Un saluto dalla moglie
Carlo, vieni a prendermi al lavoro? domandò a voce bassa Alessia, sperando di evitare lennesima odissea di quaranta minuti tra autobus affollati e signore scandalizzate dallaria condizionata.
Non posso, sono impegnato, tagliò corto lui. In sottofondo si sentiva la telecronaca di una partita. Eh sì, Carlo era beatamente sul divano.
Ad Alessia venne da piangere dalla rabbia. Il matrimonio sembrava sul punto di sbriciolarsi, e pensare che solo sei mesi prima Carlo non aspettava altro che portarla in braccio ovunque. Cosa era successo in così poco tempo? Alessia non sapeva darsi risposta.
Lei si teneva in forma, passava buon tempo in palestra. Sapeva cucinare da favola daltra parte, lavorava come chef in una trattoria famosa! Non aveva mai chiesto soldi, niente scenate isteriche, sempre pronta a esaudire ogni desiderio del marito
Così lo vizi troppo, sospirava la mamma, ascoltando le confidenze di Alessia. Gli uomini non vanno sempre assecondate in tutto e per tutto.
Ma io lo amo, rispondeva con una mezza risata malinconica Alessia. E pure lui mi ama almeno credo.
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Gli sono diventata insopportabile, mormorava Alessia, sfogliando la cronologia del browser di Carlo. Scoprì così che il marito trascorreva tutto il tempo libero su siti di incontri, messaggiando con almeno due o tre ragazze contemporaneamente. Ma non poteva semplicemente parlarmene? Avrei capito. Si può mica vivere con una persona che nemmeno ti sopporta?
Cioè, si va di divorzio. Va bene, almeno non le mancava il carattere! Ma lasciarlo andare così, senza nemmeno una rivincita? Eh no. Una piccola vendetta se la meritava!
Quella stessa sera Alessia si iscrisse allo stesso sito frequentato dal marito, trovò il suo profilo e gli scrisse. Aveva pescato una foto da Instagram, ritoccata quanto basta, certa che Carlo avrebbe abboccato. E infatti abboccò.
Scoppiò una conversazione focosa. Lui, felicissimo single dedito alle relazioni serie e pronto alla paternità. Si autocelebrava come se fosse il principe delle colazioni a letto, facendo ridere Alessia fino alle lacrime: chi, se non lei, sapeva di che pasta era fatto?
Vediamoci, propose lei con il cuore che rullava tamburi, in attesa della risposta.
Volentierissimo! Solo che mia sorella è accampata da me per preparare lesame di maturità. Meglio vederci in un posto neutro, poi continuiamo in hotel.
Ma davvero? le scappò una risata ad Alessia. Che sicurezza: mica una va in albergo con uno appena conosciuto! Ma pensandoci, questa fa al caso mio
Allora vieni tu da me? Ho un villino fuori Milano, vivo sola. Nessuno può disturbarci Avrà il coraggio di accettare?
Idea brillante! rispose Carlo, felice come un bambino davanti al gelato probabilmente per non dover spendere troppo. Mandami indirizzo e orario. Arrivo volando sullamore!
Via delle Magnolie 25, alle dieci di sera. Va bene?
Perfetto! Aspettami.
Allora di cena Carlo inscenò una partenza improvvisa per emergenza lavorativa. Girò per casa come un matto cercando il mazzo di chiavi, poi chiese ad Alessia se lavesse visto.
Era sulla credenza, rispose lei con unespressione degna della migliore attrice. Intanto, stringeva le chiavi ben nascoste in tasca. Forse il gatto le ha fatte sparire!
Pazienza, chiamo un taxi. Non aspettarmi sveglia.
E lei, ovviamente, non ci pensava minimamente. Doveva aspettarlo per cosa? Anzi, ne approfittò per fare le valigie: tanto una casa tutta sua ce laveva, ereditata da nonna. Lasciò solo una cosa: la domanda di separazione, bella in vista sul tavolo.
Carlo rientrò solo la mattina dopo, furibondo. Non solo aveva fatto unora abbondante di taxi, ma allappuntamento non trovò nessuna Angela dalle foto truccate.
La via esisteva, la casa pure, ma aprì la porta una signora grande il doppio di lui, in vestaglia semitrasparente e sguardo da battaglia. Carlo avrebbe pagato in euro sonanti per cancellare quella visione.
E dovette pure difendersi dalle attenzioni della signora! Altra corsa in taxi (dopo lunga attesa, gelando in giacchetta), e per finire lautista lo scarrocciò a chilometri dalla destinazione. Notte da incubo degna di uno sceneggiato Rai.
Solo quando rientrò e vide il foglio della separazione sul tavolo, capì chi era la regista di tutta la commedia. Lì, scritto con rossetto rosso lampone sulla tovaglia, cera scritto solo:
Questa sì che è vendetta dolcePer un po rimase fermo, stordito, davanti alla carta ufficiale. Poi si lasciò cadere sul divano, quello che aveva preferito alla moglie, il telo della sera prima sgualcito e stanco quanto lui.
Sul cellulare, il profilo di Angela era sparito. Nessun messaggio, nessun segnale. Qualche foto truccata che non avrebbe mai potuto decifrare meglio, adesso.
Gli parve di sentire una risata sommessaleggera, lontana, come un profumo di torta appena sfornata che sa di domeniche felici. Solo che adesso, quella risata non era per lui.
Alessia, intanto, alzava le tapparelle della sua nuova cucina luminosa. Un barattolo di caffè, la moka sui fornelli, un messaggio sorridente di un collega che le chiedeva di andare a correre quel pomeriggio.
Si guardò nello specchio della credenza: occhi ancora stanchi, ma vivi. La libertà aveva il sapore delle cose che si aspettano troppo a lungo e quando arrivano sono meglio di quanto si potesse immaginare.
Sorrise a se stessa, finalmente complice del proprio destino. Poi mandò un piccolo, ironico messaggio a Carlo: “Un saluto dalla moglie. P.S. La colazione a letto la faccio solo a chi se la merita.”
E con un gesto leggero, chiuse il passato dietro la porta di casa, pronta a ricominciare, stavolta per davvero.






