Tutto ciò che accade, è per il meglio: la storia di Violetta, cresciuta da una madre severa e ambiziosa, la ribellione, l’amore sbagliato, il coraggio di cambiare e il destino che, dopo cadute e delusioni, regala una felicità inaspettata sulle strade di Milano

Tutto ciò che accade, accade per il meglio

Diario di Venerdì, 10 maggio

Prima di tutto, oggi mi sono svegliata con una strana malinconia. Forse perché continuo a pensare a mamma la signora Ines Rinaldi, mia madre. Lei ha sempre voluto trasformarmi in una sua copia perfetta. Era convinta che solo seguendo i suoi consigli avrei potuto ottenere successo nella vita, come lei. E io, per tanto tempo, ci ho pure creduto. Davvero.

Venera, diceva spesso con la sua voce ferma, se vuoi arrivare dove sono arrivata io, devi camminare esattamente sul percorso che ti indico. Spero tu labbia capito e te lo ricorderai tutta la vita.

E io, come una brava figlia, rispondevo: Sì, mamma. Perché volevo renderla orgogliosa, non deluderla. Voleva una figlia perfetta, e io per anni ci ho davvero provato, anche se, più crescevo, più mi sembrava impossibile. Da bambina, ero come tutte: combinavo qualche pasticcio, sporcavo tutto, rompevo cose, cadevo Ma almeno a scuola prendevo sempre ottimi voti. Per me un sette era una tragedia: mia madre lavrebbe vissuto come uno scandalo.

Venera, che vergogna! Come hai potuto prendere un sette? Non ci rispetti, né tuo padre né me? Sbrigati a rimediare!

Va bene, mamma tentavo a volte di difendermi: Ma è solo una volta, uno sbaglio

Non importa, tu devi essere la migliore, più intelligente di tutti gli altri.

Così andava avanti. Ogni volta mi preoccupavo tanto, ma correvo a rimediare col massimo dei voti. Mi sono diplomata al liceo con la lode, come era predestinato. Ines Rinaldi era soddisfatta solo quando ho passato il test dingresso alluniversità con il massimo dei punteggi.

Bravissima, sono fiera di te mi disse quasi con un sorriso ma mi raccomando, continua così.

Mamma gestisce unimpresa edile, un settore raro per una donna, ma la sua determinazione è leggendaria, tanto che persino gli uomini daffari restano stupiti dalla sua tenacia. Già dava per scontato che, dopo la laurea, io mi sarei affiancata a lei in azienda.

Io, invece, speravo di allontanarmi almeno un po dalla sua ombra. Volevo provare a iscrivermi a una facoltà fuori Milano, magari a Bologna, ma mi sono illusa.

Venera, tu devi stare vicino a me. Niente altre città: abbiamo una splendida università qui. È qui che studierai, mi ha detto secca mamma.

Rispondere? Impossibile. Così sono rimasta. Al terzo anno, il destino ha scombussolato i miei piani: mi sono innamorata sul serio per la prima volta. Prima uscivo con qualche ragazzo, ma mai niente di importante, spesso di nascosto da mamma.

Poi ho incontrato Giorgio occhi verdi, sorriso disarmante, ci siamo piaciuti subito. Faceva parte del mio stesso corso. Io continuavo a prendere trenta e lode, lui invece arrancava. Venera, mi fermò un giorno in corridoio, aiutami con la tesi. Non ci capisco nulla

Certo! dissi, perché già mi piaceva tanto. Così ho iniziato a scrivere per lui le tesi e gli elaborati. Lui mi ricambiava con carezze e attenzioni, passavamo pomeriggi romantici al Parco Sempione, al cinema, a berci un caffè in centro.

Mamma, ovviamente, capì tutto e andò dritta al punto: Allora, ti sei innamorata? Come lo sai? risposi sorpresa.

Ce lhai scritto in faccia. Portamelo a conoscere, devo capire che tipo è.

Ho invitato Giorgio a casa. Sono stati tutti cordiali con lui, anche mamma si trattenne. Quando se ne andò, però, scattò di nuovo col solito tono:

Altro che amore, Venera. Quel ragazzo si sta approfittando di te! Non è brillante, con lui non hai nessun futuro. Cosa ci vedi?

Stavolta, una ribellione mai provata mi prese: Non è vero, mamma! Giorgio è ambizioso, curioso, appassionato di storia. Prova a conoscerlo sul serio!

Niente da fare, non è allaltezza. Non è per te, decretò lei.

Io, invece, per la prima volta mi opposi. Mi spiace, mamma, stavolta puoi dire quello che vuoi, io Giorgio lo amo e continuerò a vederlo.

La sua espressione, tra stupore e rabbia, me la ricorderò sempre. Un giorno capirai, Giorgio è insignificante, concluse con astio.

Contrariamente a quanto lei pensava, dopo la laurea mi sono sposata davvero con Giorgio. E allinizio, mamma dovette ingoiare la sua sconfitta.

Col tempo si è rivelato vero che anche chi non va bene a scuola può avere successo. Giorgio trovò subito un buon lavoro, mentre io restavo sotto il controllo di mamma, perché lei mi aveva assunto nella sua azienda. Aveva già una casa tutta sua (regalo dei suoi genitori), quindi almeno lì io ero libera dal controllo materno o così pensavo.

Un giorno tornò a casa e mi disse: Venera, mi hanno promosso. Ora sono responsabile di reparto, anche se per ora è in prova. Mi impegnerò al massimo, vedrai!

Dopo tre mesi la promozione divenne ufficiale. Giorgio però non sopportava che io, con la laurea e il massimo dei voti, fossi ancora sotto il comando di mamma.

Venera, non combinerai niente lavorando per lei. Devi cominciare a vivere la tua vita, smettere di stare sempre sotto la sua ala. Così sarai sempre una marionetta!

Mi feriva, ma in fondo coglieva un nervo scoperto. Col tempo smise di rimproverarmi, ma diventò più freddo e distante. In fondo preferivo così: almeno non mi sgridava più, e io mi sentivo al sicuro, anche se molto sola. Pur restando insieme, si respirava unaria ormai spenta.

Passò un anno. Un pomeriggio, Giorgio tornò a casa serio: Ho conosciuto unaltra donna. La amo. Me ne vado. Lei è diversa da te, vera.

Per la prima volta, mi sono lasciata andare: ho urlato, litigato, rotto un piatto, lanciato il suo telefono contro il muro, strappato due camicie e poi, sfinita, sono rimasta in silenzio.

Mi guardò senza una parola, poi quasi con un sorriso triste: Almeno ora so che avevi un carattere forte. Peccato capirlo solo adesso, e se nè andato.

Niente, mamma. Non ho più un marito, le risposi col tono spento di chi non vuole più mentire.

Lo sapevo, ti ha lasciata, vero? E da quanto?

Da aprile.

E non hai detto nulla per tutto questo tempo?

Ascoltai la sua sfuriata senza fiatare, sentendo tutta la sua rabbia contro Giorgio, ma anche contro di me.

Te lavevo detto! Almeno adesso non sei più la sua cameriera, e meno male che non avete figli. Dora in poi, cerca di ascoltare i miei consigli, chiaro?

Le risposi senza pensarci: Mamma, tutto ciò che accade, accade per il meglio. Poi mi alzai, aggiunsi: Non lavoro più con te. Mi sono stancata e uscii dal suo ufficio lasciandola senza parole.

Sentivo che dovevo allontanarmi, ora che certamente avrebbe ricominciato con sermoni e lezioni. Non mi avrebbe più lasciato respirare.

Sono uscita. Senza una meta. Mi sono ritrovata su un tram nella periferia di Milano. Scesa alla fermata, ho messo male il piede in una buca. Un dolore acuto mi ha bloccata.

Ci mancava solo questa pensai soffocando una smorfia.

Un ragazzo si è accorto di me, si è avvicinato vedendomi zoppicare: Tutto bene?

No, mi fa malissimo, ammettevo tra le lacrime.

Ok, appoggiati pure, ti porto alla macchina. Andiamo in ospedale, meglio controllare.

Non ho avuto neanche il tempo di protestare che mi aveva già sollevata e accompagnata in auto.

Piacere, sono Eugenio. E tu?

Venera.

Allospedale, per fortuna, nessuna frattura; solo una forte distorsione. Mi hanno fasciata e dato tutte le istruzioni. Eugenio era ancora lì e mi ha accompagnato a casa.

Mi dai il tuo numero? Magari ti serve ancora una mano

Ho acconsentito senza riflettere. Il giorno dopo ha chiamato davvero.

Cosa ti porto? Immagino che tu faccia fatica Del succo e della frutta anche il pane manca. Arrivo.

Dopo poco suonò alla porta carico di sacchetti. Ma sei pazzo, tutta questa roba?

Festeggiamo il nostro incontro! Se vuoi, passo a darti del tu. Ti aiuto io a preparare la cena!

Mi fece ridere. Non mi succedeva da tempo. Lui cucinò e apparecchiò, niente vino non beveva. Una serata splendida. Leggera, spontanea.

Dopo quattro mesi ci siamo sposati. Un anno dopo è nata la nostra bambina, Elettra.

Quando mi chiedono dove abbia trovato un marito così meraviglioso, sorrido sempre: Mi ha raccolto in strada Non ci credete? Chiedete a lui!

Scrivere queste righe mi fa sentire più leggera. Chissà, magari davvero tutto, prima o poi, trova il suo senso.

Arrivederci, diario mio. Vediamo cosa porterà il domaniMagari domani tutto riprenderà la sua solita corsa mamma tornerà a chiamare, insisterà, mi chiederà ancora perché non seguo più i suoi passi. Io forse sbaglierò, cadrò, sporcherò di nuovo e prenderò qualche voto basso dalla vita. Ma adesso mi guardo allo specchio e mi riconosco finalmente, senza più paura di non essere abbastanza.

E se qualcuno mi chiede che cosa ho imparato, sorrido tra me: che le ferite passano, le cicatrici rimangono, e da ognuna nasce un pezzo nuovo di noi. Che la libertà, alla fine, è dare una risposta diversa, scegliere un sentiero imprevisto, ridere malgrado tutto. E se mia figlia, un giorno, mi dirà: Mamma, io voglio sbagliare per conto mio, saprò tenere la mano aperta senza chiuderla mai.

Una serenità leggera mi accompagna mentre accendo la luce nella cameretta di Elettra. Dorme, la sua piccola mano abbandonata tra le coperte. Mi avvicino e penso che, forse, è proprio vero: la felicità non somiglia a niente di perfetto, ma solo a se stessa.

Poi spengo la luce e chiudo la porta, pronta a vivere domani.

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