Un disastro nellarmadio, montagne di vestiti non stirati e una minestra acida nel frigorifero questa non è la moglie che credevo di sposare, ma proprio questa ho avuto col tempo.
Un disastro nellarmadio, montagne di vestiti non stirati e una minestra acida nel frigorifero decisi di fare un commento garbato a mia moglie, e alla fine risultai anche io colpevole.
Mi innamorai di Lucia subito, era impossibile ignorare tanta bellezza. Per molto tempo pensai di essere stato incredibilmente fortunato: una donna intelligente, affascinante e ordinata. Non aspettai troppo e le chiesi di sposarmi.
Poi decidemmo di andare a vivere insieme. Lucia, fin dai primi giorni, mi disse chiaramente che non amava occuparsi delle faccende di casa e avrebbe preferito dedicarsi al lavoro, purché avessimo diviso i doveri in modo equo. Non sono mai stato orgoglioso, così accettai. Pensai fosse la scelta giusta e intelligente, ma col tempo rimasi molto deluso.
Stabilimmo chi avrebbe fatto cosa nella nostra nuova famiglia. Lucia mi rassicurò che sarebbe riuscita a conciliare il lavoro con le sue responsabilità di casa, come aveva sempre desiderato, e io non mi opposi.
Ma dopo sei mesi di matrimonio, capii che qualcosa era cambiato. La vita aveva modificato le nostre regole. Lucia non raggiunse mai il successo che sognava. Lavorava part-time in qualche azienda sconosciuta di Milano, con orari variabili e stipendi ancora più incerti. I pochi euro che guadagnava li spendeva solo per i suoi capricci. Io dovetti lavorare da mattina a sera, ma mia moglie non si dimenticava mai della divisione delle faccende. Ricordava bene quali erano i miei compiti, ma spesso sorvolava sui suoi.
Allinizio era molto scrupolosa, ma poi il suo entusiasmo svanì. Non mi disturbava troppo questa situazione finché la sua negligenza divenne palese. Il caos era evidente ovunque.
Le sedie erano coperte di vestiti, nellarmadio si accumulavano montagne di abiti spiegazzati, e Lucia riusciva comunque a dare la colpa a me. Lavori anche tu, porti i soldi, non puoi aiutarmi? diceva. Mi offendeva quel suo modo di pensare. Dopo tutto, faticavo per due al lavoro, e dovevo anche occuparmi della casa? Allinizio avevamo diviso ogni cosa con onestà.
Giusto ieri ho trovato nella credenza una minestra acida, la cui puzza avrebbe steso pure una colonia di formiche. Pensavo che dopo la nascita del nostro bambino Lucia avrebbe preso in mano la situazione: con il congedo di maternità, avrebbe avuto più tempo per la casa. Ma la situazione è peggiorata. A volte penso che la vita sarebbe più semplice senza una moglie. A tutto questo si sono aggiunte continue discussioni. Mi si chiede sempre di comprendere mia moglie, di mettermi nei suoi panni. Ma chi capisce me? Non vado mica ogni giorno alle terme; vado in ufficio e poi lavoro da casa, e devo anche controllare che tutto sia in ordine. Vorrei solo riposare un po.
Non capisco cosa faccia tutta la giornata Lucia in maternità, che non riesce nemmeno a preparare la cena o almeno a sistemare le cose. È davvero così difficile? Il bambino ha appena sette mesi, e dorme la maggior parte del tempo. In quelle ore, almeno la polvere si potrebbe togliere. Cosa succederà con un secondo figlio? Continua a credere nelluguaglianza e nellaiuto reciproco. Sono pronto ad accettare e sostenere tutto, ma vorrei ricevere lo stesso in cambio. Ma Lucia sembra non afferrare questo concetto.
Non voglio distruggere la famiglia, amo il nostro piccolo più di ogni altra cosa. Ma non so come continuare questa commedia. Sento che la mia pazienza sta per finire.
Da che parte stai tu?




