Oggi a scuola s-a introdotto una nuova compagna in gruppo, una ragazza chiamata Lavinia. Aveva la nostra età, ma il suo aspetto era molto diverso dal nostro. La sua veste, una gonna un po fuori moda, portava evidenti toppe colorate; i suoi capelli castano-ramati erano raccolti dietro con un nastro ormai sfilacciato. I suoi occhi grandi, verdi come lolivo, sembravano nascondere unindefinibile tristezza. Solo più tardi ho capito che veniva da una famiglia complicata. Lavinia era cresciuta dal padre, la madre era assente e la loro situazione, decisamente modesta, raccontava il peso della povertà.
Nel nostro gruppo cerano anche le gemelle Beatrice e Claudia. Beatrice manteneva sempre un comportamento normale, mentre Claudia era un vero tormento quotidiano, rovinando senza remore i giochi degli altri e non ricevendo mai alcuna punizione. Essendo figlia della direttrice dellasilo, si sentiva invincibile e mostrava apertamente questa sicurezza. Claudia prendeva spesso di mira Lavinia: la faceva inciampare, le rovinava la merenda, tirava i suoi capelli mentre nessuno guardava. Lavinia soffriva in silenzio, piangeva a volte e si rifugiava in un angolo. Noi cercavamo di difenderla, ma finivamo spesso puniti dalle maestre perché Claudia rimaneva intoccabile.
Eppure, il giorno del compleanno di Lavinia, lei arrivò a scuola con un vestito nuovo, tutto rosa chiaro. Era splendente, con sfumature tenui e lorlo decorato da perline che luccicavano ad ogni movimento. Tutti i bambini la guardarono ammirati e le fecero tanti complimenti.
Le gemelle osservavano la scena da un angolo, tacendo, e lasciavano trasparire il loro disappunto. Lavinia era felice, i suoi occhi verdi brillavano di gioia. Durante la ricreazione, cercava di evitare la sabbiera per non sporcare il suo vestito nuovo. Ma, presa dal gioco, labbiamo persa di vista per un attimo.
Allimprovviso, un grido penetrante mi fece voltare. Lì nella pozzanghera cera Lavinia, la sua veste strappata. Claudia rideva sopra di lei, crudamente. Lavinia piangeva disperata, pensando alla delusione che avrebbe provato il padre quando avrebbe visto il vestito rovinato. “Non sei una principessa, sei solo una poverella!”, la derise Claudia.
Questa scena mi ha toccato profondamente. Ho sentito tutta la sofferenza di una bambina indifesa a cui era stata strappata una giornata speciale. Rimane un ricordo indelebile nel mio cuore e mi ha insegnato per sempre a rifuggire dal ferire gli altri.



