Un altro bambino in arrivo

Un altro figlio

Caterina tornava a fatica nel suo appartamento dopo il lavoro, in quelle stanze vuote. Accendeva subito la televisione, alzando il volume, fingendo che qualcuno fosse in casa. Anche se sua figlia Giulia si era già sposata. E suo marito suo marito Luca laveva lasciata per una più giovane.

Caterina ancora non riusciva a credere che Luca lavesse tradita. Ventiquattro anni vissuti insieme, senza litigi né incomprensioni. Sognavano già di festeggiare il loro venticinquesimo anniversario in un ristorante, dopotutto era il matrimonio dargento. Ma non era destino: tutti i sogni e i piani erano crollati.

“Mamma, non avrei mai pensato che papà potesse fare una cosa del genere,” piangeva Giulia. “Sono arrabbiata con lui e non voglio più parlargli.”

“Piccola, non devi farlo. Tuo padre ha lasciato me, non te. Sei sua figlia, e lui ti ama comunque. Non interrompere i rapporti con lui,” la implorava Caterina.

Non voleva mettere la figlia contro il padrein fondo, si sentiva in colpa.

“Forse non lho amato abbastanza, non ho fatto abbastanza attenzione. Avrei dovuto dedicarmi di più alla famiglia, non alla carriera.”

Luca si era innamorato di una ragazza più giovane, conosciuta in un bar mentre beveva una birra con gli amici dopo il lavoro. I loro sguardi si erano incrociati: lei aveva occhi castani scintillanti di allegria. Quel suo sguardo gli era rimasto impresso nellanima. Si era avvicinato e laveva conosciuta. Alessia non aveva resistito, e in poco tempo si era ritrovato nel suo appartamento in affitto. Poi tutto era successo in frettasi era innamorato.

Non riuscì a mentire a lungo a sua moglie, che già sospettava qualcosa. La conversazione fu dolorosa. Luca fu onesto.

“Caterina, mi sono innamorato. So di averti ferita, ma non voglio mentirti,” disse con tristezza.

Lei cercò di trattenere le lacrime.

Quel giorno, tornata dal lavoro, Caterina si era appena cambiata quando squillò il telefono. Era sua sorella Sofia.

“Ciao, Caterina, sei a casa? Devo parlarti, arrivo subito.”

“Sì, vieni pure,” rispose Caterina, contenta di non passare la serata da sola.

Sofia arrivò come sempre vivace, con due borse piene di cose. Si abbracciarono, poi Sofia iniziò a svuotare le borse: salumi, formaggi, una bottiglia di vino. Caterina la guardava senza capire.

“Sofia, che festa è? Cosa celebriamo?”

“Eh, Caterina, non cè niente da festeggiare. La mia Serena è incinta. Quella stupida, non ha ancora compiuto diciotto anni!”

“Davvero?” si stupì Caterina. “Be, tra tre mesi li compirà, no?”

“Appunto, tra tre mesi, ma è già avanzata nella gravidanzanon può più interromperla. Lho cresciuta, lho protetta, e ora non può nemmeno sposarsi decentemente. Quel ragazzo con cui usciva lha lasciata, si è rifiutato di riconoscerlo. A lei non serve un bambino, e neanche a me!” sbottò Sofia, versando il vino nei bicchieri.

Caterina lascoltava con un po di paura.

“Dai, Caterina, beviamo un po. Devo scaricare lo stress. Sono esausta. Serena non sa nemmeno di chi sia, perché andava in giro per locali e tornava allalba. Ovviamente quel ragazzo lha piantata.”

Sofia bevve quasi tutto il bicchiere in un sorso, mentre Caterina fece solo due sorsi.

“Sai cosa abbiamo deciso io e Serena?” riprese Sofia. “Volevo chiederti un consiglio, sei la maggiore. Quando partorirà, lasceremo il bambino allospedale. Ma ho paura e se un giorno quel bambino crescerà e vorrà cercare sua madre? Potrebbe chiedere soldi o fare rivendicazioni”

Caterina la fissò a bocca aperta, poi riuscì a dire:

“Sofia, sei fuori di testa? Come ti viene in mente una cosa del genere? Tua figlia è giovane, ma tu? È sangue tuo!”

“Ma dai, Caterina, non farmi la morale. Sai bene che non sono perfetta come te. Non ci serve questo bambino. Serena deve finire il liceo, non badare a un figlio. E poi non è il tipo da fare la madreme lo scaricherebbe addosso! E io? Ho anche una mia vita da vivere.”

Caterina rifletté in silenzio.

“Quanto è avanzata la gravidanza? Hanno fatto lecografia?”

“Sì, sarà una femmina. Probabilmente sarà una scioperata come sua madre,” rispose Sofia, accendendo una sigaretta.

“Sofia, dammi questa bambina quando nascerà. Ti prego, non lasciarla allospedale. Ho un appartamento, un buon lavoro, uno stipendio dignitoso.”

“Ma va!” sbuffò Sofia. “E quando crescerà, glielo dirai?”

“No, Sofia, te lo giuro. Sarà mia figlia. Non lo saprà mai, a meno che non glielo diciate voi.”

Ci volle tempo, ma alla fine Caterina convinse la sorella. Poi sorse un altro problema: per ladozione serviva una famiglia completa, e Luca era via, anche se non erano ancora divorziati. Nessuno dei due si era mosso in tal senso. Mentre aspettava che Serena partorisse, Caterina cercava una soluzione. Non voleva chiedere a Luca, e dubitava che avrebbe accettatolui aveva unaltra famiglia ora.

Serena partorì una bambina sana. Firmò subito il documento di abbandono, senza nemmeno guardarla. Caterina iniziò le pratiche per laffidamento. Una sua vecchia amica, che lavorava proprio in quel campo, la aiutò a completare tutto. Caterina chiamò la bambina Aurora.

Finalmente portò Aurora a casa e chiese un congedo dal lavoronon voleva licenziarsi, il suo stipendio era troppo buono. Chiamò sua madre, Anna, che viveva poco distante. Era vedova da due anni, dopo la morte del marito, padre di Caterina e Sofia. Una volta era stata infermiera.

“Mamma, ciao, ho bisogno di parlarti urgentemente.”

“Certo, figlia mia, arrivo subito”

Quando Anna arrivò, rimase senza parole vedendo una neonata nella culla.

“Figlia mia, chi è questa bambina? Da quando? Che sorpresa è mai questa?” Non sapeva nulla.

Sofia non le aveva detto niente di Serena, e Caterina aveva taciuto, pensando che sua sorella avrebbe spiegato. Ma Sofia non aveva alcuna intenzione di farloparlava raramente con la madre.

“Mamma, siediti, ti prego,” disse Caterina, preparandole una tazza di tè alla menta. “Bevi, calmarti, ti racconto tutto con ordine.”

Anna era sconvolta da ciò che aveva fatto la figlia minore con la sua Serena ribelle.

“Ma comè possibile, Caterina? Io e tuo padre vi abbiamo cresciute allo stesso modo, vi abbiamo amate, forse anche di più Sofia, essendo la più piccola. E anche tu lhai sempre protetta.”

Quando Anna si riprese, Caterina le spiegò:

“Mamma, aiutami. Aurora è comunque tua pronipote,” sorrise. “Sei ancora in salute. Non voglio lasciare il lavoro, non voglio perdere lo stipendio, né la mia posizione. Potresti badare alla piccola? Potrei assumere una tata, ma perché pagare una straniera?”

“Figlia mia, non preoccuparti come potrei rifiutarmi? Sarà una gioia per me. So che sarà difficile, ma sarai una brava madre, e con te sarà più facile.”

“Mamma, sei un angelo, lo sapevo che mi avresti aiutata.”

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