Un giorno, papà mi ha chiamata nella sua stanza: voleva parlarmi di un argomento importante, o almeno così mi ha detto. A dire il vero, ero un po’ preoccupata. In salotto mi attendeva una donna. La mia famiglia ruota intorno a mio padre, che mi ha cresciuta, accudita e sostenuta senza mai vacillare. Dopo la mia nascita, mia madre ci ha abbandonati e papà ha deciso di non risposarsi, temendo forse un’altra delusione. La vita non è stata sempre gentile con il mio papà e io ho desiderato crescere in fretta per potergli stare accanto in ogni responsabilità. Dato che la situazione economica della nostra famiglia era difficile, ho iniziato a lavorare a 15 anni. Scrivevo articoli per i giornali locali e, dopo 3 anni, ho trovato un impiego migliore. Con altri anni di impegno sono riuscita a ottenere un lavoro d’ufficio che mi ha permesso di essere indipendente e di mantenere sia me stessa che mio padre. Un giorno, papà mi ha chiamata per avere una conversazione seria, o almeno così mi ha detto lui. Mi sentivo un po’ agitata. In salotto mi attendeva una donna che, secondo papà, era mia madre. Quando mi ha visto, è scoppiata in lacrime, chiedendomi scusa e cercando di abbracciarmi, ma io non sono riuscita a lasciarmi andare. Mi sono delicatamente divincolata dal suo abbraccio e sono uscita senza dire una parola, lasciando soli i due anziani. Ho deciso di lasciare che fosse papà a gestire la situazione come meglio credeva. Non riesco a perdonare chi ci ha abbandonati senza alcun rimorso e non si è nemmeno degnata di farmi gli auguri di compleanno dopo tanti anni.

3 giugno

Oggi mi è successa una cosa che nuovamente mi fa riflettere su quanto la vita possa mettermi alla prova. Papà mi ha chiamato nella sua stanza con una voce che lasciava trasparire gravità. Ha detto che avevamo bisogno di parlare di qualcosa di serio. Sono entrata con il cuore che mi batteva forte, già preoccupata.

In salotto, una donna era lì ad aspettarmi.

La mia famiglia ha sempre ruotato intorno a mio padre. È stato lui a crescermi, ad accudirmi e a sostenermi a ogni passo. Dopo la mia nascita, mia madre ci ha lasciati da soli. Papà, provato dalla sofferenza, non ha mai voluto risposarsi, spaventato forse allidea di un altro dolore. La vita non è stata sempre gentile con mio padre e io, fin da piccola, ho desiderato diventare grande in fretta per alleggerirgli almeno un po il peso delle responsabilità.

Considerando le nostre difficoltà economiche, a quindici anni ho iniziato a lavorare. Scrivevo articoli per i giornalini di Firenze e, dopo tre anni, sono riuscita a trovare un impiego migliore. Col tempo, sono approdata a un lavoro dufficio che mi permette di essere indipendente e di occuparmi di papà come lui ha sempre fatto con me.

Oggi, quando mi ha chiamata per quella che doveva essere una conversazione importante, sentivo nello stomaco una strana agitazione. In salotto, quella donna davanti a me era mia madre, almeno così mi ha detto papà.

Appena mi ha visto, è scoppiata a piangere, chiedendo scusa mentre cercava di stringermi tra le braccia. Io, però, sono rimasta paralizzata. Lentamente mi sono sciolta dalla sua stretta senza dire una parola e sono uscita, lasciando lei e papà da soli in quella stanza piena di silenzi.

Ho deciso di lasciare che sia lui a gestire la situazione come meglio crede. Io non so davvero come potrei perdonare chi ci ha abbandonati senza più uno sguardo. Persino nel giorno del mio compleanno non si è mai fatta sentire, nemmeno un biglietto, niente. Non basta la commozione improvvisa a cancellare tutti quegli anni di assenza.

Chissà se un giorno troverò la forza di cambiare idea. Oggi no.

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Un giorno, papà mi ha chiamata nella sua stanza: voleva parlarmi di un argomento importante, o almeno così mi ha detto. A dire il vero, ero un po’ preoccupata. In salotto mi attendeva una donna. La mia famiglia ruota intorno a mio padre, che mi ha cresciuta, accudita e sostenuta senza mai vacillare. Dopo la mia nascita, mia madre ci ha abbandonati e papà ha deciso di non risposarsi, temendo forse un’altra delusione. La vita non è stata sempre gentile con il mio papà e io ho desiderato crescere in fretta per potergli stare accanto in ogni responsabilità. Dato che la situazione economica della nostra famiglia era difficile, ho iniziato a lavorare a 15 anni. Scrivevo articoli per i giornali locali e, dopo 3 anni, ho trovato un impiego migliore. Con altri anni di impegno sono riuscita a ottenere un lavoro d’ufficio che mi ha permesso di essere indipendente e di mantenere sia me stessa che mio padre. Un giorno, papà mi ha chiamata per avere una conversazione seria, o almeno così mi ha detto lui. Mi sentivo un po’ agitata. In salotto mi attendeva una donna che, secondo papà, era mia madre. Quando mi ha visto, è scoppiata in lacrime, chiedendomi scusa e cercando di abbracciarmi, ma io non sono riuscita a lasciarmi andare. Mi sono delicatamente divincolata dal suo abbraccio e sono uscita senza dire una parola, lasciando soli i due anziani. Ho deciso di lasciare che fosse papà a gestire la situazione come meglio credeva. Non riesco a perdonare chi ci ha abbandonati senza alcun rimorso e non si è nemmeno degnata di farmi gli auguri di compleanno dopo tanti anni.