Un Capodanno da Ricordare: Una Sorpresa Inaspettata nella Notte di San Silvestro

UN CAPODANNO DI TANTO TEMPO FA

Non avevo alcuna voglia di tornare a casa, quella sera. Era la vigilia di Capodanno, e in ufficio si respirava la solita frenesia: tutte le mie colleghe erano già scappate verso i figli, i mariti e linsalata russa. Luminose, allegre, emozionate, con le borse gonfie di mandarini e una bottiglia di spumante ricevuta in dono dal nostro direttore, Giovanni Bellini.

E invece, nessuno mi aspettava a casa. Non cera nessuno per cui preparare linsalata russa. Ho guardato il sacchetto trasparente, colmo di mandarini, che troneggiava sulla mia scrivania, e ho sospirato. Sì, tornare a casa non mi attirava affatto. Mi sono immersa nei report.

Poco dopo, Giovanni Bellini, ancora col cappello di lana in testa e la giacca di pelle aperta, è sbucato nel mio ufficio con il fiatone l’unico uomo nello staff e, naturalmente, il nostro capo.

Ma che fai ancora qui da sola? Nemmeno ci crederai, mi sono dimenticato il regalo per mia moglie! ha esclamato, sparendo poi dietro la sua porta.

Dopo cinque minuti, è tornato fuori.

Ma che ci fai qui, eh? Perché non sei già a casa?

Tanto, a casa sono sola, Giovanni.

Il capo, che stava già per correre via dalla moglie, si è fermato. Si è seduto accanto a me, serio.

Così non va, Donatella. È Capodanno, accidenti. Con quella faccia resti da sola per secoli. Le donne devono sorridere! Dai, smettila con sto muso ha ripetuto, sbrigandosi a radunare i miei fogli, le altre le ho lasciate andare, e lei qui… me la ritrovo.

Non si preoccupi, dottore. Adesso esco anchio. Andate, raggiunga la famiglia. Chiudo io, non tema.

Sicura sicura? ha chiesto Giovanni, quasi diffidente.

Sì sì, vada pure.

Allora auguri! Buon anno!

Ho sospirato di nuovo. Restare in ufficio, davvero, non aveva senso. Dovevo andare.

“Ordinerò una pizza? pensavo Chissà se le pizzerie sono ancora aperte?

Nessuno ha risposto al primo numero. Ho provato col secondo; una ragazza allegra mi ha detto che chiudevano alle diciotto e che buon anno, sorridendo nella voce. Ho guardato lorologio: 18:05. Un ultimo tentativo; stavolta lordine me lo accettano. Raccolgo le mie cose, mi infilo il cappotto, prendo mandarini e spumante, ed esco.

Per una frazione di secondo resto senza fiato: che meraviglia la città quella sera! Laria fredda sulle guance, la neve sotto i piedi che scricchiola, i lampioni accesi ad illuminare le strade, lampadine colorate ovunque. La gente correva verso casa con borse gonfie, qualche negozio era ancora aperto per quelli che allultimo sceglievano un regalo. Lentamente, a contatto con quell’atmosfera, sentivo qualcosa di caldo salirmi sulle guance: era il clima della festa.

“Dai, Donatella!” mi sono rimproverata. Così sono entrata di scatto nel supermercato davanti a me.

Più tardi, mentre svuotavo le borse in cucina, pensavo: “Speriamo che le patate per linsalata russa facciano in tempo a cuocere.” Ho acceso la televisione, steso la nuova ghirlanda luminosa sul vetro della finestra, infilata la spina. Una simpatica serpentella colorata ha iniziato a lampeggiare lungo il perimetro. Ho sollevato le braccia e fatto due passi di danza: E perché no? Festeggio con me stessa!

Sul balcone intanto si raffreddavano le patate; sulla tavola sono comparsi crostini col burro e salmone, affettati e formaggi sistemati su un piatto grande con foglie di lattuga, cubetti di formaggio, ananas, una ciotola di mandarini i miei di Giovanni Bellini.

Dopo mezzora anche linsalata russa era pronta, in padella sfrigolavano delle cosce di pollo. Ho trascinato il tavolino davanti al divano, steso una tovaglietta di pizzo, portato piatti e bicchieri, coltello e forchetta. Mi sono fermata a giudicare la tavola con occhio critico, come se aspettassi ospiti.

Alle undici e mezza sono andata a stappare lo spumante, quando il citofono è squillato.

Ha ordinato una pizza? è arrivata la voce vivace di un ragazzo.

Oddio! Me ne ero dimenticata del tutto!

Sì sì, salga pure, ho risposto.

Poco dopo, alla porta, lho trovato lì, giovane, con uno sguardo gentile e la pizza in mano.

Quanto le devo? ho chiesto.

Niente! È un regalo di casa.

Il sorriso si accendeva sincero.

Non posso accettare, vi toccherà pagarla da soli…

Ma no, si figuri mi rassicurò È un gesto per la consegna tarda. Accetti almeno questo. Prenda!

Mi sono accorta che ancora tenevo in mano la bottiglia di spumante, intatta.

Mi tenga lo spumante, gli ho detto, dandogliela per prendere la pizza. La porto un attimo in cucina.

Non sembra proprio un fattorino, ho detto, tornando.

Infatti. Sono Marcello, il proprietario. Per stasera ho lasciato andare a casa tutti; è Capodanno e hanno famiglia. Restava solo il suo ordine irrisolto nella lista. Così sono venuto io. Tanto, a casa non mi attende nessuno Diverso dalla pizza! Ho solo fatto più tardi del previsto.

Mancano dieci minuti! ho strillato. Stappi lo spumante, o non faremo in tempo a brindare lanno vecchio!

Subito! Ha dei bicchieri?

Mentre ne cercavo due, il tappo è saltato.

Al vecchio!

Al vecchio!

Abbiamo brindato con entusiasmo.

Oddio, cosa abbiamo fatto?

Che cè? preoccupato Marcello.

Ha bevuto spumante! Ma è al volante!

Già, rise lui, di nuovo quello splendido sorriso.

E adesso come fa?

Non faccio. Resto qui felice, lui.

Ordinare un taxi, ora, impensabile

Infatti, riecheggiò. Impensabile!

Allora, via le scarpe e dentro! Che qui ci troviamo lanno nellingresso!

Ma che bella atmosfera, Donatella.

Presto, versi ancora: in TV il presidente ha finito il suo discorso!

Auguri, Donatella?

Donatella, sì.

Auguri, Donatella. Io sono Marcello.

Buon anno, Marcello! Provate linsalata russa lho fatta io. Ho solo una posata; per ora mangiate dal piatto grande! Ridevo e chiacchieravo rapita. Marcello mi piaceva, era naturale.

Squisita! Cè del pane scuro? Ho una fame da lupo…

Arriva subito!

Trovai Marcello, tornata, con le mani impegnate: due coscette di pollo, già a metà.

Non ce lho fatta a resistere. Complimenti, Donatella, cucini da paura!

Che sollievo, Marcello! Pensavo andasse tutto sprecato. Cè così tanto cibo: da sola non avrei potuto finirlo.

Ma come da sola? Ci sono qui io!

Allora avanti, aiutami!

Sentivo pure io la fame.

Abbiamo mangiato insieme, linsalata russa direttamente dalla terrina, spumante a volontà, tv accesa sullo show di Capodanno, discorrendo senza freno.

Mi sa che abbiamo finito tutto lo spumante!

Aspetta, ce lho in auto!

E verrò con te!

Che aria stupenda dissi, le braccia al cielo.

Vicino alla sua macchina, i fuochi coloravano la notte.

Donatella mi sposi? Non subito, tra un anno! Dovrai conoscermi meglio.

Spero che tu stia scherzando

Eh no! Nemmeno un po.

Beh, ci penserò sopra!

Intanto, torniamo a festeggiare?

Annuii: Marcello prese una borsa dallauto e, insieme, tornammo in casa, pronti a salutare lanno come si deve, insieme, in una notte che ancora sorrido a ricordare.

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