TUTTI NOI L’ABBIAMO GIUDICATA Mila stava in chiesa a piangere già da quindici minuti, e io ero stu…

TUTTI LA GIUDICAVAMO

Giulia stava in piedi nella chiesa, piangeva silenziosamente da almeno un quarto dora. Era sorprendente vederla lì. Cosa ci fa questa snob qui dentro? pensai tra me e me. Di certo, tra tutte le persone, non mi sarei mai aspettata di incontrarla in quel luogo.

Non conoscevo bene Giulia, ma la vedevo spesso. Abitavamo nello stesso palazzo e frequentavamo lo stesso parco. Io ci andavo con i miei quattro figli, lei invece passeggiava con i suoi tre cani.

Noi tutte la giudicavamo sempre. Noi: io, le altre mamme indaffarate coi bambini, le signore anziane sedute sulle panchine, i vicini di casa e, ne sono certa, anche qualche passante.

Era bella, sempre alla moda, curata. Sembrava leggera, quasi superficiale e sicura di sé.

Guarda, ha cambiato fidanzato di nuovo borbottava tra i denti la signora Teresa, appollaiata sulla panchina accanto allingresso.

E siamo al terzo.

Del resto, può permetterselo, i soldi non le mancano di certo acconsentiva la sua amica, la signora Gina, gettando uno sguardo invidioso verso Giulia che saliva, con il nuovo uomo di turno, sulla sua Fiat fiammante.

Il figlio quarantenne della signora Gina, Marco, non aveva ancora fatto abbastanza soldi nemmeno per comprarsi una vecchia Panda.

Invece di stare dietro agli uomini, dovrebbe fare dei figli, tanto ormai lorologio biologico corre ci metteva il carico il solito nonno Luigi, che pure spesso discuteva con le vecchiette sulle panchine. Ma su Giulia, erano tutti daccordo.

Poi, quando anche questo fidanzato la lasciò, tutto il giardino brulicava di commenti acidi:

Luomo se nè andato? Ti credo, quella lì sentenziò la signora Rosetta. Chissà che odore di cane ha in casa!

Eppure, tra tutte, nessuno era critico verso Giulia come lo eravamo noi mamme.

Mentre noi correvamo trafelate dietro ai nostri figli tra scivoli, altalene, cespugli e bidoni della spazzatura, lei camminava rilassata col guinzaglio in mano e i suoi cagnolini, guardandoci a volte con un sorriso enigmatico. Come a dire: Avete voluto i figli, e adesso arrancate. Io invece vivo per me stessa, senza problemi o preoccupazioni se bastano i soldi per scarpe e giacche a Sofia.

Si vede subito che è una di quelle childfree sentenziava la mia amica Francesca, stanca delle marachelle dei suoi tre maschi.

I ricchi hanno sempre questi capricci: cagnolini, gattini, criceti aggiungeva Anna, che era incinta di gemelli, mentre cercava di disincastrare la maggiore da un ramo.

È solo unegoista, non vuole complicazioni, preferisce viaggiare per il mondo sospirava Elisa, mamma di cinque figli, malinconica. Io è dal matrimonio che non vedo il mare…

Verissimo! annuivo subito, insieme a tutte le altre, rincorrendo la mia Martina che si era appena sbucciata un ginocchio per tutto il parco.

Un giorno, una nonna disse ad alta voce:
Ha fatto un canile in casa, faceva meglio a fare un figlio.

Non sono affari suoi! si voltò di scatto Giulia, ma si trattenne prima di dire altro, riprese a camminare con i suoi cani.

Maleducata! le gridò dietro lanziana.

Io rimasi a guardare Giulia, mentre piangeva in chiesa: scelsi di uscire in silenzio.

Aspetti! sentii una voce dietro di me. Aspetti, per favore.

Era Giulia, che mi rincorse nel cortile della parrocchia.

Lei è quella che passeggia sempre con quattro bambine, vero?

Sì… e lei con i tre cani.

Giusto… Posso parlare con lei?… Sa che spesso la guardo insieme alle sue figlie e alle altre mamme e vi ammiro tanto mormorò, e si colorò in viso di un rossore tenero.

Lei?! rimasi sorpresa, stavo per dire che era una snob senza cuore, una childfree! Poi mi ricordai di quegli sguardi che pensavo sprezzanti

Fu così che ci conoscemmo, sedendoci su una panca sotto gli alberi. Giulia parlava… parlava e piangeva. Era chiaro che aveva davvero bisogno di confidarsi con qualcuno.

Giulia era cresciuta in una famiglia unita e calda, aveva sempre sognato di avere tanti figli. Si era sposata per amore vero, ma dopo due gravidanze interrotte e la sentenza dei medici infertilità anche il suo uomo scomparve in fretta.

Così anche il secondo, sparito per lo stesso motivo, nonostante anni di cure. Quasi ci aveva rimesso la vita per una gravidanza extrauterina.

Poi arrivò il terzo compagno, la stessa storia. Quando sentì parlare di figli, fuggì senza voltarsi, a lui piaceva solo la macchina di Giulia e il fatto che facesse molti soldi, ma non voleva legami.

Avrei dato tutto pur di avere un bambino!

Pensavo amasse i cani dissi, quasi imbarazzata.

Certo, li amo sorrise malinconicamente. Ma questo non significa che non ami i bambini.

Per sentirsi meno sola aveva preso Tea, poi aveva ospitato Mike per qualche mese durante una ristrutturazione non glielhanno mai più ripreso. E Fenia laveva trovata cucciolo tremante in una gelida giornata dinverno.

Mi ricordai di quella nonna:
Ha fatto un canile in casa, doveva fare un figlio!

E delle parole taglienti del nonno Luigi:
Lorologio biologico corre

Il tempo passava: Giulia aveva già quarantunanni, anche se a guardarla ne avresti dati massimo trenta.

Alla fine aveva deciso: avrebbe adottato un bambino. Grande o piccolo, non importava. In istituto trovò Nicolò, sei anni: e fu lui il primo a scegliere lei. Vuoi essere la mia mamma? Certo che voglio!

Ma il tribunale non glielo affidò. La madre di Nicolò, malata di mente, non era stata privata della potestà.

Fu uno schiaffo terribile raccontava Giulia vedere un bambino soffrire così e non poter fare niente.

Poi incontrò Elena, quattro anni, già rimandata indietro due volte dalle famiglie che lavevano presa. Troppo vivace, dicevano allorfanotrofio.

Aveva sentito che, quando la seconda mamma laveva riportata indietro, Elena le correva dietro, si attaccava alla gonna e urlava piangendo: Mamma, ti prego, non lasciarmi! Non lo farò più, per favore!

Quando Giulia la incontrò, la piccola chiese subito: Anche tu mi restituirai? Non ti restituirò mai! sussurrò Giulia tra le lacrime.

Tuttavia anche ladozione di Elena si era complicata. Giulia non volle spiegarmi i dettagli: Ma quella è mia figlia, e lotterò per lei!

Quel giorno era entrata in chiesa per la prima volta in vita sua. Non sapevo più dove andare! confessò.

Arrivò il parroco, parlarono a lungo; lei prendeva appunti.

Andrà tutto bene! Che Dio sia con te! la rassicurò sorridendo.

Tornammo a casa camminando insieme.

Immagino pensi che sia presuntuosa mi disse Giulia ma sono solo esausta, esausta di dover spiegare sempre tutto a tutti, di sentire giudizi ogni giorno.

Tacqui, imbarazzata.

Mi invitò un giorno a casa sua con le bambine, per giocare coi cani. Accettai. Ci andrò, ma non subito.

Intanto, provo una vergogna profonda.

Mi chiedo da dove venga il fango che spargiamo sugli altri. Da dove viene questa facilità con cui pensiamo il peggio delle persone? Da dove viene il fango che porto in me?

E ora voglio davvero, con il cuore, che Giulia, questa donna straordinaria che tutti abbiamo condannato, abbia finalmente la sua felicità. Che Elena possa stringerla e chiamarla Mamma e sapere che nessuno la porterà mai più via da lei. Che le loro giornate siano piene di gioia, giochi e abbracci con Tea, Mike e Fenia

E magari, chissà, succederà un miracolo: Giulia troverà un uomo degno di lei. E magari Elena avrà anche un fratellino o una sorellina. La vita può regalare sorprese, no?

E che nessuno osi mai più dire una sola parola cattiva su di loro.

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