Tutto accade per il meglio: Storia di Violetta e sua madre Marisa, tra aspettative, primi amori e un…

Tutto ciò che accade, accade per il meglio

Marina Costa donna dal carattere forte e madre severa vedeva in sua figlia Noemi il proprio riflesso, e voleva plasmarla a sua immagine. Noemi, fin dallinfanzia, eseguiva ogni sua indicazione senza protestare. Marina era convinta di essere una donna di successo, una vera forza della natura, e pretendeva che anche la figlia seguisse le sue stesse orme, senza mai allontanarsi dal cammino tracciato.

Noemi, diceva con voce decisa, i toni perentori se vuoi ottenere nella vita i miei stessi risultati, devi seguire la strada che ti indico io. Un passo di lato, e sarà la rovina. Hai capito? Tienilo bene a mente.

Sì, mamma, rispondeva docilmente Noemi.

Noemi amava sua madre. Proprio per questo cercava sempre di ascoltarla, senza mai darle motivo di delusione. Marina sognava la perfezione per sua figlia, una miss impeccabile: ogni errore di Noemi diventava per la madre una piccola tragedia.

Da bambina, Noemi combinava disastri come tutti i bimbi: si sporcava, si feriva, rompeva oggetti. Però, a scuola era impeccabile: sapeva che, se avesse preso un cinque, per sua madre sarebbe stata la fine del mondo.

Noemi, che vergogna! Come hai potuto prendere cinque? Non rispetti né me né tuo padre? Rimedia subito, per favore.

Va bene, mamma, ubbidiva Noemi, timidamente, però mamma, era solo un errore, ho preso un solo cinque

Non discutere, figlia. Devi essere la migliore, la più intelligente tra tutti.

Noemi si preoccupava, ma alla fine correggeva in fretta il voto. Concludeva le scuole superiori con la lode, scelta obbligata. Marina era soddisfatta, soprattutto quando Noemi superò senza problemi il test per lUniversità di Bologna.

Brava figlia, una rara smorfia di orgoglio dalla madre, continua così.

Marina dirigeva con polso fermo limpresa edile di famiglia, un lavoro duro, per molti uomini. Ma gli imprenditori emiliani la rispettavano: nessuno metteva mai in dubbio la sua determinazione. Nemmeno per un istante dubitò che, finiti gli studi, Noemi sarebbe stata al suo fianco in azienda.

Naturalmente, Noemi avrebbe desiderato libertà, fuggire dalla supervisione materna: sognava di iscriversi alluniversità a Milano. Ma tutto fu inutile.

Noemi, mi devi stare vicina. Come ti viene in mente unaltra città? Abbiamo lUniversità in città, non cè bisogno di andare altrove.

Noemi non si oppose. Al terzo anno, però, si innamorò sul serio per la prima volta. Prima si era incontrata con qualche ragazzo, sempre nascondendolo alla madre, ma nulla di serio.

Andrea, con il suo sorriso gentile e gli occhi verdi, la conquistò subito. Anche lui studiava al terzo anno, in un corso parallelo. Noemi era sempre la migliore, Andrea faceva più fatica, odiava preparare le relazioni. Un giorno, nel corridoio delluniversità, le si avvicinò:

Noemi, puoi aiutarmi con la tesi? Sono in crisi

Va bene, ti aiuterò, accettò felice: Andrea le piaceva davvero.

Da quel giorno, Noemi preparava sempre le tesi per lui, mentre lui la ripagava con carezze e attenzioni. I due passeggiavano nei parchi di Bologna, andavano al cinema e nelle piazze per laperitivo.

Marina non ci mise molto a capire che cera qualcosa di nuovo nella vita della figlia.

Noemi, cosa cè? Ti sei innamorata?

Come lo hai capito? Noemi spalancò gli occhi per la sorpresa.

Te lo leggo in faccia… Presentamelo, voglio conoscere questo uccellino.

Noemi invitò Andrea a casa, i genitori lo accolsero con cortesia, anche Marina, per una volta, non trovò nulla di cui lamentarsi. Ma quando lui se ne andò, la madre sbottò:

Noemi, quale amore? Lui ti usa, non vedo altro. Non ha niente di speciale, di cosa potresti mai parlare con uno così?

Non è vero, mamma, per la prima volta la figlia replicò. Andrea è appassionato di storia, intelligente, curioso. Tu lo opprimi con la tua severità, ma non tutti sono fatti per essere come te, e poi, è ancora giovane.

Noemi, non è adatto a te, la madre fu categorica.

Quella volta, Noemi decise di imporsi.

Mamma, dillo pure quanto vuoi, io continuerò ad amare Andrea e uscirò con lui.

Marina la guardò stupefatta e agitò la mano in aria, seccata.

Un giorno capirai: il tuo Andrea è uno qualunque.

Noemi però tenne duro, e dopo la laurea sposò Andrea. Era felice, sicura che la madre si fosse sbagliata.

La vita dimostrò che a volte quelli che a scuola vanno così così, in seguito riescono a ottenere molto di più: Andrea trovò subito un impiego prestigioso, mentre Noemi continuava a lavorare nellazienda della madre.

Andrea aveva un suo appartamento, regalatogli dai genitori. Per Noemi la luna di miele fu quella di sentirsi finalmente libera dalla madre, ma fu unillusione breve: il lavoro restava quello, sotto gli occhi di Marina.

Un giorno, Andrea tornò da lavoro con il volto acceso:

Noemina, mi hanno promosso responsabile di settore. Per ora è prova, ma ci darò dentro!

Dopo tre mesi, la promozione fu definitiva. Andrea non sopportava vedere la moglie, con tutte le sue capacità, restare allombra della madre.

Noemi, se lavori con tua madre, non farai mai strada. Ormai sei grande, liberati da questa catena. O vuoi restare zerbino per sempre? Lei ti schiaccia, ed è arida danimo, mentre tu ti fai calpestare.

Noemi sentiva un dolore profondo alle parole del marito, ma sapeva che era tutto vero. Col tempo, però, Andrea smise di rimproverarla: si fece sempre più distante, freddo, addirittura lindifferenza di lui le andava bene, almeno non la rimproverava più. Limportante era non essere lasciata sola.

Passò circa un anno. Poi, una sera, Andrea le confessò sottovoce, mentre entrava in casa:

Ho incontrato un’altra donna. La amo. Vado via. Lei è diversa da te vera.

Per la prima volta in vita sua, Noemi perse il controllo: urlò, scoppiò in lacrime, tirò piatti contro il muro, scagliò il cellulare di Andrea contro la parete e strappò due camicie. Restò senza fiato.

Andrea guardò la scena in silenzio, poi solo disse:

Non pensavo avessi tutto questo fuoco nascosto. Peccato scoprirlo solo ora, e se ne andò per sempre.

Ti odio! gridò Noemi. Poi, radunando poche cose, affittò un piccolo appartamento e lo lasciò.

A Marina non disse nulla: sapeva quale sarebbe stata la reazione. Un mese, forse di più, riuscì a nascondere la separazione. Ma la madre, occhi esperti, sentì che qualcosa non andava.

Noemi, cosa cè? Hai lo sguardo spento, sembri un fantasma. Problemi con tuo marito?

Ma no, mamma. Nessun problema con mio marito… perché non ho più un marito.

Oddio, lo sapevo! Ti ha lasciato, vero? Quando è successo?

Ad aprile.

E non hai detto nulla?

Noemi sospirò. Interrompere la madre era impossibile, e così ascoltò, pazientemente, il fiume di insulti allindirizzo di Andrea e anche a lei stessa.

Te lavevo detto! Almeno non sei più la sua serva, e meno male che non hai fatto figli. Ricorda i miei consigli, mi raccomando. Capito?

Mamma, tutto quel che accade, accade per il meglio, replicò improvvisamente Noemi, si alzò in piedi e aggiunse: Ecco, non lavoro più per te. Ho finito. Uscì dallufficio, lasciando Marina incredula.

Noemi decise di allontanarsi dalla madre il più possibile: sapeva che, da quel momento in poi, avrebbe avuto solo rimproveri e prediche continue.

Senza una meta precisa, Noemi camminava tra i viali alberati di Bologna, fino a quando, salendo su un tram, si perse nei pensieri. Scese alla sua fermata e dun tratto inciampò, il piede si torse in una buca. Gemendo dal dolore, si sedette a bordo strada.

Ci mancava solo questo pensò stringendo i denti.

Si avvicinò un giovane uomo, appena sceso dal tram: Tutto bene? Si è fatta male?

La aiutò a rialzarsi, ma quando tentò di poggiare la gamba, Noemi scosse il capo.

Fa male, ammise tra le lacrime.

Allora venga, si appoggi pure a me, le disse. Con una naturalezza disarmante, la sollevò tra le braccia e la portò fino alla propria auto. La porto al pronto soccorso, può darsi sia una frattura

Io sono Eugenio, lei?

Noemi.

In ospedale, alla fine, risultò solo una storta. La fasciarono stretta e la dimisero. Eugenio rimase tutto il tempo in attesa, poi laccompagnò a casa.

Mi lasci il suo numero, le chiese, gentile, magari ha bisogno di una mano domani.

Noemi non esitò e glielo dettò. Il giorno seguente, Eugenio telefonò.

Cosa posso portarle? Immagino il piede faccia ancora male.

Magari un po di succo e frutta fresca, e pane, che mi manca, rispose lei.

Poco dopo, sentì il campanello: Eugenio entrò con due grandi buste della spesa.

Ma quanti viveri! esclamò Noemi, sopresa.

Beh, festeggiamo il nostro incontro! Non si preoccupi, faccio tutto io, oppure insieme, va bene se ci diamo del tu?

Noemi rise di gusto: accettò volentieri, la presenza di Eugenio era come una boccata daria nuova.

Eugenio apparecchiò, scaldò degli arrosticini, distribuì il succo nei calici. Niente vino: le spiegò che non beveva mai alcolici. La serata fu splendida.

Dopo quattro mesi, Noemi ed Eugenio si sposarono. Lanno dopo nacque la loro bambina, Ginevra. Quando qualcuno chiedeva a Noemi dove avesse trovato un uomo così straordinario, lei rideva:

Mi ha raccolta per strada Se non ci credete, chiedetelo a lui!

Grazie di cuore per aver letto, per il vostro sostegno e laffetto. Vi auguro tutta la felicità!

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