Era notte fonda, qualche minuto dopo luna, quando un bimbo di appena sette anni, Luca Bianchi, spalancò con fatica la porta del Pronto Soccorso dellOspedale San Francesco, a Torino. Era scalzo e tremava di freddo, stringendo forte tra le braccia sua sorellina Chiara, avvolta in una coperta gialla scolorita. Una folata di vento gelido li seguì dentro.
Le infermiere di turno rimasero di sasso, immobili. La prima a chinarsi fu la caposala, Stefania Greco. Le si spezzò il cuore vedendo tutti quei lividi sulle braccine del piccolo, insieme a un taglio profondo proprio sopra il sopracciglio.
Si mise in ginocchio davanti a lui.
Tesoro, come stai? Dove sono mamma e papà?
Luca, con le labbra tremanti, riuscì a sussurrare:
Aiutatemi Chiara ha fame. E non possiamo tornare a casa.
Stefania lo accompagnò a sedersi e, sotto la luce bianca dellospedale, apparvero ancora più evidenti i segni sul suo corpicino. Chiara, che non avrà avuto nemmeno otto mesi, si agitava appena.
Adesso siete al sicuro qui gli disse piano Stefania. Come ti chiami?
Luca lei è Chiara rispose stringendola ancora di più.
Dovevo andarmene, per proteggerla
In pochi minuti arrivarono anche il dottor Marco Rinaldi, pediatra di turno, e un addetto alla sicurezza. Ogni minimo movimento faceva sobbalzare Luca, che non lasciava per un attimo la sorellina.
Per favore non portatela via da me piangeva. Lei piange se non ci sono.
Il dottor Rinaldi si chinò accanto a lui, con voce calma.
Nessuno vi separerà. Siamo qui per aiutarvi. Cosa è successo a casa?
Luca fissava con paura la porta, come se temesse che qualcuno potesse entrare da un momento allaltro.
Il mio patrigno mi picchia quando la mamma dorme Stasera si è arrabbiato perché Chiara piangeva tanto Ha detto che avrebbe fatto in modo che non piangesse più. Dovevo portarla via.
Parole che fecero gelare il sangue a tutti i presenti.
Il medico chiese subito di chiamare la polizia e i servizi sociali.
La corsa contro il tempo
Nel giro di poco arrivarono lispettore Lorenzo Vitale e lagente Federica Serra. Avevano già visto casi di maltrattamenti, ma nessuno iniziato da un bambino che, in mezzo a una bufera, era scappato via a proteggere la sorella.
Mentre rispondeva a fatica alle domande, Luca cullava piano Chiara:
Il tuo patrigno dovè adesso?
È a casa ubriaco.
I poliziotti corsero allindirizzo segnalato: dentro trovarono muri sfondati, una culla distrutta, una cintura macchiata di sangue. Franco, il patrigno, tentò di aggredirli con una bottiglia rotta, ma lo immobilizzarono in pochi secondi.
Non farà più del male a nessuno informò Vitale via radio.
Un posto sicuro
Nel frattempo, il Dottor Rinaldi curava Luca:
Lividi vecchi e nuovi
Una costola probabilmente rotta
Evidenti segni di abusi continui
La responsabile dei servizi sociali, Laura Fontana, si sedette accanto a lui con voce dolce:
Sei stato davvero coraggioso gli disse sottovoce. Hai salvato Chiara.
Luca la guardò ancora spaventato.
Possiamo restare qui stanotte?
Finché ne avrete bisogno rispose Laura.
Qualche giorno dopo, in Tribunale, le prove furono schiaccianti. Il patrigno fu condannato per abusi.
Luca e Chiara furono accolti da una famiglia, i signori Sergio e Antonella Russo, che vivevano vicino allospedale e li trattarono subito come figli loro.
Fu la prima volta che Luca conobbe il significato di dormire sereno. Ritrovò il sorriso, qualche gioco, la spensieratezza che non aveva mai avuto. Anche Chiara cominciò davvero a crescere, serena.
Un anno dopo
Al secondo compleanno di Chiara, il dottor Rinaldi e Stefania vennero a festeggiare. Palloncini, torta, e due bambini che sorridevano sul serio, mano nella mano.
Luca si aggrappò a Stefania in un abbraccio stretto.
Grazie per avermi creduto le disse.
Stefania faticò a trattenere le lacrime.
Sei il bambino più coraggioso che abbia mai conosciuto.
Fuori, il sole riscaldava il piccolo cortile dove Luca spingeva il passeggino di Chiara. Le cicatrici cominciavano a svanire; il suo cuore, invece, brillava ogni giorno di più.
Il coraggio che ha cambiato due destini
Luca non si è solo salvato.
Non ha solo chiesto aiuto.
Ha salvato la persona che amava di più al mondo.
I veri eroi non sempre indossano mantelli.
A volte sono alti poco più di un metro.






