Tutti i parenti si erano riuniti, come spesso accadeva nelle nostre famiglie di un tempo. La ragione di quellincontro, nonostante i pretesti di un allegro pranzo domenicale, era ancora una volta di natura materiale. Livia, figlia di nonna Tosca e madre di Paola e Andrea, stava sfogliando dei fazzoletti di stoffa nei quali la nonna era solita avvolgere i suoi risparmi Ormai nonna Tosca non era più in grado di occuparsi dei propri soldi: non ricordava nulla e faticava a riconoscerci, ma Livia, per abitudine e rispetto, continuava a riporre la sua pensione in quegli stessi fazzoletti.
Ecco, si lamentava Livia rivolgendosi a tutta la famiglia, sono di nuovo spariti. Diecimila euro, se non di più. Sono sicura! Li ho contati io stessa! Dove vanno a finire questi soldi? Mamma, tu ti ricordi quanto cera?
Nonna Tosca si voltò ma non verso sua figlia, bensì verso il ritratto del marito scomparso.
Piero caro che bella giornata poi guardò la nipote, Giulia. Tu, cara, non giocare con le mie caramelle, sono per gli ospiti E Andrea dovè? A scuola?
Livia arrotolava le banconote da cento. Sua madre, ovviamente, non ricordava niente dei soldi. Eppure, Livia era convinta che qualcuno li stesse rubando. Era un pensiero fastidioso; in casa entravano solo i familiari, ma qualcuno stava chiaramente sottraendo quei soldi e, cosa ancor più triste, li sottraeva a unanziana ormai indifesa.
Arrivò Andrea, proprio quello che la nonna stava evocando poco prima.
Ma che succede, vi vedo qui seduti come a un funerale? domandò, mettendo via le chiavi dellauto.
Livia, la madre, con voce soffocata:
Andreino, è una disgrazia! I soldi! Sono di nuovo spariti i soldi di nonna Ormai da mesi le metto la pensione qui, sempre in questo cassetto e qualcuno li ruba!
Andrea lanciò uno sguardo ironico ai presenti. Sua madre si fidava di tutti, lui invece non si fidava di nessuno.
Dici che i soldi spariscono, eh? disse stringendo gli occhi. Io invece so esattamente dove finiscono!
Entrò in corridoio e trascinò nella sala la borsa zebrata di Paola. Non fece nemmeno in tempo a protestare, che Andrea aprì la zip e senza indugi rovesciò il contenuto sul vecchio tavolo rivestito di cerata.
Rossetto, chiavi, uno specchietto e tanti soldi.
Tante banconote un po stropicciate ma perfettamente riconoscibili. Cinquemila euro in biglietti da cinquanta.
Guardate! esclamò Andrea alzando una banconota. Quando sono entrato ho urtato la sua borsa, e da lì sono cadute queste Cinquanta euro! E che facce conosciute!
La zia Olga, che fino a quel momento aveva mangiato insalata senza fiatare, si rischiarò la voce e tossì, sorpresa.
Su ogni banconota, guardando bene, si notava una leggera traccia blu di penna una linea sottile.
E vi ricordate, proseguì Andrea, quando, un mese fa, dopo che mamma aveva contato i soldi, Mario ci scarabocchiò sopra con la biro, così per gioco? Eccoli qua. I cinquanta euro della pensione della nonna.
Tutti gli sguardi si fissarono su Paola.
Paola, rimasta silenziosa come una statua fino a quel momento, sobbalzò.
Andrea, cosa stai facendo?
Io? rispose lui indignato. Io nulla! Ho solo detto che, passando, la borsa è caduta e, guarda caso, sono usciti dei soldi. Molto familiari!
Paola sentì che attaccare Andrea sarebbe stato inutile, doveva piuttosto difendersi.
Non sono stata io! gridò, facendo oscillare il tavolo.
Anche la nonna si voltò al trambusto.
Chi fa tutto questo fracasso? chiese nonna Tosca. Dove sono le mie ciabatte?
Tutti si fissavano a occhi spalancati.
Paola, tesoro mio, interruppe Livia alzandosi, ma come hai potuto? Perché? Hai già un lavoro, e io ti aiuto Come hai fatto a rubare a tua nonna?
Mamma, non sono stata io! Non ho preso nulla!
E allora chi, scusa? domandò Andrea, la voce tagliente. Sei lunica che sta sempre qui a badare a nonna, come dici tu. Gli altri non hanno accesso alla cassapanca. La mamma potrebbe, ma non lo farebbe mai. Rimani solo tu.
Paola retrocedeva quasi spaventata.
Lo giuro, io non ho toccato niente!
Guardava la madre sperando almeno nella sua fiducia, ma Livia la fissava con sdegno e incredulità.
Stai mentendo mormorò Come hai potuto
Io voglio bene a nonna! singhiozzava Paola, ferita Davvero venivo qui solo per aiutarla! Non ho preso quei soldi!
Tuttavia, la logica crudele della situazione era contro di lei. I soldi erano caduti dalla sua borsa e nessuno, tranne lei, poteva essere stato.
Basta. Credo che la faccenda sia chiusa. chiosò Andrea Peccato, Paola. Peccato davvero. Avresti potuto chiederli, te li avremmo dati. Ma rubare a una povera nonna Nessuno se laspettava da te.
Quella sera Paola fu mandata via e la sua vita cambiò per sempre. Nessuno volle ascoltarla, nessuno la capì. La madre, dopo qualche giorno di rabbia, invitò i parenti alla calma, ma
Non farla tornare, Livia, sibilò zia Olga per telefono, mentre Livia cercava di discutere della situazione, pensa che vergogna! Anche se nonna ormai non capisce più niente, se sapesse cosa è diventata Paola
Livia ascoltò. Quasi non parlava più con la figlia. Quando Paola telefonava, la madre rispondeva con frasi fredde, sempre impegnata, magari più tardi.
Paola tentò di difendersi, chiamò tutti i parenti da diversi numeri, ma appena la riconoscevano, riattaccavano. Provò anche a indagare da sola, senza successo, visto che non le era permesso entrare nella casa della nonna e nessuno le parlava più.
Solo la madre riuscì a incontrarla.
Mamma, per favore, quasi supplicava Paola So che sembra una scusa, ma ti giuro che non sono stata io! Perché non mi credi?
Per Livia era più dura che per gli altri. Era pur sempre sua figlia.
Paola mi fa male quanto a te. Ma i soldi erano nella tua borsa. Non voglio più parlarne. Se fosse successo solo tra me e te, forse avremmo superato Ma gli altri non ti perdoneranno E per me è molto pesante. La nonna per te ha fatto tanto.
Ma io sono innocente! Forse sono caduti lì prima? Da unaltra borsa? Magari qualcun altro
Basta! tagliò corto la madre. Sei mia figlia, voglio crederti, ma i fatti parlano chiaro: hai rubato tu.
Con questa accusa Livia si alzò e lasciò Paola sola, al freddo, a pensare.
Nemmeno la possibilità di salutare la nonna le venne concessa
Tuttavia, aspettò che la tempesta si placasse, che tutti fossero via, e poi si recò alla casa della nonna, sperando di trovare la madre. Livia, anche se aspra, talvolta le rispondeva. Forse stavolta lascolterà?
Trovi invece Andrea.
Era alto: Paola dovette alzare il viso per guardarlo negli occhi. Forse, pensò, è meglio così.
Andrea, disse Paola per favore, parliamone. Solo questa volta.
Ah, Paola. Speri ancora di salvare la tua reputazione? Ormai è tardi, rispose il fratello. Confessalo, magari ti perdonano.
Ma Paola non era il tipo da chiedere scusa per qualcosa che non aveva fatto.
No. Io voglio sapere la verità. Magari ti sei sbagliato? E se quei soldi fossero caduti da unaltra borsa? O dal cappotto? Pensa bene
Ma d’un tratto lo sguardo di Andrea si fece freddo.
Mi sono sbagliato? Paola, ma sei proprio ingenua? si avvicinò Certo che so che non li hai presi tu. Li ho messi io, di proposito, nella tua borsa.
Le si annebbiò la vista.
Cosa? fu lunica cosa che riuscì a dire.
Sì, proprio così.
Perché? Paola non riusciva a capire Perché lhai fatto?
Per togliere di mezzo una rivale.
Nella lotta per leredità, sorellina, tutto è lecito. Alla nonna restava poco da vivere, lo vedevi anche tu. E questo appartamento era già stato intestato a mamma, così da evitare problemi col notaio. Ma ecco il problema: mamma è sentimentale. Aveva deciso di lasciarlo a te.
Paola era ancora più confusa.
Perché a me?
Perché, cara Paolina, continuò lui velenoso eri sempre a casa della nonna, per darle da mangiare, sistemare, leggerle i libri che nemmeno capiva più. La nipote modello! Mamma la vedeva e si scioglieva. Pensava tu lo meritassi E io? Non sono forse nipote anchio? Non meritavo niente? Così ho deciso di farmi valere.
Ma io non lo facevo per l’appartamento! urlò Paola, che soffriva ancora di più per la confessione Lo facevo per la nonna! Le volevo bene!
Andrea rise.
Piantala, Paola. Siamo tutti uguali. Volevi fare la brava ragazza, così avresti avuto tutto. Ma io, guarda caso, ho giocato meglio. Uno a zero per me.
Poiché Paola taceva, concluse lui:
Ed ora concluse Andrea sei la ladra. Mamma non mi abbandonerà mai, sono il bravo figlio. Tu sei la figlia perduta. E la casa, ovviamente, è mia: tu non puoi più nemmeno entrare senza fare scandalo.
Che persona sei disse solo Paola.
Così è, sorellina. Leredità è mia.
Aprì la porta.
Paola rimase immobile. Certo, quellappartamento le avrebbe fatto comodo: affittare costava, comprare era impossibile per lei. Ma era vero, lei voleva bene a nonna Tosca. Ricordava quando, persino smarrita nei suoi pensieri, la nonna le aveva accarezzato la guancia sussurrando: Grazie dessere venuta, mia cara. Sei proprio il mio Piero.
E ora, per riconquistare il proprio buon nome, avrebbe dovuto provare che Andrea mentiva. Ma come?
Impossibile.
Uscendo dalla casa, chiuse dietro di sé con un sentimento di amarezza profonda. Sapeva che, col tempo, nessuno si sarebbe più ricordato che lei non era mai stata una cattiva persona. Tuttintorno avrebbero ripetuto solo una cosa: era Paola ad aver rubato i soldi di una povera nonna morente.
Andrea aveva già vinto. E lo festeggiava.






