Un giorno portai in ufficio un cucciolo randagio… È successo così. Trovai il cucciolo cinque minuti prima dell’inizio della giornata lavorativa. Era sporco, un figlio di meticci senza alcun pregio. Lo nascosi in un angolo dell’ufficio, ma… il cucciolo continuava ostinatamente a strisciare fuori e a guaire. Alla fine, lo videro tutti i miei colleghi. …e le maschere umane cominciarono a cadere ai miei piedi. Ecco la nostra segretaria, la gentilissima e socievole Marina Vittorovna. Giovane e sempre allegra. Il suo viso, sapientemente truccato, si contorse in maniera strana alla vista del cucciolo sporco: “Alessio Alessandrovich! Ma lei… non si fa schifo per niente?! Che sporcizia qui…” La sua maschera vivace e gentile si infranse completamente non lontano dal cagnolino che scodinzolava felice… Poi c’è la nostra donna delle pulizie, Nina Vladimirovna. Sempre stanca, brontolona e apparentemente arrabbiata con tutti, una donna anziana. Improvvisamente, il suo viso rugoso si illuminò: “Oh, ma guarda chi c’è qui con la coda! Alessio Alessandrovich, è un visitatore di lavoro o personale?!” Ai miei piedi giaceva la maschera arrabbiata, ma io vedevo un volto sensibile e buonissimo… Ed ecco il mio collega Sergio Ivanovich. Sempre disponibile, premuroso, amichevole con tutti. Racconta barzellette e si diverte. Quel giorno, però, non si avvicinò nemmeno alla porta del mio ufficio. Facendo una smorfia di disgusto, dichiarò che gli animali randagi portano solo sporco e malattie… Davanti alla mia porta giaceva la sporca, sottile maschera dell’ipocrisia sorridente… Ma più di tutti mi sorprese il mio capo, Anatolio Sergeevich… Sempre severo, insoddisfatto e poco incline al dialogo, disse soltanto: “Eh, Alessio Alessandrovich… mi sa che oggi hai bisogno di prendere un giorno di ferie… Prendi questo cucciolo e vai a casa… Ci sono cose più importanti del lavoro. Ma… mi raccomando, non abbandonare il cucciolo… È pur sempre un essere vivente…” E togliendosi timidamente la maschera del dirigente inflessibile, accennò un sorriso a me e al cucciolo, poi sparì dietro la porta… …ai miei piedi giacevano le maschere delle persone con cui avevo parlato ogni giorno, per anni… E all’improvviso capii quanto poco conoscessi davvero chi mi stava intorno…

Un giorno, porto in ufficio un cucciolo randagio Succede così, per caso. Lho trovato a cinque minuti dallinizio della giornata lavorativa. Era un cucciolo sporco, piccolo e dallaspetto trasandato, figlio di nessuno. Decido di nasconderlo in un angolo del mio ufficio ma il cucciolo testardo continua a sgusciare fuori e piagnucolare. Alla fine, lo vedono tutti i miei colleghi.

Ed ecco che iniziano a cadere ai miei piedi le maschere delle persone.

Cè, per esempio, la gentilissima e solare segretaria Maria Vittoria, giovane e sempre pronta a scherzare. Il suo viso, truccato con cura, si deforma stranamente alla vista del cucciolo sporco: Signor Alessandro Antonelli! Ma lei non ha proprio schifo? Ha portato tutto questo sudiciume qui La sua luminosa, bonaria maschera va in frantumi non lontano dal piccolo figlio di nessuno che scodinzola felice e sudicio.

E poi cè la donna delle pulizie, Giuseppina Valentino. Sempre stanca, brontolona e apparentemente arrabbiata con il mondo, una signora anziana. Improvvisamente, il suo viso rugoso si apre in un sorriso: Oh, guarda chi abbiamo qui con la coda! Signor Alessandro, questo è un visitatore di lavoro o una questione personale? Ai miei piedi cade la sua vecchia maschera arrabbiata, e vedo il volto attento e buono della vera Giuseppina.

Poi cè il mio collega, Sergio Innocenti. Sempre disponibile, cortese, pronto a ridere e a raccontare una barzelletta a tutti. Quella mattina però non fa nemmeno un passo oltre la soglia del mio ufficio. Con unespressione disgustata, dice che i randagi portano sporco e malattie Davanti alla porta rimane la maschera sottile e sporca della sua solita allegria da facciata.

Ma la reazione che più mi colpisce è quella del mio capo, Antonio Severini. Sempre severo, scontroso, poco incline ai dialoghi. Eppure quella mattina, senza tanti giri di parole, mi dice: Eh già, Alessandro Antonelli mi sa che oggi ti serve una giornata libera. Prendi questo piccolo e vai a casa Ci sono cose più importanti del lavoro, ogni tanto. Però, ascolta non abbandonare il cucciolo È pur sempre un essere vivente. E, togliendosi con pudore la maschera del dirigente inflessibile, sorride timidamente a me e al cucciolo e sparisce dietro la porta.

Ai miei piedi ora ci sono le maschere delle persone con cui mi relaziono ogni giorno, da anni E solo adesso mi rendo conto di quanto poco le conosca davvero.

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Un giorno portai in ufficio un cucciolo randagio… È successo così. Trovai il cucciolo cinque minuti prima dell’inizio della giornata lavorativa. Era sporco, un figlio di meticci senza alcun pregio. Lo nascosi in un angolo dell’ufficio, ma… il cucciolo continuava ostinatamente a strisciare fuori e a guaire. Alla fine, lo videro tutti i miei colleghi. …e le maschere umane cominciarono a cadere ai miei piedi. Ecco la nostra segretaria, la gentilissima e socievole Marina Vittorovna. Giovane e sempre allegra. Il suo viso, sapientemente truccato, si contorse in maniera strana alla vista del cucciolo sporco: “Alessio Alessandrovich! Ma lei… non si fa schifo per niente?! Che sporcizia qui…” La sua maschera vivace e gentile si infranse completamente non lontano dal cagnolino che scodinzolava felice… Poi c’è la nostra donna delle pulizie, Nina Vladimirovna. Sempre stanca, brontolona e apparentemente arrabbiata con tutti, una donna anziana. Improvvisamente, il suo viso rugoso si illuminò: “Oh, ma guarda chi c’è qui con la coda! Alessio Alessandrovich, è un visitatore di lavoro o personale?!” Ai miei piedi giaceva la maschera arrabbiata, ma io vedevo un volto sensibile e buonissimo… Ed ecco il mio collega Sergio Ivanovich. Sempre disponibile, premuroso, amichevole con tutti. Racconta barzellette e si diverte. Quel giorno, però, non si avvicinò nemmeno alla porta del mio ufficio. Facendo una smorfia di disgusto, dichiarò che gli animali randagi portano solo sporco e malattie… Davanti alla mia porta giaceva la sporca, sottile maschera dell’ipocrisia sorridente… Ma più di tutti mi sorprese il mio capo, Anatolio Sergeevich… Sempre severo, insoddisfatto e poco incline al dialogo, disse soltanto: “Eh, Alessio Alessandrovich… mi sa che oggi hai bisogno di prendere un giorno di ferie… Prendi questo cucciolo e vai a casa… Ci sono cose più importanti del lavoro. Ma… mi raccomando, non abbandonare il cucciolo… È pur sempre un essere vivente…” E togliendosi timidamente la maschera del dirigente inflessibile, accennò un sorriso a me e al cucciolo, poi sparì dietro la porta… …ai miei piedi giacevano le maschere delle persone con cui avevo parlato ogni giorno, per anni… E all’improvviso capii quanto poco conoscessi davvero chi mi stava intorno…