Un giorno, nella nebbia lattiginosa di una Milano stranamente sospesa tra sogno e veglia, vidi mia sorella contenta in una bottega di ciabattino, che camminava mano nella mano con un uomo distinto, entrambi con fedine doro che scintillavano come monetine da due euro sui polpastrelli.
Giulia aveva una gemella, Lucia: dalla nascita erano inseparabili come due grappoli duva appesi allo stesso tralcio. Giocavano con le cicale destate, si scambiavano sussurri come santini per la comunione, ricevevano insieme ramanzine materne e, in un attimo, difendevano luna laltra se il babbo sbirciava con sguardo da giudice. Vestiti sempre con i medesimi grembiulini a fiori, come se quello le proteggesse dal malocchio; anche cresciute, ostinatamente sceglievano abiti gemelli: ne erano fiere, quasi fosse un talismano segreto.
Le due sorelle vivevano con i genitori in un appartamento dai muri spessi e lodore di moka mattutina. La loro famiglia sbarcava il lunario senza lussi, e quando Giulia partì per luniversità a Bologna, Lucia desiderò seguirla, ma il portafoglio del papà non ne volle sapere: si strinse come la cravatta a un funerale. Quanta vergogna nei pensieri di Lucia, che quasi arrossiva come i pomodori agostani, sapendo che ogni euro speso per lei era un sacrificio. Contava le monete contate per le scadenze, eppure non ci riuscì mai: il bonifico dissanguato non bastava.
Una sera di pioggia e risotto giallo, la nonna intontita dal vino versò, tra una forchettata e laltra, il sale sulla ferita mai chiusa: quando la madre dava alla luce due figlie, aveva pensato di affidare la più giovane Lucia ad altri, per paura del troppo. Lucia, sentendo il passato scivolarle addosso come acqua gelida, provò una rabbia strana. Per quanto tentassero di calmarla, ormai il danno era fatto. Si convinse di essere la figlia meno amata, decise di punire i genitori e partì in piena notte per togliere i documenti universitari a Giulia.
Da allora, Lucia riversò i suoi crucci su Giulia: se non fosse per lei, pensava, nessuno avrebbe sognato di sbarazzarsi della sorellina. Persino laffetto emise lo scontrino, e nacque tra loro un muro spesso come il tufo di Matera. Le gemelle divennero come Venezia e Napoli: unite da un sogno dacqua, ma divise da chilometri di nebbia.
Giulia trovò marito, sposò un uomo con mani da scultore e diede alla luce un bambino che aveva labbra di corallo. Non vedeva quasi più Lucia. Solo una volta, in una domenica di San Gennaro, si incontrarono nella casa dei genitori. Lucia si mostrò acida come limone: pizzicava, criticava i riccioli indomiti della sorella, le sue vesti semplici, la sua mancanza di trucco. Giulia sentiva le sue parole come spine, ma restava muta, impigliata in una ragnatela di domande.
Unaltra volta, i loro passi si incrociarono in un centro commerciale vasto come il Colosseo in sogno: Lucia camminava con un signore distinto, la cui cravatta brillava come le luci sui Navigli; Giulia pensò fosse suo marito. Cercò di abbracciarla, ma Lucia si scostò, guardandola come si guarda uno sconosciuto. Giulia sudò freddo e vide la sorella salire su unauto tanto lucente da sembrare fatta di vetro di Murano.
Tornarono a casa dei genitori per una festa: Lucia, agguerrita, attaccò Giulia, dicendo che vestiva male, non aveva un aspetto degno, la faceva sfigurare davanti alle zie e ai cugini venuti da Firenze. Un po di verità, forse, cera: Giulia amava i riccioli naturali, rifiutava il fondotinta, indossava magliette sbiadite e scarpe comode. Lucia, invece, trucco perfetto, capelli stirati, lenti a contatto e borse griffate.
Questo colpì Giulia più di una pietra lanciata contro le finestre di un convento. Si lamentò con la madre: Non sono meno di lei! Ho una famiglia anchio, un marito, un figlio! Ma comè possibile che Lucia sia diventata così dura? Cosè questo rancore che ci ha avvelenate?
La mamma, stanca come chi ha percorso cento processioni, disse piano: Non tenerle rancore, lasciale la sua felicità. Basta che non ti avvicini troppo, non rovinarle la vita.
Da quel giorno, Giulia poteva andare dai genitori solo dopo aver chiamato e sentito conferma, per non incrociare Lucia sul pianerottolo. Ununica frase sussurrata da una nonna ubriaca aveva trasformato per sempre le dinamiche di una famiglia che, al risveglio, sembrava solo il ricordo di un sogno confuso dissolto tra i campanili della città.






