“Tutti mi dicevano di sposarmi, che studiare non serve a nulla… tanto non arrivi lontano. — ‘Meglio …

Tutti mi dicevano che dovevo sposarmi, che studiare così tanto non aveva senso… tanto, non vai lontano.
“Farebbe meglio a trovarsi un marito… che se continua a studiare così, resta zitella. Chi la vuole una come lei?”

Francesca è nata in un paesino sperduto della Calabria, dove la gente non solo si conosce per nome ma sa anche le tue fatiche.
E dove, purtroppo, non ti chiede mai quali sono i tuoi sogni, ma piuttosto: “Ma che ci stai ancora a fare qui?”
La sua famiglia era povera.
Non quella povertà che racconti al bar, tra una risata e uno sbuffo
ma la povertà che senti nel piatto mezzo vuoto, nelle scarpe bucate, nei vestiti passati di mano in mano, ormai logori.
Francesca è cresciuta con poco.
Ma nel suo cuore aveva qualcosa che nessuno poteva portarle via:
una passione sfrenata per lo studio.
Da piccola ripeteva sempre:
“Diventerò dottoressa.”
E ogni volta che diceva così, sembrava di sentire un ghigno ironico tra le vie del paese.
Non perché fosse impossibile diventare medico
Ma perché, nella testa di molti, era inconcepibile che una ragazza povera potesse permettersi di sognare.
La “voce del paese” non perdonava.
Un giorno, camminando per la stradina con i quaderni stretti al petto, ha sentito ancora una volta:
“Ecco la studiosa cosa vuole fare, la dottoressa?
Non ha neanche i soldi per il biglietto dellautobus!”
Un’altra volta, davanti al negozietto, una donna ha detto forte così che Francesca sentisse bene:
“Farebbe meglio a sposarsi che se continua con questi libri, resta zitella.”
E il peggio era che non parlavano solo gli estranei.
A volte, persino i suoi, per paura, le dicevano:
“Franci, lascia stare la scuola. Non vedi quanto è dura?
Non abbiamo una lira
Sposati almeno, così ti sistemi.”
Ma Francesca non voleva una “sistemazione” pensata da altri.
Francesca voleva il suo cammino.
E il suo cammino era in salita.
Il freddo in camera dinverno.
Studiava alla luce fioca, con le mani intirizzite.
A volte percorreva chilometri a piedi per arrivare a scuola.
E spesso nascondeva le lacrime tra le pagine dei quaderni, per non farle vedere a nessuno.
Perché in paese, se piangi, la gente non ti aiuta sempre
A volte, semplicemente, ti giudica.
Ma Francesca non si è fermata.
E gli anni sono volati
È andata in città.
Ha stretto i denti più che poteva.
C’erano notti che si addormentava sui libri, sfinita.
Giorni in cui mangiava solo un panino, per risparmiare qualcosa per il pullman.
Momenti in cui si sentiva completamente sola, come se tutto il paese fosse lì contro di lei.
Eppure
Ogni volta che era sul punto di mollare, si ricordava di una cosa:
Nel suo paese cerano anziani che non avevano nessuno.
Persone che morivano piano, non perché mancasse la medicina
Ma perché non cera chi li ascoltasse.
E allora dentro di sé si ripeteva:
“Tornerò.
Tornerò e sarò la dottoressa che al mio paese è sempre mancata.”
E così è stato.
Una mattina il paese si è svegliato con una notizia:
Francesca è diventata dottoressa.
Non su internet, non nei pettegolezzi, non in unaltra vita.
Ma lì.
Nel paese.
Nel piccolo ambulatorio che tanti avevano dimenticato, e altri evitavano.
Il primo giorno è arrivato un vecchietto col bastone, tremante dalla vecchiaia.
È entrato piano e ha detto:
Dottoressa io non vado da un medico da anni
Francesca l’ha guardato con dolcezza.
E gli ha risposto semplicemente:
“Ora è qui. Va bene così. Stia tranquillo ci sono io.”
E quelluomo si è commosso.
Perché a volte, non sono le medicine che ti curano
Ti cura qualcuno che ti parla con rispetto.
Nei giorni dopo, la gente ha iniziato ad arrivare sempre più numerosa.
Le nonnine col foulard.
Uomini stanchi.
Persone che non chiedevano molto
Solo di essere viste.
E Francesca li accoglieva tutti con pazienza.
Misurava la pressione.
Ascoltava il cuore.
Ascoltava anche lanima.
E pian piano, in paese hanno ricominciato a parlare di lei.
Ma stavolta in un altro modo.
“La nostra dottoressa Francesca che Dio la benedica!”
“È la figlia di chi lavrebbe detto?”
“Guarda che bella persona è diventata”
Un giorno, Francesca ha camminato sulla stessa stradina dove, un tempo, tutti le ridevano dietro.
Solo che adesso
Non rideva più nessuno.
La salutavano.
La rispettavano.
Le volevano bene.
E allora Francesca ha capito una cosa:
Non devi dimostrare niente a chi ti ha giudicato.
Devi solo arrivare dove hai sognato
E non cambiare mai.
Perché il vero successo non è partire dal nulla
Ma tornare indietro con il cuore grande.
E Francesca
è rimasta la stessa ragazza semplice del paese, con lanima pulita.
Solo che ora, insieme al sogno
aveva anche il camice.
E al posto delle parole amare
riceveva benedizioni.
La morale?
Quando la gente ti dice: “Non ce la farai”
Tu non scordarlo mai:
A volte Dio mette dentro di te un sogno proprio per dimostrare agli altri che si può fare.
Lascia un “Rispetto” nei commenti per Francesca e condividi, così che tutti vedano che si può, anche partendo dalla povertà.

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