Il gatto si imbatté per caso in uno smartphone…
Il gatto trotterellava curioso in una piazzetta di Firenze quando scorse uno strano oggetto appoggiato sotto una panchina. Sapeva chiaramente di persona e diffondeva un calore invitante. Dopo averlo annusato per bene, il gatto si sdraiò sopra di esso e, stringendolo tra le zampe, fece attivare lo schermo del cellulare con un semplice tocco della sua zampa felpata.
Giulia non aveva ancora avuto il tempo di godersi il suo smartphone nuovo di zecca. Sin dai primi momenti, qualcosa non andava: si surriscaldava troppo velocemente, qualunque cosa facesse. Poi, come per magia, riuscì anche a perderlo in giro.
Peccato… Il telefono era davvero fantastico: grande schermo, batteria potente proprio quella che, alla fine, laveva tradita. Ora, riaverlo era impossibile: non sapeva più dove fosse finito.
Sbuffando, Giulia si diede della sciocca e prese il suo vecchio cellulare a tasti, ormai fuori moda, componendo in fretta il suo nuovo numero. Gli squilli si susseguivano, ma nessuno rispondeva.
Dopo aver bevuto qualche goccia di valeriana per calmarsi, Giulia si sdraiò cercando di ricordare il percorso fatto quel giorno. Forse, ripercorrendolo, avrebbe potuto trovare il telefono smarrito. Ad un tratto, si sentì vibrare qualcosa vicino alla mano: stavano chiamando! Sul display comparivano le cifre familiari del proprio numero.
Pronto? Chi parla?
Dallaltro capo, solo fruscii e brevi sospiri, finché…
Miao…
Giulia interruppe la chiamata di scatto. Mi prendono in giro, pensò, infastidita per non aver nemmeno bloccato lo smartphone. Qualcuno si stava divertendo alle sue spalle. Immediatamente arrivò un altro squillo.
Stessa situazione: fruscii, sospiri e, ancora, quel miagolio in risposta alla sua voce.
Basta! Non chiamarmi più!, sbottò Giulia, irritata.
Eppure, le chiamate continuavano imperterrite. A quel punto, convinta che non potesse andare peggio, si vestì e uscì di casa per strada. I suoni altezzosi provenivano dallesterno forse il burlone era ancora nei paraggi, proprio dove aveva trovato il telefono. Doveva solo ripercorrere i suoi passi.
Camminava, componendo ripetutamente il suo numero, quando finalmente, senza troppe speranze, sentì la sua suoneria. Diresse il passo verso il suono, pregustando il momento in cui avrebbe rimproverato per bene chi si stava prendendo gioco di lei.
Nel frattempo, il gatto, sempre accoccolato sulloggetto caldo, osservava stupito la macchina che sembrava parlare da sola. Il felino lannusava con interesse, mentre la voce usciva dallo schermo. Allora, educatamente, rispose a modo suo.
Il telefono tacque. Il gatto lo toccò di nuovo con la zampetta e quello riprese a parlare, diventando via via più caldo. Laria era fresca e quello strano oggetto era il suo paradiso termico. Ancora un colpetto di zampa.
Poi, allimprovviso, il telefono iniziò a suonare una melodia. Spaventato, il gatto lo colpì più forte, ma la musica non cessava. Nella lotta con laggeggio canterino, il micio non si accorse nemmeno che sotto lalbero non era più solo.
Tutta la rabbia di Giulia svanì in un istante: davanti a lei, sotto un albero, vide un grosso gatto rosso, dal pelo arruffato, che cercava forsennatamente di zittire lo smartphone con le zampe. Notò subito quanto sembrasse solo e bisognoso. Appena scorse Giulia, il gatto corse verso di lei, come se avesse rivisto una persona di famiglia.
Morbido e tenero, il micio le si avvinghiava alle gambe e si strofinava alle sue mani, facendo le fusa senza tregua. Giulia, sbalordita da tanta dolcezza, non riusciva a restare indifferente.
Il gatto la baciava col muso e si strusciava sulle sue guance, cercando calore. Solo ora Giulia si accorse di quanto fosse freddo: normale che volesse scaldarsi sullo smartphone ancora tiepido.
Con il telefono in tasca e il gatto fra le braccia, Giulia, col cuore leggero, camminò lentamente verso casa, mentre rifletteva su quel buffo colpo di fulmine. Era stato impossibile ignorare quellamore improvviso: ormai, abbandonare quella creatura sotto lalbero non era più unopzione.
Il micio, estasiato, continuava a coccolarla, strofinandosi contro il suo viso e il mento, anche se Giulia fingeva di sottrarsi ma, in realtà, si stava già affezionando. Chi lavrebbe mai detto: un randagio, eppure così affettuoso.
In verità, la spiegazione di tutto era molto più semplice…
Il gatto era ancora rapito dal profumo della valeriana che, unora prima, Giulia aveva versato per rilassarsi.
Nella vita, spesso le coincidenze bizzarre portano a incontri inaspettati: basta saper accogliere ciò che arriva, per scoprire che anche un piccolo smarrimento può trasformarsi in una nuova, dolce amicizia.




