«Un appartamento per due? Neanche per sogno!»
«Lo trasferirò a Marta e verrò a vivere con te. Tu ormai vivi da sola», disse Francesca, senza chiedere nulla.
«Che voce da uomo è quella che sento da te?» La voce di Marta suonava rigida, come se avesse tredici anni e non trentatré.
«È la televisione, mamma. Che volevi?» Marta voleva chiudere il dialogo in fretta.
«Dobbiamo parlare. Davvero», insistette la madre, e riattaccò immediatamente. Tipico di lei: osserva e non fa mai domande.
«Alessandro!», gridò Marta, lanciando il cellulare sul divano.
«Che succede?» Alessandro entrò dalla cucina con due tazze di caffè in mano.
«Mia madre arriverà stasera.»
«Devo restare?»
«No, non serve. Voglio sistemare tutto da sola»
**Spettri del passato**
I ricordi sono come foto in un album: alcuni sbiadiscono, ma lessenza rimane. Marta aveva undici anni quando i genitori si separarono. Sua sorella Loredana giocava ancora con bambole, mentre Marta già decifrava i silenzi degli adulti.
«Non ce la faccio più, Carla», disse il padre. «Questa non è più una coppia, è solo unombra.»
«E i figli?» La voce della madre tintinnò come vetri rotti.
Dopo il divorzio il padre imballò silenzioso le sue cose. Il suo divano preferito, la tazza incrinata, persino i libri sparirono uno dopo laltro.
Marta divenne il ponte tra due mondi: la severità della madre e la calma del padre. Loredana decise subito che il padre era un traditore e la madre una martire.
**Vita da adulti**
Marta si trasferì a studiare a Roma. Lavorò sodo, determinata a possedere un giorno un appartamento tutto suo. Loredana invece fece qualche corso, divenne nail artist e si sposò quasi subito.
Il padre morì, lasciando solo ricordi dolci e un vuoto incolmabile.
La madre compariva solo per chiedere soldi o lamentarsi:
«Loredana è incinta, aiutala. Marco guadagna poco e al salone non la assumono neanche per nome»
Marta sospirò, esausta.
«Sapeva a cosa andava incontro. Era una sua scelta.»
**Il nido personale**
Qualche anno dopo Marta comprò lappartamento dei suoi sogni. Da sola. Con sudore e lacrime.
«Bellappartamento», osservò la madre, girandosi intorno. «Potrebbe andar bene a Loredana, invece di stare al dormitorio con il bambino E tu, sola, in questo palazzo. Non è giusto.»
«Perché Loredana credeva di avere diritto a tutto. Io ho lavorato.»
Poi, anni dopo, una visita inaspettata:
«Ho deciso lappartamento lo darò a Loredana e io mi trasferirò da te», disse la madre con un sorriso, scrutando ogni angolo.
«No», rispose Marta, secca. «Questo è il mio appartamento.»
«Che significa no qui? Lho già deciso!»
«Allora vivi con Loredana. Questo non è un hotel.»
«Sei fredda come tuo padre!»
«Grazie. Lui mi amava. Non ha mai posto condizioni.»
La porta sbatté. Restò solo silenzio e una strana leggerezza.
Sul cellulare lampeggiò un messaggio:
«Come è andata?»
Marta sorrise:
«Passa a trovarmi. Ti insegno a fare il tiramisù.»






