Un dono di Dio… Una mattina grigia e carica di nubi basse annunciava l’imminente temporale, il primo della primavera, tanto atteso dopo un inverno secco e pungente che aveva lasciato la terra assetata e inquieta. Anche la primavera sembrava tardare a prendere piede, l’aria era ancora fredda, il vento impetuoso sollevava polvere e portava via le foglie morte dello scorso anno, mentre i primi timidi fili d’erba si facevano spazio a fatica tra le zolle dure. La natura tutta aspettava la pioggia come una promessa di rinascita. Dopo una notte tormentata dal dolore, dall’insonnia e dai pensieri pesanti scaturiti dall’ultima, dura verità pronunciata dal famoso professore, Sacha e Vika, giovani coniugi russi di San Pietroburgo trapiantati a Milano, si ritrovano a colazione tra il profumo del caffè e della frittata. Il responso della medicina è inappellabile: non potranno avere figli. All’improvviso, tra i lampi che squarciano il cielo e il temporale che finalmente esplode, Vika prende una decisione: adottare un bambino da un orfanotrofio milanese, portare finalmente in quella casa la primavera tanto desiderata, quel figlio sognato e atteso da anni. Il destino li conduce tra le stanze dell’istituto, dove tra tanti bambini incontrano una piccola bionda dagli occhi azzurri, trascurata e sofferente, con le gambine storte dalla nascita. Nonostante il parere contrario della direttrice, Vika e Sacha sentono subito che la bambina è “un dono di Dio”. Inizia così un percorso di adozione, cure e amore senza limiti né condizioni. Con sacrificio, abnegazione e fede, tra viaggi e operazioni negli ospedali migliori di Milano e Firenze, la loro piccola Lena impara a camminare. Brillante a scuola, appassionata di disegno e danza, Lena, con il sostegno dei suoi genitori adottivi, sboccia come una vera primavera italiana: amata da tutti, festosa, talentuosa e solare. La fortuna finalmente sorride anche a Sacha e Vika: il lavoro va a gonfie vele, comprano casa a Milano, Lena è sempre la gioia dei suoi genitori. Nessuno potrebbe immaginare la strada di dolore e redenzione che li ha portati fino a qui, perché soltanto l’amore vero, quello che adotta, guarisce e cresce, sa trasformare un destino segnato in un autentico miracolo. Un dono di Dio – una storia di pioggia e rinascita, di adozione e speranza, che profuma di caffè, pioggia primaverile e amore tutto italiano.

Dono di Dio…

La mattina si presenta grigia, pesanti nuvole strisciano basse sopra Milano e, in lontananza, i tuoni sordi annunciano larrivo del temporale. È il primo temporale di questa primavera.

Linverno è ormai finito, ma la primavera tarda ad arrivare davvero. Fa ancora freddo, spirano venti irrequieti che sollevano polvere e trasportano foglie secche dello scorso autunno da un punto allaltro. Lerbetta cerca timidamente di farsi strada tra la terra dura, e le gemme degli alberi non vogliono ancora mostrare i loro segreti.

La natura sembra stanca, in attesa della pioggia. Questanno linverno è stato avaro di neve, gelido e ventoso. Il terreno non si è riposato abbastanza, non ha raccolto abbastanza umidità, non si è rinvigorito sotto il manto bianco, e ora tutto aspetta con ansia il temporale.

Il temporale porterà lacqua tanto desiderata, disseterà la terra con una pioggia generosa, la ripulirà dalla polvere e dalla fatica, la risveglierà veramente alla vita. Solo allora comincerà la vera primavera, ricca e fiorita, come una giovane donna piena damore e tenerezza.

La terra allora germoglierà erba verde, fiori variopinti, foglie tremolanti, e offrirà frutti sugli alberi. Gli uccelli canteranno felici, riprenderanno a costruire i loro nidi tra i giovani rami nei giardini fioriti. La vita continua.

Luca, vieni a fare colazione! chiama Chiara dalla cucina. Il caffè si raffredda.

Dalla cucina arriva il profumo del caffè e della frittata. Bisogna alzarsi. Dopo la pesante conversazione di ieri, le lacrime di Chiara, una notte insonne e pensieri angoscianti, non cè proprio voglia di alzarsi.

Ma si deve. La vita va avanti.

Anche Chiara ha laria provata, occhi arrossati e profonde occhiaie. Avvicina la guancia pallida per il bacio, accenna un sorriso debole.

Buongiorno, amore. Sembra proprio che stia per arrivare il temporale. Dio, quanto desidero questa pioggia! Quando arriverà la vera primavera? Mi è venuta in mente una poesia, ascolta:
Aspetto la primavera come liberazione
Dalla gelida solitudine invernale.
Primavera, attendo come la soluzione
Di tutte le mie domande esistenziali.
Mi sembra che, quando arriverà,
Tutto si rischiarerà dun tratto,
Solo lei, sì, lei sola,
Potrà sistemare ogni cosa:
Più onestamente,
Più semplicemente,
Più solidamente,
Più fedelmente.
Dove sei, primavera? Arriva!

Luca la avvolge tra le braccia magre, le bacia i capelli biondi e profumati di camomilla e prato. Il cuore stretto dalla pietà. Povera, dolce Chiara, perché Dio ci mette alla prova così? Vivevano solo una speranza: quella li ha tenuti in piedi per anni.

Ma ieri il rinomato professore, la loro fragile speranza, ha messo la parola fine.

Mi dispiace molto, ma figli non ne avrete. Il tempo passato, Luca, a Taranto, non è passato indenne su di voi. Purtroppo la medicina qui non può nulla. Sento molto di non potervi aiutare.

Chiara si asciuga risolutamente gli occhi, scuote la testa.

Luca, ci ho pensato tanto. Credo sia giusto: dobbiamo adottare un bambino dallorfanotrofio. Ci sono tanti bambini sfortunati che aspettano una famiglia. Cresceremo un maschietto, avremo finalmente un figlio! Sei daccordo? Lo abbiamo aspettato tanto E di nuovo le lacrime le rigano il viso, Luca la stringe forte e non trova forza per trattenere le sue.

Certo che sono daccordo! Non piangere, amore, non piangere.

In quellistante un fragoroso tuono scuote la casa, quasi volesse svegliare tutti da un lungo torpore. Ed ecco che comincia a diluviare. Le finestre tremano ai colpi dellacqua, la pioggia scroscia come fosse notte. Il tuono rimbomba, i lampi tagliano il cielo appena sopra il tetto. Luca e Chiara, abbracciati davanti alla finestra, respirano le gocce fredde che entrano dalla persiana e il profumo della pioggia riempie la casa di una strana energia.

Il velo oscuro che copriva le loro anime si scioglie, si confonde, viene lavato via insieme a quel primo temporale di primavera. In fondo, desiderano solo una cosa: che la pioggia non finisca. La tanto attesa pioggia di primavera, simbolo di nuova vita e rinascita.

Pochi giorni dopo, sono davanti al cancello dellorfanotrofio. Hanno appuntamento. Sono lì per scegliere il loro tanto atteso figlio, il loro piccolo, forse il loro Mattia, il loro Filippo. Lo amano già, senza averlo mai visto. Un amore nato da anni di aspettativa, di attesa di felicità sotto forma di un figlio da crescere ed educare.

Emozionati, col cuore in gola, Luca preme il citofono. La porta si apre: li aspettavano già.

Il colloquio con la direttrice cera stato alcuni giorni prima. Ora li accompagnano a vedere i bambini che potrebbero diventare loro figlio. Nella prima stanza in cui entrano, lo sguardo cade su una bambina, seduta su una cerata umida, il pigiamino bagnato.

La camicina sporca, il nasino colante, occhi azzurri enormi e tristi osservano gli adulti passare. Si sente labbandono, la trascuratezza, la solitudine intorno a lei. Il cuore si stringe fino a far male. Ecco lorfanotrofio, il rifugio dei bambini non desiderati.

Nella stanza seguente ci sono altre culle, altri piccoli. Gli occhi corrono da uno allaltro. Linfermiera illustra età, storie, dà informazioni stringate. I piccoli sono in ordine e puliti, abbigliati decentemente.

Linfermiera li solleva con delicatezza, li mostra come si fa con la merce in mercato pensa Luca e noi quasi come dei clienti. Manca solo il prezzo al chilo.

Luca, torniamo dalla bambina della prima stanza sussurra Chiara.

Sì, torniamo. stringe la sua spalla.

Signora, ci fa rivedere la bambina con gli occhi azzurri? chiede Chiara allinfermiera.

Ma cercavate un maschietto! Quella bimba non è stata preparata per essere proposta.

Vorremmo proprio rivederla.

Linfermiera è sorpresa, tentenna, poi decide di accompagnarli indietro.

Vado a chiamare la dottoressa Ferragni. Aspettate qui, dice indicando due sedie.

Chiara si avvicina a Luca.

Prendiamo lei, Luca, quando lho vista ho sentito qualcosa dentro.

Anche io. Ti somiglia! Gli occhi e i capelli E che occhi tristi!

Arrivano linfermiera e la direttrice della struttura. La dottoressa Ferragni è visibilmente preoccupata.

Avete scelto una bambina sfortunata, non farà per voi.

Ma perché no? A noi piace, e somiglia tanto a Chiara! Guardate, è identica! Luca si dirige deciso verso la stanza dove hanno visto la bimba.

Lavevano lavata, cambiato il pigiamino umido. Aveva il viso più sereno, le guance un po più rosse. Quando vede gli adulti fermarsi vicino a lei, sorride e sulle guance spuntano due fossette.

Allunga le manine verso di loro, cerca di alzarsi Chiara trattiene il fiato. La piccola ha i piedi rivolti allindietro. Luca, senza pensarci, la prende in braccio: la bimba si stringe a lui con il nasino bagnato e si ferma, tranquilla.

Lacrime negli occhi di lui, Chiara affonda il viso sulla sua spalla e piange. La dottoressa Ferragni si volta per nascondere lemozione.

Venite nel mio ufficio. Prenda, infermiera, la piccola Sofia, ordina, dirigendosi verso il suo studio. Luca e Chiara si tengono per mano come non mai.

La bambina è nata da genitori anziani e numerosi in una piccola frazione montana vicino Bergamo. Pare proprio che, non desiderandola, abbiano tentato di disfarsene. Le gambine, sotto le ginocchia, sono deformate e i piedini storti.

Quando fu fatta vedere ai genitori, il padre si rifiutò di portarla a casa. Alle insistenze, che con delle operazioni si poteva salvare, rispose che non aveva soldi e non voleva un mostro in casa. Di figli ne aveva già troppi, facevano fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Così la piccola Sofia è finita in orfanotrofio.

Ora però decidete, davvero volete questa bambina? Certo, ha speranze di diventare una persona normale, ma il percorso è lungo, costoso e serve più di tutto tanto amore e infinita pazienza. Non abbiate fretta, pensateci bene. Vi fornirò lindirizzo del professore che lha già visitata: vi spiegherà tutto nei dettagli, cosa vi aspetta se prendete la piccola. Un mese per decidere, non di più. Bambini così si affezionano subito e poi se cambiate idea sospira piano la direttrice.

Passa un mese. Luca e Chiara, già dal primo giorno, hanno deciso: prenderanno Sofia. Il consulto con il professor Barone a Milano conferma che serviranno diverse operazioni, ma rimedieranno a tutto: nemmeno una cicatrice resterà e Sofia potrà correre come tutti gli altri bambini. Luca fa i conti: per operazioni, viaggi, serviranno soldi, ma ce la si può fare vendendo lauto nuova e il cantiere della casa nuova.

Per ora vivranno nel piccolo bilocale; limportante è che la loro bambina stia bene. Aspettano con impazienza la scadenza del mese.

Finalmente sono di nuovo davanti a quella porta ormai familiare. Entrano col cuore in gola nello studio della dottoressa Ferragni. Luca stringe un mazzo di peonie rosa, Chiara una grossa borsa di regali per tutti. La dottoressa ha la voce che trema e gli occhi lucidi. Che gioia: unaltra bambina sfortunata avrà una vera famiglia!

Vanno nella stanza dei piccoli. Ecco Sofia: è già cresciuta, i capelli biondi si arricciano, le guance più rosee, ha già qualche dentino. Sorride subito, cinguetta qualcosa. Luca la prende in braccio, Sofia gli getta le braccia al collo e si stringe forte a lui. Poi anche da Chiara. Gli occhi di tutti sono lucidi.

Trascorrono tutto il giorno nellorfanotrofio, ascoltando consigli di infermiere e medici: come nutrirla, come accudirla Ma il percorso burocratico deve ancora iniziare.

Su consiglio della direttrice, la rinuncia dei genitori di Sofia viene formalizzata in Tribunale. Vengono privati dai diritti e ormai non potranno più ripensarci.

Finalmente la bimba arriva a casa. Chiara lascia il lavoro e si dedica solo a Sofia. La preparano alla prima operazione a Milano.

Dopo un mese in clinica, Sofia mostra a Luca come mangia da sola, come fa le fusa il gatto di peluche, come il capretto fa ciao. Per ora, guardare le gambe fa piangere, e fuori la portano solo con pantaloni lunghi. Sofia cammina traballante, come unanatroccola, ma è vivace, socievole, chiacchiera presto, chiama tutti per nome.

Più di tutti però adora Luca: lo chiama il mio papi. Così ora lo chiama anche Chiara. E Luca stravede per Sofia: è la sua luce, il suo sole.

Dopo un anno iniziano le altre operazioni. Più volte vanno a Milano. Quante sofferenze deve affrontare la bambina! Quanta forza e quante notti insonni serve a Chiara! Ma finalmente, il miracolo: le gambine diventano come quelle di tutti. Può correre, saltare. A cinque anni, Sofia va alla scuola materna. Notano subito che è bravissima a disegnare e consigliano di coltivare il talento. A sei anni entra alla scuola darte. I suoi disegni figurano sempre più spesso alle mostre per bambini: paesaggi luminosi, temi gioiosi attirano gli occhi dei visitatori. Nessuno crede sia così piccola. È davvero un dono.

A sette anni va alle elementari. Già dai primi giorni è leader in classe: ottimi voti, simpatica, vivace, socievole, sempre circondata da amici. Continua la scuola darte, si iscrive anche a danza. Dove cè lei cè allegria. I genitori non si vergognano certo a presentarsi agli incontri: di Sofia si parla solo bene. Nessuno immagina cosa abbia affrontato lei, né i suoi genitori: non quelli che lhanno messa al mondo, ma quelli che la stanno crescendo con tanto amore.

Anche Dio continua a guardare Luca e Chiara. Da quando Sofia è nella loro vita, la fortuna li accompagna: gli affari di Luca, partiti piccoli, si fanno solidi. Questo permette loro di realizzare il sogno: trasferirsi a Milano.

Qui comprano una bella casa, la iscrivono a una scuola prestigiosa. Sofia ora è in prima media, ancora la migliore della classe, segue la scuola darte. È una bellissima bambina dagli occhi azzurri e la lunga treccia bionda, dolce e solare, lamata di tutti.

Un vero dono di Dio, la loro Sofia.

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Un dono di Dio… Una mattina grigia e carica di nubi basse annunciava l’imminente temporale, il primo della primavera, tanto atteso dopo un inverno secco e pungente che aveva lasciato la terra assetata e inquieta. Anche la primavera sembrava tardare a prendere piede, l’aria era ancora fredda, il vento impetuoso sollevava polvere e portava via le foglie morte dello scorso anno, mentre i primi timidi fili d’erba si facevano spazio a fatica tra le zolle dure. La natura tutta aspettava la pioggia come una promessa di rinascita. Dopo una notte tormentata dal dolore, dall’insonnia e dai pensieri pesanti scaturiti dall’ultima, dura verità pronunciata dal famoso professore, Sacha e Vika, giovani coniugi russi di San Pietroburgo trapiantati a Milano, si ritrovano a colazione tra il profumo del caffè e della frittata. Il responso della medicina è inappellabile: non potranno avere figli. All’improvviso, tra i lampi che squarciano il cielo e il temporale che finalmente esplode, Vika prende una decisione: adottare un bambino da un orfanotrofio milanese, portare finalmente in quella casa la primavera tanto desiderata, quel figlio sognato e atteso da anni. Il destino li conduce tra le stanze dell’istituto, dove tra tanti bambini incontrano una piccola bionda dagli occhi azzurri, trascurata e sofferente, con le gambine storte dalla nascita. Nonostante il parere contrario della direttrice, Vika e Sacha sentono subito che la bambina è “un dono di Dio”. Inizia così un percorso di adozione, cure e amore senza limiti né condizioni. Con sacrificio, abnegazione e fede, tra viaggi e operazioni negli ospedali migliori di Milano e Firenze, la loro piccola Lena impara a camminare. Brillante a scuola, appassionata di disegno e danza, Lena, con il sostegno dei suoi genitori adottivi, sboccia come una vera primavera italiana: amata da tutti, festosa, talentuosa e solare. La fortuna finalmente sorride anche a Sacha e Vika: il lavoro va a gonfie vele, comprano casa a Milano, Lena è sempre la gioia dei suoi genitori. Nessuno potrebbe immaginare la strada di dolore e redenzione che li ha portati fino a qui, perché soltanto l’amore vero, quello che adotta, guarisce e cresce, sa trasformare un destino segnato in un autentico miracolo. Un dono di Dio – una storia di pioggia e rinascita, di adozione e speranza, che profuma di caffè, pioggia primaverile e amore tutto italiano.