andati: solo due rimanevano. Massimo e la suocera.
Non capisco che le sia preso! protestava Nina. Fare una scena davanti a tutti!
Mamma, forse non ha tutti i torti… tentennava Massimo.
Non ha torti? Ha urlato contro gli anziani? Ha rovinato la festa?
Marina ascoltava.
Ha lavorato davvero tutta la giornata…
E allora? Io lavoravo pure, non mi lamentavo! La famiglia è fatica, Massimo! Le donne devono conoscere il proprio posto.
Marina sorrise amaro. La suocera, dopo tutto quel pandemonio, non aveva capito nulla.
Eh, comunque…
Ma cosa, comunque! Tu parlaci chiaro. Spiegale come comportarsi. Che non si monti la testa!
Marina aprì la porta e entrò. Massimo e la suocera tra i piatti sporchi.
Parliamo davvero, disse Marina, serena.
Saltarono.
Mariuccia, iniziò la suocera con tono mellifluo. Dai, non prendertela, non era cattiveria.
Lo so, acconsentì Marina. Non siete abituati a sentirmi parlare.
Marina, ne parliamo a casa, propose Massimo.
No. Qui è iniziato il teatrino, qui si chiude.
Marina si sedette in una delle poltrone rimaste.
Massimo, domani vado dai miei. Una settimana. Devo pensare.
Pensare che?
Se voglio continuare a vivere in una famiglia dove non valgo nulla.
Marina, stai drammatizzando.
Non è dramma, disse calma. È scelta. O cambiamo, o cambio vita.
La suocera sbuffò:
Giovani doggi! Sempre con gli ultimatum!
Massimo, se tieni al nostro matrimonio, prova a riflettere. Non su come rimettermi in riga, ma su perché tua moglie piangeva sul balcone mentre tua mamma si godeva la festa.
Una settimana dopo Massimo si presentò dai suoceri, seduto in cucina, a giocherellare nervoso con la fede.
Marina, torna a casa. Cambierà tutto.
Lei lo scrutò a lungo.
Va bene. Proviamoci.
Da allora, non ha più pianto alle feste di famiglia.
Perché ha imparato a difendere il suo diritto al rispetto.






