Tutto quello che accade, accade per il meglio
Ornella Bianchi, madre di Lucia, ha sempre cercato di modellare la figlia a sua immagine e somiglianza, e Lucia obbediva in tutto. Ornella si considerava una donna forte e di successo, perciò pretendeva dalla figlia una totale aderenza alle sue indicazioni.
Lucia, diceva con tono severo Ornella, se vuoi raggiungere nella vita gli stessi risultati che ho ottenuto io, devi seguire esattamente la strada che ti indico io, senza deviare nemmeno di un passo. Hai capito e te lo ricorderai sempre?
Sì, mamma, rispondeva la ragazza.
Lucia adorava sua madre e cercava sempre di ascoltarla, non voleva mai deluderla. Ornella sognava una figlia perfetta, una specie di miss impeccabile, ma più cresceva Lucia e più le cose sembravano sfuggirle di mano.
Rimaneva pur sempre una bambina: sporcava, strappava, cadeva e rompeva tutto, ma a scuola i suoi voti erano eccellenti perché sapeva che, per la madre, prendere un sei era una tragedia.
Lucia, che vergogna! Come hai potuto prendere un voto così basso? Non rispetti tuo padre e me? Non devi farci fare brutte figure: correggi subito!
Va bene, mamma, diceva docilmente la figlia, tentando a volte di ribattere: Mamma, è solo un voto, mi è capitato per caso
Non importa, devi essere la migliore di tutti.
Lucia soffriva per queste parole, ma riusciva sempre a recuperare e alla fine conseguì la maturità con la lode, era inevitabile. Ornella era soddisfatta quando la figlia si iscrisse facilmente all’università.
Brava, Lucia, sono orgogliosa di te, le disse la madre, continua così.
Ornella aveva unimpresa di costruzioni, un mestiere tuttaltro che femminile in Italia, ma lo gestiva con così tanto rigore che molti imprenditori uomini rimanevano stupiti dal suo polso fermo. Era convinta che, dopo la laurea, la figlia si sarebbe unita a lei nellazienda di famiglia.
Lucia avrebbe voluto liberarsi dal controllo materno, respirare un po di libertà, magari iscrivendosi alluniversità di Milano o Firenze, ma non cera speranza.
Devi restare sotto il mio controllo, le tagliò corto la madre, Di che parli? Unaltra città? Abbiamo luniversità qui a Bologna, studia qui.
Naturalmente Lucia non poté ribattere. Al terzo anno di università si innamorò sul serio per la prima volta. Prima aveva avuto qualche uscita romantica di nascosto, ma niente di importante.
Matteo era un ragazzo dal sorriso magnetico, capelli chiari e occhi azzurri. Era nella sua stessa università, in unaltra facoltà. Lucia continuava a studiare con ottimi voti, mentre lui faticava un po di più, odiava i progetti scritti. Un giorno la fermò nei corridoi:
Lucia, mi aiuti con il progetto? Sono nei guai
Sì, volentieri, disse felice, perché Matteo le piaceva.
Da allora Lucia gli fece spesso i progetti, e lui la ricompensava con il suo affetto, lasciandosi amare. Uscivano, passeggiavano, andavano al cinema e nei caffè.
Ornella presto sospettò qualcosa, e andò al sodo:
Lucia, ti sei innamorata?
Come fai a saperlo? si stupì la ragazza.
Ce lhai scritto in faccia Presentami questo ragazzo, voglio conoscerlo.
Lucia portò Matteo a casa, i genitori lo accolsero bene, persino Ornella non trovò nulla da ridire. Ma appena lui uscì, la madre dichiarò:
Che amore, Lucia? Quel ragazzo ti sfrutta e basta. Non è affatto brillante, e con lui non cè nulla da dire. Cosa ci trovi?
Non è vero, mamma, rispose la figlia per la prima volta. Matteo è determinato, legge molto, ama la storia. Forse ti intimidisce il suo modo semplice, non tutti sono come te, e poi è giovane.
Non è luomo giusto per te, ribadì severamente Ornella.
Ma Lucia, quella volta, decise di opporsi.
Mamma, mi dispiace, ma qualunque cosa tu dica di Matteo, io lo amo e continuerò a frequentarlo.
Ornella la guardò sorpresa e, contrariata, fece spallucce.
Vedrai, un giorno capirai che il tuo Matteo è del tutto mediocre.
Lucia però mantenne la sua posizione e, conclusi gli studi, sposò Matteo. Era contenta: la madre si era sbagliata.
La vita le mostrò però che anche chi a scuola non brillava può fare grandi cose e raggiungere il successo più degli eccellenti. Fu così anche per Matteo: trovò un lavoro prestigioso subito dopo la laurea, mentre Lucia lavorava nellazienda della madre.
Matteo aveva già un appartamento, glielavevano regalato i genitori durante luniversità, così dopo il matrimonio Lucia poté finalmente vivere lontano dal controllo de madre, ma la sua felicità durò poco. Ornella infatti la volle con sé al lavoro.
Un giorno, tornando a casa, Matteo le disse:
Lucia, mi hanno nominato responsabile dufficio, anche se per ora è solo per prova, ma ce la metterò tutta.
Dopo tre mesi la nomina divenne definitiva. A Matteo però non piaceva che la moglie, con la laurea con lode, lavorasse sotto la madre.
Lucia, finché lavori con tua madre non farai mai niente di tuo. È ora che te ne liberi, si lamentava lui. Vuoi stare a vita sotto il suo controllo? Ti schiaccia, e poi lasciatelo dire, tua madre è un drago e tu sei troppo remissiva.
A Lucia faceva male sentire queste parole dal marito, ma dentro di sé sapeva che era vero. Col tempo però Matteo smise di rimproverarla: diventò sempre più chiuso e indifferente, ma a lei pareva quasi un sollievo, almeno non la accusava più. Limportante, pensava, è che rimanga al mio fianco.
Dopo circa un anno, un giorno Matteo tornò a casa e, con voce pacata, disse:
Ho incontrato unaltra donna, la amo. Me ne vado. Lei, a differenza tua, è davvero viva
Lucia perse la testa per la prima volta. Urlava, piangeva, lanciò il telefono contro la parete, strappò alcune camicie del marito, poi si calmò.
Lui la guardò in silenzio e alla fine dichiarò:
Non avevo mai visto tanto temperamento in te. Peccato scoprirlo solo ora, me ne vado.
Ti odio, ti odio, sibilò lei e, raccolte le sue cose, si prese in affitto un appartamento e se ne andò.
Non disse nulla a sua madre, sapeva già che cosa avrebbe risposto. Per più di un mese riuscì a nascondere la sua situazione, ma Ornella con il suo istinto capì che cera qualcosa che non andava.
Lucia, coshai? Hai uno sguardo spento, ti aggiri come unanima persa, cè qualche problema con tuo marito?
Problema? Ormai non ho più nemmeno un marito.
Santa pazienza, lo sapevo. Ti ha lasciata, vero? Quando è successo?
Ad aprile.
E non ne hai parlato con nessuno?
Lucia sospirò. Non poteva interrompere la madre e ascoltò pazientemente il solito diluvio di critiche su Matteo e pure su di lei.
Io te lavevo detto! Almeno non sei diventata la sua sguattera. Che fortuna che non avete avuto figli. Ascolta meglio i miei consigli, ora spero sia chiaro.
Mamma, tutto quello che succede succede per il meglio, ribatté improvvisamente Lucia, si alzò e aggiunse: Da oggi non lavoro più con te, mi sono stancata uscì dallufficio, lasciando Ornella sconcertata.
Lucia decise di allontanarsi da sua madre, consapevole che da quel momento avrebbe dovuto ascoltare ogni giorno i suoi sermoni e non avrebbe fatto un passo senza la sua approvazione.
Camminando senza meta, saliva sul tram, scese alla sua fermata, e improvvisamente inciampò, mettendo il piede in una buca e cadde, gemendo dal dolore.
Proprio quello che mi mancava, pensò, mentre si sedeva sul marciapiede.
Tutto bene? Un giovane uomo, passando di lì dopo che il tram era ripartito, le si avvicinò per aiutarla. La sollevò dolcemente; provando ad appoggiarsi, Lucia sentì un dolore acuto alla caviglia.
Fa male? le chiese con premura.
Tanto, rispose lei accigliata.
Facciamo così: tieniti forte al mio collo, la prese in braccio fino alla sua auto. Andiamo in ospedale, potrebbe essere una frattura.
Io sono Eugenio, il tuo nome?
Lucia.
Al pronto soccorso scoprirono che era solo una distorsione, la fasciarono stretta e le spiegarono come curarsi. Eugenio la attese tutto il tempo e poi la riaccompagnò a casa.
Mi dai il tuo numero? chiese gentilmente. Non si sa mai ti serva ancora aiuto.
Lucia glielo diede senza problemi. Il giorno dopo Eugenio chiamò:
Dimmi cosa vuoi che ti porti, la caviglia sarà ancora gonfia.
Magari del succo di frutta, un po di frutta e del pane, rispose.
Poco dopo suonarono alla porta. Lucia si trascinò ad aprire: Eugenio arrivò con due borse piene di spesa.
Ma dai, hai portato troppe cose!
Festeggiamo il nostro incontro, se ti va. Non ti preoccupare, preparo tutto io. E magari possiamo darci subito del tu?
Lucia si mise a ridere, volentieri: con Eugenio si sentiva a suo agio.
Eugenio si diede da fare: apparecchiò la tavola, scaldo dellarrosto al microonde, versò succo nei bicchieri niente vino, lui non beve. Fu una serata bellissima.
Dopo quattro mesi Lucia ed Eugenio si sposarono e un anno dopo nacque la piccola Ginevra. Quando le chiesero dove avesse trovato un marito tanto speciale, sorrideva:
Mi ha raccolta per strada Non ci credete? Chiedetelo a lui!
Grazie per aver letto la mia storia e per il vostro sostegno. Che la vita vi sorrida sempre!






