Un bambino di 7 anni, pieno di lividi, entra al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giuseppe a Torino portando in braccio la sorellina… quello che ha detto dopo ha spezzato i cuori

Intorno alluna passata, sotto una luna insonne, un bambino di sette anni attraversava come in sogno la soglia del Pronto Soccorso dellOspedale Santa Chiara, a Torino, portando in grembo la sua sorellina. Si chiamava Matteo Ferri e i suoi piedi nudi lasciavano impronte dacqua sulla piastrella fredda. Nei suoi occhi si specchiava la notte; nel suo abbraccio, la piccola Lucia, coperta da una vecchia copertina gialla, tremava come una fiammella al vento. Dai vetri entrava il respiro di una Torino innevata.

Le infermiere alla reception rimasero per un attimo sospese come statue di sale. Fu Mariangela Rossi, accorsa tra le prime, a spezzare lincantesimo: si inginocchiò davanti al piccolo e il suo cuore fu trafitto dai lividi viola sulle braccia e dal taglio vivo vicino allocchio.

Amore, come ti chiami? Dove sono i tuoi genitori? La voce era una mano che cerca di acchiappare sogni.

Le labbra di Matteo tremarono come foglie.

Serve aiuto Lucia ha fame. Non possiamo tornare a casa. Sussurrò, come se recitasse in una lingua che solo i sogni comprendono.

Mariangela lo guidò su una sedia; qui, alla luce lattiginosa del triage, i segni dei maltrattamenti si moltiplicavano come ombre. Lucia, minuscola e di otto mesi, respirava appena.

Qui sei al sicuro, gli confidò Mariangela. Come ti chiami?

Matteo e lei è Lucia, stringendola ancora di più.

Ho dovuto scappare per non farle male
Il tempo si piegava e subito accorsero il dottor Federico Gallo, pediatra di guardia, e il vigilante Saverio. Ogni rumore era per Matteo una minaccia invisibile; il suo abbraccio diventava scudo.

Vi prego non portatela via, supplicò. Smette di piangere solo se ci sono.

Federico parlava piano, come tra sogni e risvegli.

Nessuno la porterà via. Ora raccontami, cosa è successo nella tua casa?

Matteo gettò uno sguardo ansioso verso lingresso, come aspettandosi di vedere apparire una figura oscura.

Il mio patrigno mi picchia quando mamma dorme Stasera si è arrabbiato perché Lucia piangeva. Ha detto che lavrebbe fatta smettere per sempre. Ho preso Lucia e sono scappato.

Le parole, leggere come fiocchi di neve, colpirono forte chi ascoltava.

Federico ordinò di chiamare polizia e assistenti sociali senza indugio.

Loperazione salvataggio
Nel giro di poco, il commissario Giuseppe Serra e lagente Paola Grassi varcarono la porta. Avevano visto molti casi simili, ma mai un bambino che avesse attraversato la bufera torinese per salvare una sorella.

Matteo cullava Lucia, pronto a rispondere.

Dove si trova il tuo patrigno adesso?

È a casa ubriaco.

Le pattuglie corsero a quellindirizzo, trovando muri sfondati, una culla sfondata e una cintura macchiata di sangue. Il patrigno, Aldo, li aggredì con una bottiglia di vetro, ma venne immobilizzato rapidamente.

Ora nessuno farà più del male a nessuno, disse il commissario nella radio gracchiante.

Il primo rifugio
Intanto Federico medicava le ferite di Matteo: lividi vecchi e nuovi, una costola incrinata, i segni incontrovertibili della violenza. Lassistente sociale Laura Bianchi gli teneva la mano.

Quello che hai fatto è stato il coraggio più grande del mondo, sussurrò. Hai salvato Lucia.

Matteo la guardò con occhi grandi.

Possiamo restare qui stanotte?

Restate quanto volete, garantì Laura.

Nei giorni seguenti, tra le pareti silenziose di un tribunale piemontese, le prove parlavano chiaro. Aldo fu condannato per abuso su minori.

Matteo e Lucia vennero accolti da Lucia e Antonio Romano, una famiglia che abitava vicino allospedale. Per la prima volta, Matteo conobbe il calore di un letto sicuro, i giochi e le risa che nessuno poteva portargli via. E Lucia cresceva ogni giorno più serena.

Un anno dopo
Federico e Mariangela parteciparono al secondo compleanno di Lucia. In cortile, tra palloncini colorati e una torta di crema, Matteo rideva di cuore e stringeva Lucia per mano.

Avevate ragione confidò Matteo ad una Mariangela commossa, che faticava a trattenere le lacrime. Grazie per aver creduto in me.

Sei il bambino più coraggioso che abbia mai conosciuto, disse la donna.

Il sole splendeva sulle piastrelle del cortile, mentre Matteo spingeva la carrozzina di Lucia. Le cicatrici svanivano piano. Ma il suo cuore, giorno dopo giorno, brillava più forte.

Il coraggio che ha cambiato due destini
Matteo non è solo fuggito dal buio. Non ha solo invocato aiuto. Ha salvato lanima che amava di più.

Ci sono eroi che non cercano la gloria. E a volte, misurano appena un metro daltezza.

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